04232017Headline:

Ad un anno dal suo assassinio, la lotta di Berta continua. Sabato sera alla Scopaia

I popoli indigeni onduregni stanno affrontando una guerra di sterminio

Sabato 4 marzo, ore 19.30, al Laboratorio della Solidarietà, Piazza J. Monet 4 alla Scopaia

3marzo 2017 di Mauro Rubichi

Il Copinh ci sollecita a dichiarare che oggi, nel mese di marzo, festa della donna, non solo ricordiamo con dolore questo orrendo crimine, ma soprattutto celebriamo la vita: quella di Berta Caceres, che è nata un 4 di marzo e quella del Copinh, che il 27 marzo compie 27 anni dalla sua fondazione.

Il C.O.P.I.N.H., è un’organizzazione di base (1993) che lotta per il rispetto e la difesa dei Diritti dei Popoli Indigeni, della propria territorialità, cultura, cosmovisione, ambiente e biodiversità, per uno sviluppo sostenibile ed il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità indigene.

Ma l’Honduras va verso l’abisso e i difensori e le difensore della terra e dei beni comuni sono nel mirino! Il recente comunicato dell’organizzazione britannica Global Witness dichiara:

“L’Honduras è il luogo più pericoloso per la difesa del pianeta… 123 difensori (uomini e donne) del territorio e dei beni comuni sono stati assassinati dopo il golpe di Stato del 2009”

Venerdì 17 febbraio degli sconosciuti hanno tolto la vita a Josè de los Santos Sevilla, dirigente Tolupano della comunità della Ceiba, nella zona della Montagna La Flor. Questo nuovo assassinio fa parte di un massacro impunito e tenace, deciso contro i popoli nativi dell’Honduras

Josè de los Santos Sevilla era presidente della Associazione delle Comunità Indigene Tolupane della Montagna La Flor, aveva l’incarico di maestro della scuola primaria e faceva parte della rete dei Facilitatori per le problematiche giudiziali. Secondo una prima ricostruzione dei fatti il dirigente Tolupano è stato attaccato da 5 sconosciuti che sono penetrati in casa sua, situata nella comunità La Ceiba, municipio di Orica. Un gruppo della Unità Speciali Omicidi della Direzione della Polizia della Investigazioni sono subito andati sul posto per raccogliere indizi e iniziare le indagini.

Una nota pubblicata dalla Organización Fraternal Negra Hondureña (Ofraneh), dopo poche ore dall’assassinio che ha messo di nuovo in lutto la comunità indigena, afferma che il popolo Tolupán è stato uno dei più colpiti dalla violenza:

“Da circa 20 anni sono stati assassinati più di un centinaio di Tolupani per la difesa dei propri territori e dei beni comuni. La persecuzione che vede coinvolti più di 20 mila Tolupani che vivono in Honduras è dovuta alla lotta per la protezione del bosco e contro le miniere illegali”.

Altri dirigenti del movimento sono stati minacciati e messi in carcere, ma più del 90% di questi crimini sono rimasti impuniti. Questi livelli di violenza e di intimidazione hanno un impatto forte sulle comunità rurali, indigene e contadine dove si sviluppano forme di resistenza e lotta contro progetti estrattivi e di saccheggio dei beni comuni.

L’organizzazzione Global Witness dichiara che questa situazione è la conseguenza di un intreccio letale tra la corruzione generalizzata, gli interessi del grande capitale nazionale ed internazionale colluso con membri della classe politica e funzionari statali, e l’assenza totale del dritto alla consultazione preventiva, libera ed informata delle comunità e nella piena impunità. Tra i casi emblematici presentati nella relazione dell’organizzazione viene messo in evidenza il massacro dei cinque attivisti tolupani della comunità di S. Francesco Locomapa, impegnati nella lotta contro le miniere ed il taglio illegale della natura. Il nome di José de los Santos Sevilla si aggiunge ora a quello di Vicente Matute, assassinato nel 1991 e a quelli di Armando Fúnez Medina, Ricardo Soto Fúnez, María Enriqueta Matute,  Erasio Vieda Ponce, Luis Reyes Marcía, tutti dirigenti tolupani massacrati tra il 2013 e il 2015.

“I popoli indigeni onduregni stanno affrontando una guerra di sterminio, dice ancora la Ofraneh, mentre lo stato da una parte promuove discutibili riforme al codice penale per convertire la protesta sociale in terrorismo, dall’altra è incapace di porre un freno alla violenza contro i difensori dei beni comuni. Speriamo – continua la dichiarazione garífuna – che l’assassinio di José de los Santos Sevilla non resti impunito come è successo con quello di Vicente Matute, Berta Cáceres ed altri indigeni morti per difendere il territorio”.

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