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“Bonifiche e discarica: perché e per che cosa? 28 maggio al Centro Giovani di Piombino

Image and video hosting by TinyPicParliamo di amianto, rifiuti pericolosi, lavoro, economia, salute”, pubblico dibattito che si terrà il 28 maggio, alle ore 15, presso Centro Giovani di Piombino, promosso da quattro associazioni

26 maggio 2016 da Cittadini di Colmata; Associazioni: Lavoro Salute Dignità, Legambiente, Restiamo Umani, Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro Piombino

rifiuti discarica

Siamo convinti che le bonifiche dell’area industriale di Piombino -dopo decenni di incuria da parte delle aziende titolari degli impianti e delle autorità responsabili dei controlli- siano assolutamente indispensabili.

  • Sono indispensabili in primo luogo per la costruzione dei nuovi impianti Aferpi: senza bonifiche non potranno, infatti, partire nemmeno i lavori di reindustrializzazione.
  • Sono indispensabili per salvaguardare gli operai che lavorano a contatto di sostanze non ancora neppure adeguatamente classificate, tra cui alcune sicuramente pericolose.
  • Sono indispensabili per i lavoratori dell’indotto, ai quali è stato promesso che nelle bonifiche troveranno uno sbocco occupazionale.
  • Sono indispensabili per la salute dei residenti di Piombino, a cominciare da quelli dei quartieri più prossimi all’area industriale (Colmata, Cotone, Poggetto…), e per la complessiva riqualificazione ambientale e diversificazione economica (agricoltura e turismo di qualità).

Le bonifiche non possono quindi risolversi in una generica tombatura superficiale, come invece sembrano proporsi Aferpi, e lo stesso Comune di Piombino, per le aree di rispettiva competenza, in ossequio a una mera, inefficace logica economicista.

Siamo convinti, inoltre, che l’ampliamento della discarica di Ischia di Crociano debba essere al servizio delle bonifiche del nostro territorio e debba accogliere tutti quei materiali che non possono essere riciclati. Tale ampliamento inoltre non dovrà essere fonte di pericolo per l’ambiente e la salute: in questa logica abbiamo inviato alla Regione Toscana 11 “Osservazioni” (osservazioni al progetto 4 variante Asiu (1)) sul progetto della discarica, a proposito delle quali siamo in attesa di risposta. Nello stesso tempo riteniamo che i volumi della  discarica debbano essere giustificati dalle esigenze del nostro territorio. Per discutere di questo, e molto altro, l’appuntamento è nel pomeriggio del 28 maggio al Centro Giovani di Piombino. Sono invitati lavoratori e i cittadini; i Sindaci e i Capigruppo consiliari dei Comuni della Val di Cornia; l’Autorità portuale; i Presidenti di Rimateria e di Asiu; le Organizzazioni sindacali e le Associazioni; l’Arpat e l’ASL; affinché si esprimano e contribuiscano così ad operare le scelte migliori, anche attraverso questa occasione di democrazia partecipata.
Al momento hanno confermato la propria presenza: il Sindaco di Suvereto, il Presidente di Rimateria, la Rsu Asiu, la Cisl, la Uil, il WWF, Medicina democratica, Un’altra Piombino, Rifondazione comunista, Sinistra ecologia libertà, Udc, Pd, PcdI, M5S e Minoranza sindacale-Camping CIG.

Sarà un’occasione utile, a disposizione innanzi tutto dei non addetti ai lavori, per discutere collettivamente di temi quali amianto, rifiuti pericolosi, lavoro, economia, salute.

