07282017Headline:

Prato convegno Mediterraneo Downtown, irruzione di Gioventù Identitaria. Saluti romani e inni a pioggia, un clima di odio sui migranti che degenera

Queste persone hanno volti e nomi, al grido di “Ong scafiste” un gruppetto di rappresentanti del Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria ha fatto irruzione al panel “Confini e orizzonti: la nuova geopolitica del Mediterraneo” in corso al Museo del Tessuto di Prato nell’ambito di Mediterraneo Downtown

6maggio 2017 da Toscana con Tsipras, Prato

Un’azione violenta messa a punto da una quindicina di persone, arrivate da Roma, con il preciso intento di cercare visibilità e provocare i partecipanti. Il Festival, che durerà fino a domani, ha trattato molti temi legati all’immigrazione e all’accoglienza dei migranti con incontri e dibattiti di alto livello, diventando evidentemente bersaglio dei dimostranti del gruppo di neo fascisti ha preso di mira in particolare il panel in questione, a cui partecipava anche lo studioso islamista Oliver Roy.

I promotori del Festival, COSPE, Amnesty International Italia, Legambiente, Libera, Comune di Prato, Regione Toscana, condannano fermamente questi gesti antidemocratici, respingono al mittente le accuse di prendere soldi per salvare vite umane, e auspicano che proprio manifestazioni con incontri e dibattiti di alto livello come quelli di Mediterraneo Downtown, contribuiscano a cambiare il clima di odio e violenza che sta crescendo nel nostro paese.

Mediterraneo Downtown, i ‘cattivi’ si autodenunciano: “Colpevoli di solidarietà”

6maggio 2017 scritto da Walter Fortini, Toscana Notizie

Se la solidarietà è  reato, loro sono i più cattivi. Anzi sono “cattivissimi”, perché da gente comune, ‘invasi’ da chi fugge dalla guerra e dalla fame, hanno scelto di stare con chi era alla ricerca di un futuro migliore. Loro sono la coppia di ristoratori di Samos, Maria Makrogianni e Michail Georgais, il muratore di Lampendusa Costantino Baratta e sua moglie Maria Rosa Maggiore e due bidelli di una scuola di Palermo, Gaetano Alfano e Patrizia Bucchieri. Buonisti e dunque colpevoli. 

Nasce così, con un’evidente e dichiarata provocazione, nel clima di “criminalizzazione generale della solidarietà” (che è cosa diversa dal cercare e punire eventuali mele marce), il panel del pomeriggio di “Mediterraneo Downtown” condotto da Massimo Cirri,  storica voce di Caterpillar su Radio Rai2, pratese (anzi carmignanese) da parecchi anni trapiantato a Milano. Un incontro con persone comuni, che credono ancora nella solidarietà e nelle leggi dell’uomo, che invocano l’istituzione di corridoi umanitari per evitare le tragedie dell’immigrazione, che hanno superato la barriera (apparente) della lingua parlando a gesti e disegni con questi ragazzi, bambini, uomini e donne che sono giunti dal mare, che li hanno sfamati ed accolti in casa, incuranti dei vicini che a volte  li additavano, come raccontano i due ristoratori grechi, che hanno tirato su dal mare volti dai grandi occhi bianchi che invocavano aiuto aggrappati a bottiglie di plastica. Tremanti. 

“Ragazzi maturi e determinati, dice Patrizia, pieni di aspettative che i nostri ragazzi non hanno più”. Ragazzi educati.

Stare accanto alla disperazione logora: non vi sentite stanchi, domanda alla fine il conduttore.

“Se dovessimo stancarci andremo avanti comunque” risponde deciso Michailis, lui che solo a parlare dei tanti ragazzi accolti continua a commuoversi:  profughi che sono diventati persone, con un nome e con cui loro, i “cattivissimi”, a distanza di anni  e con migliaia di chilometri nel mezzo continuano a scambiarsi messaggi.  “Ma in fondo, dicono Costantino e la moglie Rosa Maria, cosa altro potevamo e possiamo fare? Se scappano c’è un motivo. E quando scopri le loro storie, di come ad esempio in Somalia e in Eritrea si viene rastrellati per combattere in eserciti contrapposti fino a  cinquant’anni non puoi non fuggire”.

