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Sentenza Italicum. I Comitati del No, riunitisi a Roma: “vogliamo il proporzionale”. Prevista forte mobilitazione e raccolta firme

La Consulta ammette il ricorso dei cittadini contro l’Italicum, la nuova legge elettorale voluta fortemente dal governo Renzi, in vigore dal 1°luglio 2016 ma, non ancora messa alla prova

Reazione del Comitato del No all’Italicum e dell’Assemblea dei Comitati territoriali riunitisi a Roma: “vogliamo il proporzionale”. Prevista una forte mobilitazione e una raccolta firme.

29gennaio 2017 di Beatrice Bardelli

Deludente la sentenza della Suprema Corte che boccia solo il ballottaggio senza soglia, al secondo turno, e la possibilità dei capilista (che rimangono bloccati) di scegliersi il proprio collegio. Rimane, alla Camera, il premio di maggioranza, abnorme. Due sistemi elettorali diversi per Camera e Senato che non garantiscono né la governabilità né tanto-meno l’uguaglianza del voto dei cittadini.

Lo scorso 25 gennaio la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza sull’Italicum. E l’ha reso nota attraverso un brevissimo comunicato in cui elenca la propria decisione sulle questioni di incostituzionalità della legge elettorale n.52 del 2015 (c.d. Italicum) sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari (Messina, Torino, Trieste, Genova e Perugia, ma i ricorsi ai Tribunali sono stati 22) a cui si erano rivolti gruppi di cittadini elettori tramite il pool di avvocati coordinati dall’avv. Felice Besostri (uno dei demolitori del Porcellum) per conto del Coordinamento nazionale dei Comitati del No all’Italicum.

Se i cittadini ricorrenti si auguravano una presa di posizione netta della Consulta nei riguardi dei 3 punti più contestati dell’Italicum – premio di maggioranza, ballottaggio, capilista bloccati – che, secondo loro, avrebbero “leso, limitato e/o compromesso” il proprio diritto di voto “libero, uguale, personale e diretto”, questo non si è verificato. Purtroppo, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che, non solo è arrivata tardi rispetto alle iniziali promesse (doveva essere emessa in settembre ma la proroga del referendum costituzionale al 4 dicembre l’ha fatta slittare a gennaio di quest’anno, n.d.r.), ma ha deluso profondamente i cittadini . Anche se il testo della sentenza con le motivazioni della Corte verrà reso noto solo intorno alla metà di febbraio, dallo scarno comunicato della Consulta si evince che l’Italicum, sostanzialmente, resta in piedi.

Il premio di maggioranza resta. E il rischio del partito unico della nazione pure.

Infatti, il premio di maggioranza (corrispondente a 340seggi sui 630 della Camera) al singolo partito che raggiunga la soglia del 40%, che i cittadini hanno contestato duramente perché considerato abnorme e lesivo del diritto dei cittadini all’uguaglianza del voto (e del “peso” del proprio voto), è rimasto. Molti, cosiddetti, commentatori politici hanno cercato di tranquillizzare gli animi dicendo che, in Italia, non si è mai verificato il fenomeno di un singolo partito che raggiunga il 40% dei voti.

Guarda caso, proprio ieri, Renzi è tornato alla carica impegnandosi come partito (è sempre il segretario del PD!) a raggiungere tale obiettivo.

E non possiamo non preoccuparci di come il PD potrà raggiungere una soglia tanto alta da solo (l’Italicum non prevede coalizioni). Secondo il costituzionalista, professor Massimo Villone da noi intervistato:

“Avere mantenuto il premio di maggioranza al partito che superi la soglia del 40% aumenterà sicuramente la spinta a fare il partito unico della nazione. E’ vero che non esiste la certezza che questo possa accadere, ma basta che ci sia la possibilità perché questo accada, prima o poi. Credo, comunque, ha spiegato Villone, che la Consulta non abbia voluto contraddire la sentenza n.1 del 2014 sul Porcellum dove aveva motivato l’incostituzionalità del premio di maggioranza per il fatto che non prevedeva una soglia definita… ora questa lo prevede ed il premio di maggioranza è stato mantenuto”.

Una cosa positiva c’è.