Il comunicato e l’adesione alla partecipazione di “Minoranza sindacale-Camping CIG”

I lavoratori e la popolazione di Piombino e della Val di Cornia stanno affrontando una dura crisi locale (economica e sociale) acccelerata da una altrettanto dura crisi  generale deflagrata nel 2008. Le conseguenze di questa situazione  sono scolpite nella vita quotidiana, faticosa e talora drammatica, di gran parte della popolazione. Le strade che la collettività imboccherà in questi frangenti sono decisive per la sopravvivenza immediata di un tessuto socio-economico coeso e dignitoso e per le prospettive di lavoro e di vita delle giovani generazioni. E’ allora chiaro quanto sia importante la partecipazione attiva della collettività alla discussione sul come si debba “uscire  dall’angolo”; discussione che a tutt’oggi riteniamo che sia stata relegata nei “tavoli” istituzionali, eludendo il confronto collettivo aperto con la popolazione e impedendo mobilitazioni incisive  della città a difesa del suo futuro . I frutti di queste scelte non son affatto brillanti: a due anni dalla chiusura dell’ area a caldo della Acciaieria permane un clima di forte incertezze sull’ avvenire di quel che resta dello  stabilimento ex Lucchini e sulla rinascita industriale ed economica di Piombino e della Val di Cornia.

Abbiamo di fronte un compito arduo ma ineludibile: trovare e praticare senza ritardi soluzioni che tengano insieme il rilancio di un settore siderurgico ridefinito, con una diversificazione produttiva indispensabile per la tenuta a lungo termine del tessuto economico di fronte ai prevedibili  contraccolpi delle tempeste finanziarie e valutarie che caratterizzano la crisi generale del capitalismo globalizzato. Per far questo, è indispensabile anche avviare un tempestivo e  sostanziale miglioramento  della situazione ambientale.

La presenza sul territorio di enormi quantità  dei rifiuti non solo speciali, ma anche tossici e nocivi, accumulati in un lungo arco di tempo di attività siderurgica integrale, è un pericolo attuale e concreto per la salute dei cittadini e dei lavoratori. Inoltre, la diversificazione produttiva da tempo auspicata troverebbe, per alcuni settori economici ( turismo balneare e culturale, agricoltura di qualità, nautica, croceristica etc.)  un forte ostacolo nel degrado ambientale. Una cattiva gestione complessiva dei rifiuti industriali (pregressi e futuri) sarebbe di ostacolo anche  per un settore siderurgico ammodernato che, per avere  prospettive di durata, deve rispondere non solo al mercato ma anche alle norme nazionali ed europee sulle emissioni inquinanti, sul ciclo dei rifiuti industriali e sull’impatto verso l’ ambiente circostante. Oggi esistono tecnologie  che, adeguatamente gestite, permettono produzioni  molto più pulite che in passato e tecnologie di trattamento dei rifiuti industriali che ne consentono l’ inertizzazione e il riuso. Pertanto vanno pretese tecnologie pulite e va massimizzato il potenziale positivo, in termini di occasione di lavoro e di riutilizzo di materiali, costituito dagli enormi cumuli già esistenti che vanno rimossi (in sicurezza)  e bonificati o trasformati e riutilizzati.

Il lavoro di caratterizzazione delle aree inquinate (carotaggi e determinazione delle sostanze presenti nel terreno) in gran parte già svolto in passato  può consentire di procedere razionalmente secondo le varie opzioni della “Messa in Sicurezza Operativa”, della  “Messa in Sicurezza Permanente” o della bonifica radicale dei punti maggiormente inquinati, secondo un atteggiamento di tipo “chirurgico”, guidato dalle conoscenze disponibili sui materiali e dalla destinazione d’uso delle aree, evitando interventi generalizzati alla cieca (vuoi di tombatura che di bonifica), in un  corretto equilibrio tra costi, tempi di realizzazione ed efficacia degli interventi.

Il problema principale dei ritardi nel programma di riassunzione del personale ex Lucchini e dell’ indotto non sta certo nella necessità delle bonifiche, ma nelle continue dilazioni di Aferpi e nei ritardi delle procedure autorizzative per la costruzione dei nuovi impianti (che contemplano necessariamente quanto meno la messa in sicurezza delle aree).

Non c’è contrapposizione tra occupazione e bonifiche, ma solo tra occupazione e inaffidabilità del “piano Aferpi” e tra occupazione e ritardi negli iter autorizzativi; e certamente più inquinati resteremo alla fine dei lavori  e meno occupazione complessiva avremo in futuro.

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