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Perché non si vuole che l’ex diplomatica USA Ann Wright parli dei diritti dei palestinesi in Campidoglio?

La Settimana contro l’apartheid israeliana si svolge ogni anno in centinaia di città di tutto il mondo

19marzo 2017 Redazione

L’obiettivo è accrescere la consapevolezza sulle politiche israeliane di colonialismo e apartheid nei confronti del popolo palestinese e sul movimento a guida palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.
Il tema di quest’anno è: Cento anni di colonialismo d’insediamento. Cento anni di lotta popolare per la giustizia.

L’anno 2017 segna infatti i cento anni di resistenza palestinese contro il colonialismo d’insediamento, i cento anni dalla Dichiarazione Balfour. 

Biografia di Ann Wright: 

È stata colonnella nell’esercito statunitense, dove ha prestato servizio per 29 anni. Successivamente ha fatto parte del corpo diplomatico per 16 anni nelle ambasciate statunitensi di Nicaragua, Grenada, Somalia, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Sierra Leone, Micronesia, Afghanistan e Mongolia. Si è dimessa dal governo degli Stati Uniti nel 2003 alla vigilia della guerra contro l’Iraq, in segno di protesta contro l’aggressione militare. Da allora è impegnata contro la guerra e l’ingiustizia. È co-autrice del libro “Dissent: Voices of Conscience” sui funzionari governativi che si sono dimessi per protestare contro le politiche di guerra del proprio governo. Ann Wright è stata sette volte a Gaza e ha partecipato più volte alle flottiglie per Gaza, tra cui la Gaza Freedom Flotilla nel 2010, quando nove attivisti sono stati uccisi dalle forze militari israeliane, e la Barca delle Donne nel 2016.

Di seguito: la lettera che 21 soggetti della società civile romana hanno inviato al Prefetto di Roma chiedendo la tutela del diritto, anche di chi sostiene la causa palestinese, di poter manifestare liberamente le proprie opinioni e, il comunicato di sostegno dell’Anpi

Al Prefetto di Roma Dr.ssa Paola Basilone a mezzo fax  06 69797399

Signora Prefetto, con la presente, riteniamo  doveroso portare la S.V. a conoscenza di quanto segue:

come ella probabilmente già saprà, il 28 febbraio u.s. è stato impedito ad Ann Wright, personalità straniera di notorietà internazionale appositamente venuta  nella nostra Città, di tenere la prevista sua conferenza nella sala della Piccola Protomoteca al Campidoglio; il successivo 14 marzo sono state  impedite la proiezione del film “The Wanted 18” e la rappresentazione dello spettacolo teatrale “Mi chiamo Rachel Corrie”, intitolato alla pacifista statunitense uccisa schiacciata da un bulldozer condotto da un militare israeliano a Rafah il 16 marzo del 2003 mentre tentava di frapporre il suo corpo alla manovra distruttiva in corso della casa di una famiglia palestinese: questi spettacoli si sarebbero dovuti tenere al Cinema Aquila; il 15 marzo è stata cancellata la programmazione, sempre al Cinema Aquila,   dei film “This Is My Land… Hebron” e “The Salt of This Sea” ed impedita  al Palladium quella del film “3,000 Nights”. Sia la conferenza che gli spettacoli avevano attinenza con la “questione palestinese” ed erano stati programmati a tempo debito in spazi gestiti da istituzioni pubbliche, quali Comune, Municipi, Università: ciononostante, all’ultimo momento   è venuta meno la disponibilità di ognuno di questi spazi.

Quanto avvenuto costituisce una manifesta e flagrante violazione dell’articolo 21 della Costituzione repubblicana che garantisce la libera espressione delle opinioni, con ciò menomando gravemente l’agibilità democratica della nostra Città.

