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Afghanistan 2001-2016, la nuova guerra dell’oppio, l’ultimo libro di Enrico Piovesana

Il lato più oscuro della guerra della NATO in Afghanistan

8gennaio 2017 di Giacomo Di Lillo

Nel mese di aprile del 2016 è uscito un saggio – inchiesta intitolato “Afghanistan 2001-2016. La nuova guerra dell’oppio”. Il volume, scritto da Enrico Piovesana e pubblicato da Arianna Edizioni, è composto da 93 pagine ed ha un costo di 8,90 euro (4,99 euro nel formato e-book). E’ un testo breve, ma  essenziale, per comprendere pienamente i reali motivi per cui la NATO sta combattendo  da quindici anni una guerra in Afghanistan.

Il  merito dell’inchiesta svolta da Piovesana è quello di aver svelato un’incredibile e sconvolgente verità. In Afghanistan, a partire  dall’invasione statunitense del 2001, la NATO non sta ostacolando la produzione ed il commercio illegale dell’oppio e dell’eroina, principale attività economica del paese, ma, al  contrario, la sta alimentando di nascosto. Tale scellerata strategia permetterebbe all’alleanza atlantica di conseguire tre rilevanti obiettivi:consolidare un blocco sociale sostenitore dell’occupazione militare guidata dagli USA; consentire la sussistenza alla popolazione rurale afghana; procurare enormi risorse finanziarie a vantaggio dei colossi bancari occidentali.

Il testo è suddiviso in quindici sezioni:una prefazione, tredici capitoli e le conclusioni. I titoli dei capitoli sono i seguenti: I ragazzi dello zoo di Kabul; Little America; Giang-i-tariàk; Bakshìsh; Mercanti d’oppio; I rais della droga; Enduring Opium;The Untouchables; Dark Alliance; Nuove Air America; Narco-NATO; Da eroina a eroinomane; L’ISIS ringrazia.

Nella prefazione, Piovesana  denuncia la piaga  dell’eroina. Tale droga  è prepotentemente riapparsa nei mercati mondiali , specie a partire dal 2003-2004. Dagli anni, cioè,  successivi all’insediamento in Afghanistan, nel 2001, del governo filo-americano di Ahmid Karzai. La “nuova” eroina, di cui più del 90% della produzione mondiale viene realizzata proprio in Afghanistan,  risulta più economica di quella smerciata nei decenni precedenti, ma altrettanto letale.

L’autore del libro esplicita la tesi che la NATO  stia perseguendo una cinica realpolitik che, pur di riuscire a contrastare l’opposizione armata dei talebani, sacrifica ogni anno un elevatissimo numero di vite umane, circa 100.000,  distrutte a causa del consumo dell’eroina afgana.

L’inchiesta di Piovesana inizia a Kabul, la capitale del martoriato paese asiatico, per poi  proseguire a Lashkargah, il capoluogo della provincia meridionale di Helmand, nonché la capitale afgana, e quindi mondiale, della coltivazione del papavero da oppio. Piovesana  visita inoltre il distretto agricolo di Nadalì e Margià, prima degli anni ’80 specializzato nella produzione di cotone e grano, oggi destinato esclusivamente alla coltivazione del papavero.

L’autore del testo, nel corso del suo viaggio, è riuscito a  raccogliere le testimonianze di differenti figure: tossicodipendenti, civili curati in un’ospedale di  Emergency, piccoli coltivatori di oppio, commercianti al dettaglio di droga, un trafficante di stupefacenti ed un sindaco.

I racconti degli intervistati gradualmente diventano i tasselli di una narrazione collettiva che finisce col  confermare  pienamente la tesi espressa nella prefazione. Alcuni fatti, emersi dalle testimonianze, meritano  in particolare di essere evidenziati. Prima del 2001 l’eroina non veniva raffinata in Afghanistan e non era quindi disponibile sul mercato interno, come invece accade oggi.

