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Giorno della Memoria. Una proposta e un contributo diverso

27gennaio 2018 da Stefano Romboli, Buongiorno Livorno

Nel saggio Modernità e Olocausto pubblicato nel 1989 (traduzione di Massimo Baldini, uscito in Italia nel 1992) il grande sociologo Zygmunt Bauman sostiene la tesi (condivisa anche da molti altri pensatori e studiosi) che lo sterminio nei lager nazisti rappresenti l’altra faccia della medaglia dello sviluppo tecnico-politico che ha caratterizzato il dominio occidentale sul mondo.

Per Bauman “l’Olocausto fu pensato e messo in atto nell’ambiente della nostra società razionale moderna: ecco perché è un problema di tale società, di tale civiltà, di tale cultura. Per questo motivo l’autoassoluzione della memoria storica che ha luogo nella coscienza della società moderna è più di un’oltraggiosa noncuranza per le vittime del genocidio. È anche il segno di una cecità pericolosa e potenzialmente suicida”. 

L’Olocausto come enorme esperimento di ingegneria sociale è impensabile senza il sistema tecnico-produttivo a disposizione dei sistemi politici al potere in quella fase di sviluppo della storia. Ma per Bauman “sebbene l’incontro fra le vecchie tensioni che la modernità aveva ignorato o mancato di risolvere e i potenti strumenti di azione sia stato un evento unico e abbia richiesto una rara combinazione di circostanze, i fattori che furono alla sua base erano, e sono tuttora, diffusi e normali”.

La domanda urgente che ci suggerisce anche la lettura di Bauman è la seguente: abbiamo fatto di tutto da quel 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, per bloccare gli effetti terrificanti del proliferare di strumenti razionali ed efficienti creati dallo sviluppo tecnico e capitalistico?
La guerra “diffusa e globale” e le migrazioni con tutto quello che ne consegue (a cominciare dall’incapacità e dall’inadeguatezza di affrontare il problema migratorio come globale e non emergenziale e dai rigurgiti nazionalisti e xenofobi diffusi ovunque e sempre più anche in Italia) sollevano prepotentemente la questione di come celebrare, adeguatamente e in modo più “adeguato” il Giorno della Memoria.

Come celebrare una ricorrenza così importante senza cadere nelle retorica da museo dei buoni sentimenti o nell’indifferenza distratta? Dovremmo forse restituire fedeltà all’etimologia della parola “celebrare” (dal latino celebrare, ossia “riunire molte persone” coinvolgere molte persone in un luogo determinato) e auspicare un’azione collettiva, radicale e antiquotidiana. La proposta è quella di astenerci per un giorno, e pensiamo proprio al Giorno della Memoria:

  • Astenerci da ogni genere di lavoro produttivo.
  • Astenerci da ogni mezzo di trasporto,
  • dai media,
  • da ogni strumento tecnico che ci aiuta a fare quello che facciamo ogni giorno.
  • Un giorno di obiezione al consumo e alla produzione.
  • Un giorno senza comprare e vendere, senza guardare video, senza mandare messaggi.
  • Un giorno di silenzio, riflessione, compagnia e convivialità.

Un giorno dedicato a riflettere sul fatto che “tra i prodotti materiali e spirituali la civiltà comprende ora i campi di sterminio”, come scrive Bauman nel sopra citato saggio. E aggiungiamo che oggi sono compresi gli stermini e le grandi tragedie dei migranti, come conseguenze di un sistema e di una organizzazione sociale colpevole e causa principale.
Un giorno che potrebbe contribuire a rendere socialmente desiderabile il cambiamento necessario, sottoponendo ad una rigorosa critica il nostro mondo e i nostri stili di vita. Contribuendo a una responsabilità individuale che si faccia collettiva partendo da una posizione attiva, non già di ripiegamento su un mondo sempre più personale.

Un contributo e una proposta che non vuole disconoscere la necessità e l’utilità dei vari eventi e delle diverse occasioni che ogni anno sono realizzate per questa ricorrenza. Solo un contributo diverso, che possa aggiungere riflessioni e che rappresenti una possibilità di interrogarci sulle contraddizioni e sulle criticità del nostro mondo, anche per favorire il collegamento fra tragedie passate e presenti. Augurandoci che questa proposta sia accolta e condivisa, proponiamo di costruirla, partendo da Livorno, per il prossimo Giorno della Memoria del 2020.

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