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Nubi oscuri all’orizzonte Aferpi. La fabbrica è completamente ferma fino a dopo ferragosto e forse oltre

Nessuno sa (neanche, pare, i dirigenti locali di Aferpi)  quando e se arriveranno le navi col materiale da laminare

10 agosto 2017 da Coordinamento Art.1-Camping CIG, Piombino

L’ Algeria  ribadisce il blocco dei capitali di Rebrad. Ci sono tutti gli ingredienti perché il primo “paletto” dell’ Addendum (la ripresa produttiva del treno rotaie entro agosto) venga violato, con conseguente rescissione del contratto di compravendita dell’ azienda. L’ “Addendum” ha avuto la funzione di prolungare gli ammortizzatori sociali e la protezione dei lavoratori da possibili licenziamenti. Purtroppo, vista l’ inattendibilità dell’ interlocutore principale ,  sta venendo  a mancare l’ altro pilastro fondamentale degli accordi e delle attese sindacali e di tutta la città: il rilancio produttivo e la diversificazione economica, in nome dei quali sono stati fatti regali sostanziosi a Rebrab (a cominciare dal  30% del salario dei lavoratori). Senza  rilancio produttivo, la funzione  dell’ Addendum diventa quella di un narcotico che allevia il dolore nella progressiva  agonia.

Per primi dicemmo, già dal dicembre 2016 (in Consiglio Comunale, alla presenza dell’ AD di Aferpi dr Azzi) che non può essere Rebrab la soluzione per la siderurgia piombinese: è lui stesso che ce lo ha già dimostrato coi fatti. Ora bisogna assolutamente staccare la spina.  Un piano alternativo,  che invochiamo da tempo, è oggi più che mai indispensabile e urgente. Se di nuovo il Governo si presentasse a contestare l’ inadempienza di Rebrab a mani nude,  si sarebbe alla farsa e diventerebbe chiaro che non di errori si è trattato ma di gestione cosciente della linea dello smantellamento, della “morte lenta”, in complicità tra le istituzioni locali e, soprattutto, nazionali. E’ chiaro che il Governo ha i maggiori poteri e dunque la maggiore responsabilità in materia e deve mettere sul piatto tutte le proprie armi: accordi con nuovi partner ( la stampa ci dice che alcuni si stanno facendo avanti), clausole con definiti obiettivi produttivi e occupazionali, impegno pubblico concreto su infrastrutture e bonifiche, incentivi (fiscali, energetici etc) come area di crisi complessa,  sinergie con gli altri siti siderurgici di interesse nazionale, fino alla partecipazione diretta alla gestione aziendale, nell’ottica auspicabile di costruire un percorso di nazionalizzazione nell’ambito di un piano siderurgico nazionale.

Insomma, finalmente, una politica industriale di uno stato indipendente che non abbandona industrie e territori alle scorribande speculative delle multinazionali di turno. Su questi obiettivi è necessaria una grande mobilitazione unitaria di sindacati, partiti e istituzioni locali. Chi  opporrà  ostacoli e resistenze, sarà  complice attivo della devastazione economica e sociale del nostro territorio.

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