Questa sentenza della Consulta diventerà  il punto di riferimento per tutte le future sentenze costituzionali relative al giudizio di costituzionalità su leggi elettorali approvate ma non ancora applicate. Infatti, l’talicum, scritto per la sola Camera dal governo Renzi, in previsione di un Parlamento monocamerale che prevedeva il declassamento del Senato a istituzione di secondo grado non elettiva (il progetto, ovvero la c.d. “deforma” costituzionale è stata bocciata dal popolo sovrano il 4 dicembre 2016), approvato nel 2015 ed entrato in vigore il 1°luglio 2016, non era stato ancora “messo alla prova” per l’elezione della Camera dei deputati. Ovvero, non erano stati ancora analizzati e/o non si erano ancora verificati i “danni incostituzionali” impugnati dai cittadini nei cinque ricorsi accolti dalla Suprema Corte. Nonostante questo (era l’elemento che preoccupava molto i ricorrenti) la Corte Costituzionale ha accolto i ricorsi.

La decisione della Corte. No al ballottaggio senza soglia e sorteggio del collegio per i capilista.

Nel breve comunicato si legge che la Consulta “ha accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono” ed “ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, continua il comunicato, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957 (è la legge elettorale madre, il Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, su cui si sono inserite negli anni le modifiche delle leggi elettorali successive, n.d.r)”.

La Corte Costituzionale ha, invece, “rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova”, ha “respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato (probabilmente il fatto che l’Italicum non era stato ancora applicato e che, quindi, non poteva essere sottoposto preventivamente a giudizio, n.d.r.)” ed ha “ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale”.

Il primo Tribunale ad emettere un’Ordinanza a sostegno del ricorso dei cittadini contro l’Italicum ed inviarla alla Corte Costituzionale, è stato il Tribunale di Messina nel febbraio 2016. Poi sono arrivati gli altri quattro. Quattordici i motivi di incostituzionalità presentati dagli avvocati anti-Italicum ai 22 tribunali italiani.

“Non si poteva rischiare di aspettare sei anni una Cassazione che mandasse la legge alla Consulta come è avvenuto per il Porcellum che presentammo solo al Tribunale di Milano, ricorda l’avv. Besostri, per questo abbiamo cercato di coinvolgere più tribunali territoriali” . 

Nel comunicato ufficiale della Consulta, tuttavia, non si fa menzione del Tribunale di Messina che tuttavia aveva rilevato il vulnus al principio di rappresentanza territoriale presente nell’Italicum (abnorme premio di maggioranza, ballottaggio senza soglia, capolista bloccati) ed aveva rimesso alla Corte Costituzionale anche un residuo del Porcellum. Ovvero le soglie di accesso al Senato pari all’8% per le singole liste ed al 20% per le coalizioni ritenendo irragionevole che si fosse licenziata una legge elettorale per la sola Camera dei deputati.

Camera e Senato: due Camere con due leggi elettorali diverse tra loro.

Nel comunicato della Consulta non si fa cenno al problema “elezioni Senato” sollevato dal Tribunale di Messina ma solo unicamente all’Italicum, come era prevedibile. In sintesi, la Consulta ha bocciato solo due dei 14 motivi di incostituzionalità sollevati dai ricorrenti:

  • 1) il ballottaggio senza soglia, al secondo turno,
  • e 2) la facoltà dei capilista di scegliere il proprio collegio di elezione (fino a 10 collegi).

Dal momento che il comunicato della Consulta termina con la frase “All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione” vediamo cosa potrebbe succedere alla prossima tornata elettorale per rinnovare il Parlamento se venisse applicato l’Italicum alla Camera ed il Consultellum (derivato dalla sentenza della Consulta sul Porcellum) al Senato.

Camera

Con quello che è rimasto dell’Italicum, potranno entrare nella competizione per la spartizione dei seggi solo i singoli partiti (non sono previste le coalizioni) che avranno superato la soglia del 3%. Chi tra questi supererà il 40% dei voti potrà godere di un premio di maggioranza che gli garantirà 340 seggi sui 630. I capilista non saranno scelti dai cittadini ma presentati dai propri partiti. Se ai 100 capolista eletti (i collegi sono 100) si aggiungono altri 100, circa, deputati eletti grazie al premio di maggioranza, se dovesse scattare, un terzo dei deputati non sarebbe scelto liberamente dai cittadini elettori.