Ci rivolgiamo perciò a lei, signora Prefetto, nella sua qualità di massimo rappresentante a livello locale del Governo della Repubblica, perché tuteli il nostro diritto di manifestare liberamente, tanto più in spazi connessi a istituzioni pubbliche, il nostro pensiero, nelle modalità in cui ciò è sempre avvenuto, ossia nel rispetto, che ci è abituale, delle modalità stabilite dalle Leggi vigenti.

Non vogliamo e non possiamo credere che nella Capitale d’Italia non possa essere espresso il pensiero di chi ritiene che anche il popolo palestinese abbia il diritto di vivere in libertà e dignità sulla propria terra, secondo quanto stabilito dalle Risoluzioni dell’ONU. Diversamente, ad averla vinta sarebbero soltanto la prevaricazione, la discriminazione e l’intolleranza di soggetti ai cui interessi e voleri la Repubblica italiana si mostrerebbe inauditamente succube. Ciò che, in uno Stato democratico, chiaramente non può darsi.

La invitiamo, altresì, a voler disporre gli accertamenti necessari ad appurare da chi e come provengano i lamentati, ripetuti impedimenti, anche al fine di prevenire il ripetersi di simili gravi episodi. Al fine di fornirle ogni altro possibile ragguaglio e ascoltare le assicurazioni che, confidiamo, vorrà darci, le chiediamo infine vivamente di incontrarla al più presto.

Attesa la gravità delle circostanze qui denunciate, riteniamo inoltre necessario informare di questa nostra lettera l’opinione pubblica, divulgandola alle agenzie di stampa. In attesa di cortese riscontro, porgiamo i nostri distinti saluti.

Roma, 17 marzo 2017 da: Archivio  Audiovisivo del Movimento Operaio   Democratico; Arci, Roma; Associazione Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese; AssopacePalestina; BDS Roma; Casa  Internazionale delle Donne; Centro ItaloPalestinese di Scambi Culturali VIK, Gaza; Donne in Nero, Roma; Ebrei contro l’Occupazione;Gazella onlus; Giuristi Democratici; Pax Christi, Roma; Per non Dimenticare Gaza;  Rete Ism Italia; Rete Radié Resh; Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese; Spazio Comune Cinema Aquila; Un Ponte per …; Unione Sindacati di Base; US Citizens for Peace & Justice; Women’s International League for Peace and Freedom – Italia.    

Dalla Presidenza Anpi provinciale di Roma

Condividiamo il contenuto della lettera al prefetto che ci avete sottoposto, vi ringraziamo fin d’ora della sollecitazione e la sosteniamo pubblicamente col comunicato di seguito riportato. Cordialmente Fabrizio De Sanctis

La libertà di manifestazione del pensiero non può essere messa in Discussione. Sosteniamo e condividiamo con forza la protesta contro i provvedimenti di cancellazione della programmazione degli spettacoli del cinema L’Aquila. Uno spettacolo teatrale e due documentari previsti sulla Palestina, di cui uno aveva concorso all’Oscar come miglior film straniero e l’altro era stato nominato ai Nastri d’Argento, al David di Donatello e selezionato a Cannes. La decisione è quindi incomprensibile. Il previsto documentario sul canile municipale, anch’esso cancellato, risponde non solo al libero diritto di critica ma anche al diritto all’informazione che hanno i cittadini sull’andamento della cosa pubblica. Questi provvedimenti sanno di censura, di divieto di dibattito e di manifestazione del pensiero, che invece in forza dei principi fondamentali della Costituzione non conosce ostacoli, tranne che per l’apologia del fascismo e del razzismo, ovvero di quelle ideologie che si risolvono nella negazione della libertà di manifestazione del pensiero. La stessa critica politica è necessario possa manifestarsi in forme anche aspre, pur non dovendo trascendere nell’insulto e nell’aggressione personale.

Si organizzassero dibattiti, incontri di studio, spettacoli diversi, ma non si censurasse più. Bene hanno fatto quanti hanno protestato e per questo ci uniamo a loro.

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