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Braccialetto elettronico operatori ecologici Livorno, Cgil: “tra stereotipo fannulloni e giustizieri, mettere ordine alle notizie”. Nogarin: “notizie prive di fondamento”

L’organizzazione del lavoro, i sistemi di controllo e la sicurezza devono passare dal confronto con i lavoratori e le rappresentanze sindacali. L’industria 4.0 deve contrattare l’algoritmo

15aprile 2018 da Patrizia Villa (segreteria provinciale CGIL con delega ai servizi pubblici essenziali e alla sicurezza) e Giovanni Golino Segretario Generale FPCGIL Livorno)

Cerchiamo di mettere ordine alle tante notizie che, per come sono impostate, finiscono per diventare nell’opinione pubblica l’ennesimo scontro fra lo stereotipo dei “furbetti/fannulloni” e i giustizieri spesso disinformati. Nell’epoca dell’industria 4.0 la nostra battaglia deve essere anche quella di contrattare l’algoritmo, per la democrazia, per la libertà e soprattutto a tutela delle istituzioni. Esiste un confine tra produttività, innovazione tecnologia e democrazia digitale, infatti oggi il commercio dei dati, mascherato spesso da produttività, rischia di stravolgere l’economia e, in qualche modo, anche i rapporti tra economia e appalti pubblici. Apprendere che i dati estratti dai braccialetti  saranno trattati da un soggetto terzo, non alleggerisce il ruolo di AAMPS, AVR e amministrazione comunale ma anzi lo aggrava, e ci impone molte riflessioni:

  • Che tipo di dati il soggetto terzo gestisce? Fermo restando che può archiviare e non trasmettere ogni dato acquisito alle aziende utilizzatrici dello strumento, questi dati potrebbero essere acquisiti e utilizzati in seguito.
  • Quindi ci chiediamo se, a parte il non trascurabile problema della privacy, nell’epoca dei gigabyte, non esista il rischio che chi controlla l’informazione e l’archivio, possa utilizzare i dati per “drogare” future gare di appalto anche vendendo i dati ai partecipanti al bando.
  • Ecco perché occorre contrattare l’algoritmo sia a tutela dei lavoratori e sia a tutela delle istituzioni, perché il tema dei dati non è solo legato ai grandi soggetti ( facebook, twitter etc…) ma vale anche quando questi dati sono per svuotare semplicemente un cestino, se questi possono essere usati e commercializzati in futuro.

Sui temi specificamente sindacali esprimiamo le seguenti considerazioni.

