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Clochard, la vita a rotoli, la vita che continua. L’incontro con Luca Poli

clochard-1Luca Poli, giovane autore pisano, ha appena pubblicato per Istos Edizioni “Clochard” il suo primo libro, lo abbiamo incontrato

È la storia di Domenico, un avvocato che sembra avere tutto: un buon lavoro, una famiglia, una bella casa, una posizione in società. Ma ad un certo punto la sua vita comincia ad andare a rotoli: prima il figlio Nicholas scompare, poi il suo matrimonio entra in crisi. Infine perde lavoro, casa e famiglia e si ritrova a vivere per strada. Ma proprio questa esperienza sarà la sua salvezza e toccare il fondo lo renderà una persona più completa e vera di prima.

10novembre 2016 di Benedetta Campennì

D: Come è nata l’idea di “Clochard” e come sei arrivato alla pubblicazione?

clochard-2R: La gestazione è stata molto lunga. L’idea è nata 7 o 8 anni fa, quando ho scritto le prime 70-80 pagine. Io ho sempre scritto racconti per scuola, per diletto e ai corsi che ho frequentato di scrittura creativa, ma mi cominciavo a rendere conto che questa volta spuntavano fuori troppi personaggi, la storia si complicava. Stava diventando qualcosa di più. A quel punto però c’è stata una pausa abbastanza lunga, a causa degli ultimi esami e della tesi di laurea. Dopo la laurea ho fatto diverse cose e ho continuato scrittura creativa, fino a quando ho cominiciato a conoscere la casa editrice, ad aiutare alle fiere il mio amico Carlo Scorrano che la gestisce. A quel punto ho ritirato fuori il racconto e l’ho finito. Se non avessi preso quella lunga pausa ci avrei messo un anno e mezzo. Ma se lo avessi finito tempo fa sarebbe stato diverso, mi piace com’è adesso.

D: Sei soddisfatto del tuo lavoro?

R: Io sono molto pignolo, ma mi riconosco in quello che ho scritto e sì, sono soddisfatto.

D: Collabori con la casa editrice Istos Edizioni?

R: No, non stabilmente. Però quando fanno qualcosa gli faccio pubblicità e mi capita di dare una mano per qualche loro iniziativa o presentazione. Hanno inaugurato recentemente uno spazio libreria al Caffè Letterario Volta Pagina. I loro uffici e il magazzino sono a Ospedaletto.

D: Come ci si sente ad essere una scrittore pubblicato, esiste una differenza fra scrivere per sé o per un pubblico, come l’hai vissuta tu?

R: Secondo me, specialmente se si scrive spesso e se la scrittura rappresenta una delle proprie espressioni preferite, si scrive sempre per qualcuno. Si vuole essere letti, anche solo per avere un’opinione. Avevo anche altri racconti che potevano essere ampliati, ma Clochard mi sembrava quello più maturo,  completo e attuale, anche se quando l’ho iniziato a scrivere non lo era. Eravamo prima della crisi, dei suicidi, della gente che finisce sul lastrico. Mentre lo finivo di scrivere sia Carlo che altre persone venivano da me a dirmi che ne pensavano e questo mi ha aiutato.

D: Come hai scelto dove ambientare la storia, hai fatto ricerche?

torino-museoR: Siccome l’ho scritta in due momenti, devo dire che all’inizio avevo pensato a Milano. Mi serviva un avvocato, molto ben avviato, che vive in una grande città e che poi viene inghiottito dalla metropoli e diventa un barbone. Ma quando sono tornato a scrivere Milano non mi piaceva più tanto, era troppo grigia, e allora ho pensato a Torino. Una città elegante, culturale, c’è il Museo del Cinema. Forse in quel periodo leggevo anche molto della Torino misteriosa e di Gustavo Rol, un sensitivo del novecento molto famoso a Torino. Poi quando stavo per finire il libro con Carlo siamo andati a Torino per il Salone del Libro. Anche se sono stato praticamente sempre al Lingotto una sera sono riuscito a vedere un po’ la città e allora ho deciso definitivamente di ambientare la storia lì. Anche se poi non è che si veda molto la città nel libro. È più importante l’opposizione città-campagna… L’altro luogo importante del racconto infatti è un piccolo paese, Poggio. Questo paesino della Ciociaria però probabilmente mi è venuto in mente perché ho cominciato a scrivere verso settembre: in quel periodo c’è l’anniversario della morte di Battisti e ci sono sempre speciali su di lui e il suo paese. Si chiama Poggio Bustone, è rinchiuso fra le montagne, piccolo, con le classiche fiere di paese. C’è una statua dedicata a lui, i giardini che si chiamano “I Giardini di Marzo”… Mi è sembrato appropriato.

