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25 Aprile, la zia partigiana

Laura SeghettiniMito, memoria e storia

24Aprile 2015 di Gisella Seghettini

Si chiama Laura Seghettini, è mia zia. La zia partigiana del “Picelli” battaglione garibaldino e successivamente vice-comandante della XII Brigata Garibaldi di Parma. Un mito in famiglia ma anche nella Lunigiana dove è sempre vissuta, amata e rispettata da tutti.

parma 45Dove, ancora fino a poco tempo fa, negli anni bui del berlusconismo (questi, lo sono ancora più subdoli), andava nelle scuole ad insegnare ” La Costituzione” e, a narrare della sua esperienza nella lotta di Liberazione.

La vedete nella foto qui accanto, scattata a Parma la mattina del 9 Maggio del 1945. ” La luce è chiara e trasparente.

I volti dei comandanti, poco più che ragazzi, vi appaiono belli e radiosi come può  forse accadere una sola volta nella vita. Subito dietro di loro una giovane donna, con i capelli scuri sciolti sulle spalle, incede nella sua divisa di flanella kaki-…- unica presenza femminile tra tanti uomini”.

E’ stata la compagna di Dante Castellucci, il comandante partigiano Facio, comunista e garibaldino, eroe della Resistenza, morto tragicamente a soli 24 anni e la cui storia è narrata nel libro ” Il caso Facio Eroi e traditori della Resistenza” dello storico Luca Madrignani, uscito nel 2014 per le edizioni “Il 
Mulino”. E’ stata anche testimone della sua fucilazione, per mano di “un traditore della resistenza”. Venti mesi in montagna, una esperienza difficile da dimenticare e che, la zia ha voluto ricordare nel suo libro “Al Vento del Nord” (ed. Carocci) curato dall’amica di sempre, Caterina Rapetti.

Per me, la zia è sempre stata un mito ed un esempio, perché da giovane donna era andata in montagna e nella Resistenza aveva ricoperto incarichi di comando. Insomma una eroina.

Mentre a Savona, nello stesso periodo, mio padre, di 5 anni più giovane, preso dai nazisti con dei volantini “sovversivi”, a 17 anni, per sette giorni la mattina veniva preso dalla sua cella e per farlo parlare gli veniva ordinato di scavarsi la fossa. Come la zia anche lui in qualche modo si è salvato da quella barbarie, ma “segnato” psicologicamente per tutta la vita.

L’importanza della libertà, della solidarietà e dell’esempio nella vita, questo è l’insegnamento della Resistenza.  E’ per questo che il 25 Aprile è una data importante in un paese in cui non è più chiaro il confine tra diritti e privilegi, tra doveri e soprusi. Forse la bandiera rossa deve ridiventare straccio:

“Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie,  ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli. ” (Da “La bandiera Rossa” di Pier Paolo Pasolini).
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