Senato

Con quello che è rimasto del Porcellum, depurato dalla sentenza della Consulta n. 1 del 2014 e ribattezzato “Consultellum”, potranno ambire ai seggi senatoriali sia i singoli partiti che le coalizioni ma con soglie di sbarramento diverse. Dell’8% nel primo caso, se i partiti corrono da soli, e del 20% nel secondo (se i partiti si presentano in coalizioni ma in questo caso al singolo partito è richiesto almeno il 3% dei voti). Non sono previsti né premio di maggioranza né tantomeno i capilista bloccati.

Un pasticcio all’italiana. Governabilità a rischio

Una simile disparità nei sistemi elettorali di Camera e Senato non garantisce davvero quella “uguaglianza” del voto, e del “peso” del proprio voto, dei cittadini prevista dalla Costituzione e che è stato uno dei due cavalli di battaglia dei ricorrenti contro l’Italicum insieme al “premio di maggioranza” alla singola lista/partito che superi la soglia del 40% dei voti: 340 seggi sui 630 della Camera. La Corte Costituzionale sa bene che moltissimi articoli della Carta costituzionale prevedono un’approvazione tra Camera e Senato “a maggioranza assoluta”. Per cui, alla Camera, sono sufficienti 316 seggi sui 630 esistenti. Ma se un partito superasse, per caso, la fatidica soglia del 40% e si aggiudicasse il premio di maggioranza, con i suoi 340 seggi garantiti potrebbe fare oscillare l’ago della bilancia a suo favore. Secondo il costituzionalista Massimo Villone, se si andasse al voto con due sistemi elettorali diversi, si correrebbe fortemente il rischio di avere due Camere del Parlamento con due equilibri politici diversi.

“Dal momento che per il Senato sono previste soglie di sbarramento enormi, sospetto, ci ha dichiarato il professor Villone, che alle due Camere non andranno certamente le stesse forze politiche. Per cui aumenterà, non certo diminuirà, il rischio di governabilità che la Corte definisce come valore costituzionalmente rilevante (il riferimento è alla sentenza sul Porcellum, n.d.r.)”.

Ed anche sui capilista bloccati e sull’introduzione del sorteggio per decidere quale collegio assegnare loro se venissero eletti in più di un collegio, il professor Villone interviene:

“Mi pare strano il meccanismo del sorteggio applicato al capolista che risulti eletto in più di un collegio. La Corte non ha colpito il voto bloccato sul capolista e fa dipendere il diritto di voto dell’elettore da come il partito definisce la candidatura, spiega. Il meccanismo del sorteggio tempera i capilista bloccati ma toglie ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti perché nessuno potrà mai votare per il capolista che viene scelto unicamente dal partito secondo l’art. 14 bis dell’Italicum”.

Una proposta operativa. La reazione del Comitato contro l’Italicum si è fatta subito sentire:

“Il parlamento faccia il suo dovere e consenta alle italiane e agli italiani di eleggere tutti i loro rappresentanti su base proporzionale. Dalla sentenza della Corte, scrive il vicepresidente, Alfiero Grandi, esce la conferma che avevamo ragione, l’Italicum era incostituzionale e conferma la validità della lotta degli ultimi anni per la democrazia. L’Italicum era una legge che presentava dei pericoli, per l’attribuzione di un premio di maggioranza senza soglia minima mediante l’escamotage del ballottaggio a livello nazionale. Il Governo ha ignorato gli appelli dei più eminenti costituzionalisti e specialisti del diritto. Per fortuna siamo arrivati alla Corte costituzionale prima di eleggere un altro Parlamento con una legge elettorale illegittima”.

Ed ecco la richiesta del Comitato contro l’Italicum.

“Ora c’è da sperare di non essere costretti a ripescare l’iniziativa referendaria sui punti che la sentenza della Corte non ha risolto, per questo occorre che la prossima legge elettorale sia coerente con i principi della democrazia costituzionale. Questo parlamento, che aveva manomesso la Costituzione e approvato un simil porcellum, ora dovrebbe con uno scatto di orgoglio approvare una legge elettorale che faccia pulizia degli aspetti che la Corte non ha risolto: essenzialmente premio di maggioranza al 40% che si aggiunge alla soglia di sbarramento e una quantità veramente eccessiva di nominati dall’alto e non selezionati dagli elettori come i capilista, a cui si deve aggiungere la possibilità di un altro centinaio di deputati eletti con il premio di maggioranza se dovesse scattare”.

