06182018Headline:

“Dire. fare, rifondare” e, referendum su modifiche costituzionali

Dibattito sulle modifiche costituzionali alla festa di Rifondazione Comunista di Livorno

“Le forti  ragioni del No affondano le radici nella storia passata e presente del nostro Paese ma, rivolte ad un futuro diverso per tutti noi”.

05settembre 2016 da Gisella Seghettini, foto e video di Giacomo Bazzi

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Era l’una di notte ed ancora eravamo tutti (o quasi) lì ad ascoltare i relatori parlare con passione e sostenere le proprie posizioni. Eppure man mano che le ore passavano, a mio modo di vedere, era sempre più evidente la superiorità degli argomenti posti a sostegno del No e la superficialità, a tratti molto evidente, di quelle a sostegno del Sì.

A fronte dei termini usati dai fautori del Sì come: Stabilità di Governo, Risparmio e Semplificazioni, quelli del No anteponevano termini come: Democrazia, Uguaglianza, Sovranità Popolare, valori alti a cui tutta la nostra Costituzione si ispira. La mia impressione, ad un certo momento, è stata come si parlasse di due Costituzioni diverse e, probabilmente anche di due diversi paesi: Un’Italia che per uscire dalla crisi debba per forza cambiare la Costituzione a fronte di un’altra che questa Costituzione la vuole finalmente applicare nella sua interezza, nell’interesse collettivo.

“C’è la Costituzione scritta che viene disattesa ogni giorno e c’è una Costituzione immaginaria, quella su cui si fonda l’azione dei governi….. per le oligarchie della politica e dell’economia….: così la si puo’ inventare di continuo… a misura delle Banche e dei centri della finanza” ( S. Settis).

E poi il testo in sé: qualcuno parla di una Costituzione ridotta ad un regolamento di condominio, con continui rimandi a leggi, regolamenti, prassi successive e passi giuridicamente incomprensibili salvo che nell’intento complessivo di rafforzare l’esecutivo a scapito della sovranità popolare.

Voglio qui ricordare solo uno degli ultimi concetti espressi da Alfiero Grandi durante l’incontro del due settembre, quello sulla decisione dello “stato di guerra”:

“Pensate a una scelta su guerra e pace, tema tornato purtroppo di attualità. Una Camera eletta con un premio di maggioranza enorme decide a maggioranza su proposta del governo, il cui capo, in quanto segretario del partito, è stato decisivo nella scelta dei parlamentari, di fatto nominati per almeno i 2/3. il Senato non può più bilanciare le decisioni della Camera e quindi di fatto il Presidente del Consiglio decide sullo stato di guerra del nostro paese, senza contrappesi istituzionali in grado di fare pesare la volontà popolare e infischiandosene dell’art.11 della Costituzione”

Alfiero Grandi non ci sta, io neanche e, Voi?

 

 

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