11212018Headline:

Difendiamo Afrin, mobilitazioni in tutta Italia. La solidarietà di Livorno

Stop agli scambi commerciali con chi bombarda i civili. Dal 20 Gennaio la città di Efrin, nel nord della Siria, è sotto attacco, Erdogan con la complicità dei governi europei sta aggredendo e minacciando l’esperienza democratica più avanzata in Medio Oriente: https:

16marzo2018 da USB Livorno

Questa mattina una delegazione della Federazione del Sociale USB di Livorno ha deciso di esprimere la propria solidarietà e vicinanza con il popolo Curdo di Afrin che da settimane subisce una vile aggressione militare da parte dello stato Turco.

Due mesi fa abbiamo avuto modo di incontrare, nella nostra sede, alcuni rappresentanti delle associazioni democratiche Curde.  Abbiamo discusso di sindacato, di organizzazione democratica e orizzontale delle popolazioni Curde e del protagonismo delle donne nella vita politica della società. Uno scambio importante che ha permesso ai nostri iscritti e attivisti di accrescere le proprie conoscenze e la propria determinazione.

Dal 20 gennaio scorso il popolo Curdo è di nuovo sotto attacco da parte dell’esercito Turco sostenuto da miliziani jihadisti. Proprio in questi giorni violenti bombardamenti sulla città di Afrin stanno mietendo vittime soprattutto civili. Questo massacro si sta svolgendo nel più totale silenzio della comunità internazionale e dei media.

Questa mattina abbiamo occupato simbolicamente, con alcuni nostri attivisti Italiani e stranieri, l’agenzia marittima Argosy, la sede di appoggio Livornese della Arkas group, la più grande società commerciale Turca legata al governo. Qualche anno fa la nostra autorità portuale incontrò una serie di armatori Turchi invitandoli ad investire nel nostro porto. Nonostante la nostra città stia vivendo una forte crisi occupazione ci sembra veramente ipocrita il comportamento di alcune istituzioni. Di facciata si critica il governo Turco per l’evidente mancato rispetto dei diritti umani e dall’altra si è disposti a firmare qualsiasi accordo commerciale come se nulla fosse. 

Per noi l’interesse economico non può e non deve venire prima della vita delle popolazioni. Chiediamo a tutte le istituzioni di intervenire prendendo una posizione chiara. Basta rapporti commerciali con lo stato Turco e le sue società complici fino a quando non terminerà l’aggressione militare contro i lavoratori e le lavoratrici Curdi.

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