  • Partire dal perché del provvedimento. Se ci sono state vistose lamentele, possono essere il veicolo democratico per effettuare su segnalazione il controllo. I braccialetti non verificano se i bidoncini sono stati svuotati, né  la presenza di rifiuti, segnalano esclusivamente la posizione geografica del lavoratore.
  • In ogni caso l’organizzazione del lavoro, essendo materia di relazioni sindacali, avrebbe dovuto passare dalla contrattazione anche secondo il jobs act che all’ art. 4, modifica a nostro avviso pericolosamente la L. 300/70. Si dovevano identificare soluzioni, investendo i lavoratori con le aziende. In assenza di quanto sopra il provvedimento assume inevitabilmente l’aspetto di controllo sui lavoratorore.
  • Ci sono già lavoratori impegnati nel controllo dell’avvenuto svuotamento dei cestini e di ogni raccoglitore di rifiuti (se ne servissero altri creerebbero nuova e buona occupazione). Attraverso la contrattazione siamo disponibili, all’interno dell’organizzazione del lavoro, a trovare soluzioni appropriate.
  • A noi pare che ci siano azioni più importanti sulle quali investire: verificare la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti dalle singole famiglie al fine di calibrare le tariffe e, per i lavoratori, sullo stress da lavoro correlato e sui possibili danni all’apparato muscolo scheletrico. La movimentazione manuale dei recipienti di rifiuti impone ai lavoratori, con il Porta a Porta e con i cassoni più grandi all’interno dei condomini, una forte pressione fisica. Precedentemente, con i vecchi cassonetti che non piacevano nemmeno a noi, si utilizzavano procedure completamente automatizzate. L’uso di dispositivi  avrebbe potuto essere elemento momentaneo per razionalizzare i carichi di lavoro in senso positivo, monitorando l’usura fisica dei lavoratori di concerto con tecnici della ASL, al fine di tener sotto controllo l’insorgere di patologie, ma non è questo il caso.
  • Non trascurabile inoltre, usare le risorse per soddisfare la richiesta che è stata fatta durante la seduta dell’ultima commissione consiliare congiunta Ambiente e Viabilità, in occasione della delibera istitutiva della figura professionale dell’ispettore ambientale, dedita a educare, comunicare e, solo in ultima istanza, sanzionare i comportamenti ripetutamente errati e inadempienti nella differenziata. Se il cassoncino è aperto, chiunque può introdurre materiale estraneo e forse sarebbe opportuno pensare a qualcosa che proteggesse l’utenza da tale eventualità, prima di trovarci di fronte all’ennesima gabella da cui diventa faticoso e complicato difenderci. In occasione di quella seduta della commissione consiliare, la CGIL rappresentò, trovando consenso in parte della maggioranza e dell’opposizione, il problema dello stress da lavoro correlato, suggerendo l’impegno a rotazione dei lavoratori nell’impegno di educazione alla corretta collocazione del prodotto scartato. Il controllo dello svuotamento, svolto anch’esso a rotazione, potrebbe essere un’altra soluzione di alleggerimento dello stress fisico. Questo sarebbe un investimento sul futuro dell’azienda e dei lavoratori perché è fatale che, dopo pochi anni di usura, avremo molti lavoratori che presenteranno patologie a cui il SSN dovrà rispondere, facendo gravare sulla collettività la scarsa attenzione alla salute e sicurezza delle aziende. Si potrebbero avere inoltre licenziamenti per sopraggiunta inidoneità all’impiego (assolutamente ingiusti in quanto non si sono prese opportune cautele), data la carenza di tutele contrattuali nell’appalto.

Tutto questo avremmo potuto discutere invece di trovarci di fronte ad un “blitz” che ha sollevato scalpore in tutta Italia. Le luci della ribalta a volte piacciono ma non sempre producono buone prassi. Chiediamo l’immediata convocazione del tavolo RSU e OOSS provinciali, alla presenza della ASL e dei vertici di AAMPS e AVR e della società che fornisce a e gestisce  i dati.

13 aprile da profilo facebook Filippo Nogarin Sindaco di Livorno

Nessun braccialetto per controllare i lavoratori. Le notizie diffuse dai sindacati sono prive di fondamento.

Né Aamps, né le società che lavorano con la società partecipata dei rifiuti, né tantomeno questa amministrazione, permetterebbero mai l’uso di sistemi di controllo a distanza dei lavoratori, che sono contrari alla legge.

Quello che ci caratterizza invece è il rispetto per i soldi dei cittadini. Per questo abbiamo dotato i lavoratori di Avr di un dispositivo che certifica l’avvenuto svuotamento dei 2500 cestini dell’immondizia, che stiamo finendo di installare in città. Nessun sistema di geolocalizzazione, né di monitoraggio della produttività dei dipendenti. E’ invece un modo per verificare che un servizio fondamentale come lo svuotamento dei cestini, pagato dai livornesi con la Tari, venga svolto regolarmente. Questo dispositivo, tra l’alto, è già utilizzato da anni a Lucca dalla stessa Avr per certificare la raccolta porta a porta e fornire la tariffa puntuale gli utenti.

Ma i casi in Italia sono numerosi. Prima di oggi, curiosamente, nessuno aveva sollevato polemiche. Parlare di modello Amazon è ridicolo e fuori luogo.

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