Nelle aree rurali si verificano frequentemente operazioni congiunte di soldati governativi e militari stranieri finalizzate alla requisizione dei raccolti di oppio. Tali operazioni provocano spesso l’uccisione o il ferimento di civili afgani. Molti contadini coltivano l’oppio, perché le altre produzioni agricole non sono sufficientemente remunerative. I piccoli coltivatori di oppio sono costretti a pagare mazzette alla polizia afgana, notoriamente corrotta,  per evitare il sequestro dei raccolti. Solo una minima parte dell’oppio requisito viene distrutto, il grosso viene invece esportato per alimentare un lucrosissimo business che permette l’arricchimento di una miriade di figure, quali grandi trafficanti, ministri del governo e parlamentari, alte gerarchie militari e potenti capi tribali. Nel traffico di eroina sono coinvolti anche mercenari occidentali (contractors) e militari della NATO, a cui viene fornita l’opportunità di acquistare a basso costo la droga, da rivendere poi ad alto prezzo nel paese di provenienza.

Alcuni capitoli del testo sono dedicati ad esaminare altre vicende storiche in cui i servizi segreti statunitensi, in particolar modo la CIA, hanno sfruttato  per fini politico-militari il commercio degli stupefacenti. Piovesana ritiene che l’attuale guerra dell’oppio in Afghanistan, non rappresenti un caso isolato, ma, al contrario, costituisca l’ultimo episodio di una strategia ormai consolidatasi nel tempo.

Viene ricordato  che negli anni ’40 la CIA ha sostenuto, in chiave anticomunista, la mafia siciliana, la criminalità corsa ed i trafficanti indocinesi. Successivamente, nel periodo della guerra del Vietnam, velivoli civili che operavano per conto dalla CIA hanno assicurato un ponte aereo tra il triangolo d’oro della droga (Birmania, Laos e Thailandia) e Saigon. Negli anni ’80 l’amministrazione Reagan ha appoggiato sia i narcos del Nicaragua, per contrastare la rivoluzione sandinista,  sia i servizi segreti pakistani, che erano invischiati nella raffinazione dell’oppio durante la guerra dei mujaheddin afgani contro gli invasori sovietici. Al termine degli anni ’90, inoltre, la CIA ha sostenuto l’UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo), legato ai trafficanti albanesi, durante il conflitto della NATO contro la Serbia.

Uno dei capitoli dell’inchiesta è dedicato al probabile coinvolgimento di alcuni militari italiani nel commercio della droga. Bisogna ricordare che truppe del nostro paese sono presenti in Afganistan dal 2003 e che sono state coinvolte in veri e propri combattimenti durante i quali, ed in seguito ad alcuni incidenti, sono morti 53 militari. Piovesana ricostruisce la vicenda di Alessandra Gabrieli, una ex-paracadutista della Brigata Folgore che sarebbe stata iniziata al consumo di eroina da commilitoni di ritorno da una missione in Afghanistan. La soldatessa, a causa della tossicodipendenza, ha dovuto poi congedarsi dall’esercito e, successivamente, è stata arrestata  e processata per detenzione e spaccio di droga. Dopo la conclusione del processo alla Gabrieli, il silenzio è calato sull’inchiesta riguardante le accuse che l’ex-parà aveva rivolto ai commilitoni che in caserma le avrebbero offerto di fumare eroina afgana. Un esito simile si è verificato anche per analoghe inchieste estere riguardanti  lo smercio di droga da parte di  militari del  Regno Unito e del  Canada rientrati dall’Afghanistan.

L’occupazione militare del paese asiatico, da parte della NATO, non sembra destinata a concludersi in tempi brevi. La prima missione, quella denominata ISAF (International Security Assistance Force), iniziata nel 2001 e terminata nel 2014, ha lasciato il posto a “Resolute Support”  (della NATO) ed a “Freedom’s Sentinel” (degli USA). Nel paese, guidato dal 2014 da Ashraf Ghani, rimangono forze speciali e circa  30.000 mercenari, sono inoltre arrivati rinforzi statunitensi . E’ stato rinviato anche il ritiro del contingente italiano, composto da quasi 800  militari.