Anche sapendo che nel viaggio sarai stuprata o rischierai la vita su un gommone carico dieci volte il limite di sicurezza.  

“Andiamo veloci e non c’è più tempo di approfondire. Invece abbiamo bisogno di approfondire” sottolinea l’assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli.

La Regione è stata tra i promotori di questo festival pratese, nato per diventare un appuntamento annuale. 

“Questa tre giorni ci racconta come questi problemi siano la carne viva della nostra società” annota il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.
“Per questo non possiamo disinteressarcene, dice Bugli, e siccome le persone di buona volontà e di buoni sentimenti ci sono è il momento di schierarsi contro chi  vorrebbe stravolgere  il senso comune e marginalizzare questo nostro senso di umanità. Se i profughi smettono di essere profughi  e diventano persone,  tutto cambia. Le paure si stemperano. E forse questo da noia a qualcuno. Anche ai fascisti che stamani sono venuti a protestare”.  “Si usano i diversi per tornaconti di voti personali – va ancora più diretta Alessandra Morelli di Unhcr – e riappropriarsi delle parole empatia e solidarietà, capovolgendo una certa narrativa, è  la Resistenza dei nostri giovani”. 

Empatia e solidarietà che i quattro “cattivissimi” sul palco del Museo del Tessuto di Prato conoscono bene. Da tempo. Costantino si è imbattuto nel primo profugo nel 1999.

“Era appena sbarcato, allora la navi arrivavano sotto costa durante la notte, a piccoli gruppi, racconta. Beveva da un fusto con l’acqua che usavamo al cantiere per il cemento. Gli abbiamo dato la nostra acqua e i nostri panini”.

Il primo incontro di Rosa Maria risale invece al 2011. Si chiamava Tarak, partito dalla Tunisia, e ora vive a Lione. Cercava un telefono in prestito per avvertire la famiglia che era arrivato. Lei l’ha portato a casa per permettergli di fare una doccia e dargli qualche vestito e da mangiare. Ha fatto anche una colletta per lui, la prima della vita.   Poi sono arrivati Robel, Luan che è stata salvata dal mare nel tremendo naufragio del 2013 all’imbocco del porto e tanti altri.

“Facciamo panini e piangiamo, confessa Maria della piccola isola greca di Samos, pronta a fare cinquanta lavatrici al giorno se serve. Tante altre persone dell’isola si sono resi disponibili, come loro. Ma non tanti come mi  sarei aspettata, si sofferma. E di questo mi vergogno”. 

Hanno dovuto chiudere la taverna, perché non veniva più nessuno. I vicini hanno chiamato più volte la polizia.

“L’ultimo episodio, termina, risale alla scorsa Pasquetta: con me c’erano tredici bambini, volevano pulire la strada davanti casa, ci tenevano a fare qualcosa, ma a qualcuno la loro presenza dava noia.  C’è chi in passato mi ha lanciato anche sassi contro la finestra. Ma noi continuiamo ad andare avanti”.

Il mondo in fondo è grande e  “abbiamo taglie di tutti i tipi”, come Pennac  fa dire ad un sarto ebreo parigino (ma la religione qui non c’entra)  personaggio di una  sua storia.

Per approfondimenti:

Mediterraneo Downtown ci ha definito antidemocratici e violenti per aver solamente ricordato loro ció che sono cioè dei taxi al servizio di una massiccia deportazione di persone, finanziate da enormi gruppi finanziari. Questa invece è la loro democrazia, prendono i nostri volantini e li strappano impedendo alle persone di poterli leggere. Le accuse di violenza sono pura fantascienza peccato che la nostra diretta Facebook sia iniziata prima del nostro ingresso al convegno a dimostrare proprio che la nostra protesta è stata forte, ma assolutamente pacifica. Le vostre storielle andate a raccontarle ad altri, con noi vi dice proprio male. #piagnoni

Publié par Gioventù Identitaria sur samedi 6 mai 2017

 
https://www.facebook.com/ControradioFirenze/videos/1534157046624174/
https://www.facebook.com/FestivalDirittiUmani.it/videos/432017493829332/
https://www.facebook.com/FestivalDirittiUmani.it/videos/432021607162254/
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +3 (from 3 votes)