D: I nomi per i tuoi personaggi sono molto curiosi, come li hai scelti?

sentimentiR: Maya per esempio l’ho preso da un libro di Isabel Allende, Nicholas è un figlio di Isabel Allende… Ero evidentemente molto influenzato da quello che stavo leggendo a quel tempo! Sentimenti invece ha una storia più curiosa forse, è il cognome di un concorrente di Chi vuol essere milionario! Mi son detto “Che bel nome, ce lo metto!”. Domenico invece l’ho scelto perché il personaggio viene dalla Ciociaria, che è abbastanza a sud anche se non troppo. Mi sembrava un nome appropriato per la sua storia. Un altro nome a cui sono molto affezionato è quello di una donna che Domenico incontra nella sua esperienza sulla strada e che quindi si incontra un po’ più avanti nel testo. Viene da una storia vera: con la mia famiglia leggemmo di lei sul giornale qualche anno fa e decidemmo di regalarle la nostra roulotte che non usavamo più. Non aveva più casa e aveva problemi di salute. Purtroppo poi non abbiamo più avuto sue notizie, ma la ricordiamo con molto affetto. All’inizio i nomi non erano così tanti ma quando il racconto è diventato romanzo ce n’è stato bisogno, non potevo continuare a dire “sua moglie”, “sua sorella”, “l’amico”.

D: Com’è stato sottoporre il libro all’editing?

R: Non è semplice, sono stato tre giorni chiuso in questa camera a fare modifiche su modifiche, inviandole alla mia editor. Io poi sono molto pignolo… All’inizio è stato un po’ pesante, ma ci vuole un occhio esterno, anche di una persona più grande che fa questo per vivere. Su alcune cose mi sono impuntato e mi sono preso la responsabilità. Su altre sono venuto a compromessi: ci sono cose che alla fine sono belle solo per lo scrittore, per esempio le descrizioni. Insomma, la mia editor è stata fondamentale. Vorrei dire un’altra cosa: uno dei libri che Emilia, la moglie di Domenico, ha sul comodino, è “Passaggio in ombra” di Mariateresa Di Lascia. In questo genere di libri, come anche quelli della Deledda per esempio, ritorna sempre la campagna, la casa di infanzia, questa Italia che non c’è più, degli anni sessanta e settanta. Io a quel libro sono molto affezionato e lo rileggo spesso. Purtroppo “Passaggio in ombra” è il suo unico romanzo perché è morta molto giovane. Io conosco il fratello, che ogni anno organizza un premio in suo ricordo, quest’anno vinto da Michela Murgia. Questa per esempio è una delle cose su cui mi sono impuntato con la mia editor.

D: Perché mettere come titolo Clochard?

clochard-3R: Il titolo l’ho scelto io prima di finire il libro ed è sempre rimasto quello. Il francese suona più elegante, dà un po’ l’idea che ci sia qualcosa di ulteriore nella condizione di Domenico. Gli altri termini mi sembravano troppo da articolo di giornale. Clochard è più romantico, mi è subito sembrato perfetto.

D: Come sono andate le presentazioni finora?

R: Molto bene. Secondo me fare pubblicità con grande anticipo ha pagato, anche se in realtà non era una cosa totalmente voluta, è che l’uscita del libro è stata rimandata da luglio a settembre. C’è sempre stata molta gente, anche persone che non vedevo da anni. Anche la presentazione a Santa Maria a Monte, pur col tempaccio di quel giorno e il paese al buio, è stata davvero emozionante.

D: La prossima presentazione?

R: Al Pisa Book Festival domenica 13 novembre alle 18 nella Sala Azzurra. Sarò insieme ad Alessio Moretti, autore di “Scalzi al Polo Nord” sempre per Istos Edizioni. Io e Alessio siamo gli autori più giovani della casa editrice, facciamo parte della collana Giovani Autori.

Ringraziamo Luca per l’intervista e gli auguriamo il meglio per le prossime presentazioni e la sua attività di scrittore.

La scheda: clochard-300Luca Poli, Clochard

“Eventi che interrompono il corso apparentemente normale di una vita e mettono in discussione tutto quello che sembrava acquisito. La caduta, che è anche una sorta di percorso di purificazione, l’adattamento e infine la risalita: Clochard segue uno degli schemi narrativi più classici e suggestivi per le possibilità che offre, e l’autore le sfrutta in pieno in ricchezza di trama e tensione emotiva.”

Concorso Letterario Nazionale ‘Argentario’ 2016 – 3° Classificato. Istos Edizioni, prezzo copertina € 12.
Link utili:
Il sito della casa editrice Istos Edizioni  www.istosedizioni.com
La pagina FB di Istos Edizioni  www.facebook.com/LibriIstosEdizioni
L’evento FB della presentazione al Pisa Book Festival  www.facebook.com/events/186704601736282
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