Un ulteriore  pretesto, da parte della NATO, per non lasciare l’Afghanistan sarà certamente costituito dalla minaccia rappresentata dall’ISIS. Quest’ultimo si sarebbe infatti inserito nel traffico di eroina afgana verso l’Europa, ricavandone profitti che si aggirerebbero intorno al miliardo di dollari l’anno.

Nelle conclusioni, Piovesana, analizza il legame esistente tra l’attuale guerra dell’oppio in Afghanistan e le grandi banche occidentali. L’autore ricorda un illustre precedente, quello delle due guerre dell’oppio scatenate dal Regno Unito contro la Cina, nel corso dell’Ottocento. Si trattò, allora, di conflitti che produssero enormi entrate finanziarie per gli istituti bancari presenti nella City di Londra. Oggi i principali beneficiari del fiume di denaro originatosi in Afghanistan, sarebbero potenti gruppi criminali che collaborano di nascosto con servizi segreti, comitati di affari politico-industriali legati alla produzione di armi e colossi bancari dediti al riciclaggio dei soldi sporchi.

Al termine della lettura del saggio risulta difficile non condividere il parere espresso a Piovesana da David, un ex-marine che ha combattuto in Iraq ed in Afghanistan. David ha affermato: “L’Afghanistan…Un’altra fottuta guerra sporca, peggio dell’Iraq perché lì c’eravamo per il petrolio, ma in Afghanistan per la droga. Queste cose nessuno le dice, tanto nessuno ci crederebbe”.

L’autore: Enrico Piovesana

ha lavorato per anni come inviato di guerra in Afghanistan per PeaceReporter (testata giornalistica dell’Ong Emergency), realizzando inchieste e reportage soprattutto sulle tematiche dell’oppio e delle vittime di guerra civili. È stato inviato anche in Pakistan, Cecenia, Nord Ossezia, Bosnia, Georgia, Sri Lanka, Birmania e Filippine. I suoi reportage sono stati pubblicati sulle più famose e autorevoli testate giornalistiche. Attualmente collabora con “Il Fatto Quotidiano” scrivendo di politica internazionale, difesa, spese militari e commercio d’armi.

Breve cronologia della guerra in Afghanistan:

7 ottobre 2001: gli  Stati Uniti avviano l’invasione militare dell’Afghanistan. La guerra viene motivata con la necessità di distruggere le basi terroristiche di Osama Bin Laden, il presunto organizzatore degli attentati terroristici alle Torri Gemelle di New -York, dell’11 settembre. L’amministrazione Bush mira, inoltre, ad eliminare il regime totalitario dei talebani.
Novembre 2001: abbattimento del regime dei talebani ed insediamento del governo filo-occidentale di Hamid Karzai, ex-funzionario della multinazionale statunitense Unocal ed ex-collaboratore della CIA.
Dicembre 2001: inizio della missione ISAF, International Security Assistance Force, sotto il mandato dell’ONU.   
2003: arrivo delle truppe italiane; la missione ISAF passa sotto il comando della NATO.
2003-2005: i talebani riacquistano forza militare e danno vita ad una insurrezione.
2006: prime azioni di combattimento della Task-Force 45  italiana (composta da gruppi d’élite delle nostre forze armate) contro i talebani.
2012: velivoli AMX  del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana effettuano bombardamenti sull’Afghanistan.
Settembre 2014: inizia il mandato del nuovo presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani.
Dicembre 2014: fine della missione ISAF.
Gennaio 2015: inizio della missione della NATO “Sostegno Risoluto”.
2016: nonostante le precedenti dichiarazioni del presidente degli USA, Barack Obama, relative ad un completo ritiro delle truppe della NATO, una parte di queste ultime, compreso il contingente italiano, continuano le loro attività nel territorio dell’Afghanistan.
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