Ed ecco la proposta operativa.

“Il prossimo dibattito sulla legge elettorale deve partire dalla sentenza di oggi, ma proseguire verso un sistema elettorale democratico di natura proporzionale, continua Grandi. Oggi resta un eccessivo premio di maggioranza in nome della governabilità che sopravanza la rappresentanza. Il Parlamento deve essere lo specchio del Paese, più aperto a tutti gli apporti, se vogliamo riattivare la partecipazione democratica. Occorre restituire agli elettori il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, cosa che non è assicurato dalla disciplina che risulta dalla parziale demolizione dell’italicum operata dalla Consulta. In ogni caso si pone ora con urgenza la necessità che il Parlamento intervenga per rendere omogeneo il sistema elettorale nelle due Camere”.

L’impegno dei comitati del No per una legge proporzionale. Una raccolta di firme

Nel documento conclusivo, approvato dall’Assemblea dei comitati territoriali a Roma, il 21 gennaio scorso, si sono presi alcuni impegni fondamentali. Il primo, in assoluto, è che “i soggetti della campagna referendaria come il Comitato per il No e quello contro l’Italicum, con 750 riferimenti territoriali, restino in campo contro tentazioni future di stravolgimento dell’assetto costituzionale e per la piena attuazione della Costituzione”. Per questo è stato suggellato l’impegno di tutti per un lavoro comune sui seguenti fronti:

  1. la Costituzione, per la salvaguardia dei suoi fondamenti democratici e rappresentativi e la piena attuazione dei suoi principi;
  2. la Legge elettorale proporzionale ed il diritto degli elettori di eleggere tutti i loro rappresentanti con modifiche per il voto all’estero;
  3. l’impegno a modificare le leggi che regolano le raccolte delle firme per i referendum e  per le leggi di iniziativa popolare, al fine di renderle più semplici e meno costose;
  4. il sostegno alle iniziative referendarie per i diritti di chi lavora e al mondo della scuola per modificare i provvedimenti del governo Renzi;
  5. il lavoro di approfondimento per la piena attuazione della Costituzione e l’ impegno per la modifica dell’articolo 81 sul pareggio di bilancio in presenza di un nuovo parlamento. Sulla nuova legge elettorale, In particolare, il documento conclusivo, specifica:

“Con le deformazioni della Costituzione è stato bocciato anche l’Italicum, fin troppo simile al Porcellum. L’Italia deve dotarsi di un nuovo sistema elettorale, coerente per Camera e Senato, che consenta agli elettori di eleggere tutti i parlamentari con voto proporzionale (così vanno eletti i rappresentanti in ogni altra sede rappresentativa come Province e Aree metropolitane) rimettendo in equilibrio rappresentanza e governabilità e rispettando i principi fondamentali della Costituzione. Questo obiettivo è tutto da realizzare: dal sostegno alle ragioni che hanno portato i nostri avvocati a presentare istanze di incostituzionalità sull’Italicum, fino ad un impegno forte per ottenere un sistema elettorale rispettoso della volontà popolare che consenta di avere un parlamento rappresentativo e legittimo, al contrario di quello attuale, che deve solo approvare una legge elettorale rigorosamente coerente con l’esito del referendum costituzionale. Per questo, sulla base del nostro documento sulla legge elettorale e dopo il pronunciamento della Corte costituzionale presenteremo un documento politico per lanciare una raccolta di firme per ottenere una legge elettorale coerente con l’esito del referendum. Sono tutti compiti, conclude il documento, che motivano l’impegno a costruire un movimento di cittadini che vuole restare in campo e vuole far valere il proprio punto di vista democraticamente, escludendo ogni deriva di natura partitica e tanto meno vocazioni elettorali. L’attacco al ruolo delle rappresentanze dei corpi sociali è stato respinto, ma non basta. Ora occorre un diffuso impegno dei cittadini e fare appello alla loro partecipazione democratica”.

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