Donne nella prima guerra mondiale

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La prima guerra mondiale rappresentò una cesura nella storia europea, l’irruzione del nuovo, del moderno della tecnologia insieme alla esplosione di atavici impulsi distruttivi.

Tutto ciò provocò il sovvertimento di strutture tradizionali e l’insorgere di nuovi modelli

6marzo 2016 di Paola Ceccotti

Nell’orizzonte femminile la guerra comportò l’emancipazione dagli stereotipi moglie-madre-famiglia sia con l’impiego in attività lavorative in fabbrica e nei campi sia con l’impegno in quelle di supporto assistenziale.

Al momento dell’entrata in guerra il Consiglio Nazionale delle donne italiane venne scelto come organizzatore della difesa civile nell’ambito della organizzazione assistenziale per il sostegno del morale della popolazione. A seguito di questa occupazione il CNDI si caratterizzò sempre più come un organismo patriottico, anche per l’influenza esercitata al suo interno da quelle attiviste che dal 1914 avevano creato un Comitato femminile per l’intervento italiano. Tra queste c’erano ex femministe come Teresa Labriola, ex socialiste come Regina Teruzzi e Margherita Sarfatti, e anarchiche come Maria Rigyer, che avrebbero poi aderito al fascismo.

donne Anna Franchi.La livornese Anna Franchi scrittrice, traduttrice, giornalista, vicina alla posizioni di sinistra di inizio secolo, che già si batte per i diritti civili e chiede con forza il divorzio, in ragione anche della sua condizione familiare, entrando con decisione nel dibattito con un romanzo dal titolo “Avanti il divorzio”(1902), il saggio “Il divorzio e la donna” (1902), e ancora con il suo contributo nella conferenza intitolata “Divorzio” tenutasi alla Università popolare di Parma nel 1903, è fortemente impegnata a sostenere le tesi interventiste.

Le manifestazioni contro gli Austriaci la vedono presente con il figlio Gino, e nel 1915 pubblica con Treves “Le città sorelle” in cui, sostenuta dal suo acceso irredentismo, racconta la storia antica e moderna delle città sorelle, ovvero delle città irredente, condanna il popolo germanico «avverso ad ogni libertà» e giustifica la guerra «per disperdere la barbarie» e non lasciar morire le belle tradizioni latine (in www. interculturalita.it, N. Soglia).

La sua fede nella liberazione finale delle città sorelle sarà incrollabile e l’arruolamento come volontari dei figli Gino e Ivo sarà la realizzazione di un’idea di nuovo risorgimento della Patria. Quando il figlio Gino, tenente, muore alla testa della propria compagnia sul S. Gabriele il 2 settembre del 1917 riesce a coniugare e superare il dolore come madre nel supremo  dolore della Patria stessa. Pubblica per Treves “Il figlio alla guerra”, una raccolta delle conferenze tenute nell’Aula Magna del reale Conservatorio di Milano e istituisce, insieme a Angelina e Norina Biasoli,  in nome delle madri colpite come lei dalla perdita del figlio la Lega dell’Assistenza delle madri dei caduti.

donne infermiere prima guerra mondialeLa nazione in guerra richiese l’intervento delle donne per fronteggiare la crisi della mobilitazione, il loro sostegno si differenziò secondo la classe sociale di appartenenza. Le borghesi attive soprattutto in opere assistenziali e umanitarie in una opera di maternage di massa, furono infermiere, madrine di guerre, le lavoratrici del ceto medio e del popolo soprattutto nei servizi e nella produzione.

La donna divenne tramviera, postina, telefonista, impiegata – come ricorda Isnenghi – dopo essere già maestra.

Le prime impegnate a rendersi utili con opere di beneficenza; si dice che furono confezionati a migliaia di guanti, passamontagna, calze e maglia di lana, quella ruvida filata a mano con la persuasione che fosse più calda e adatta agli uomini al fronte. E per i figli delle donne più povere che dovevano lavorare furono improvvisati nidi per lattanti, asili e ricreatori per i più grandi.

Il primo conflitto mondiale agì come strumento di modifica sociale, le donne andarono a sostituire la manodopera maschile e cominciarono a lavorare nelle officine e in agricoltura sostituendosi agli uomini.

Venne data esecuzione ad un programma produttivo che prevedeva la sostituzione del lavoro maschile con quello delle donne e dei ragazzi non in età di leva, organizzando corsi di apprendistato, vennero istituite anche scuole femminili per la specializzazione in torneria. [1]

Durante la guerra, la crisi economica fu un fenomeno europeo

donne lavoroNel 1917 si verificarono scioperi spontanei, agitazioni operaie per i minori salari e l’aumento del costo della vita; nei giorni 22-26 agosto a Torino scoppiarono sommosse popolari poi represse da reparti alpini, che spararono sui civili, furono decine i morti.

Il 21agosto 1917 le scorte di farina erano esaurite, e il giorno dopo quasi tutte le panetterie di Torino erano senza pane. La protesta si sviluppò spontaneamente, senza la guida della Camera del Lavoro e del Partito socialista; il mattino del 23agosto venne indetto uno sciopero generale al quale aderì un’alta percentuale di lavoratori. Il Consiglio comunale rispose facendo intervenire i militari. I dimostranti dopo aver eretto le barricate, guidati da cortei di donne, saccheggiarono negozi, caserme e, in Barriera di Milano, la Chiesa della pace, asportando dalla cantina del parroco “il vino e le provviste contenute che furono distribuite alla folla”. Il 24agosto, fu la giornata più sanguinosa, e la sera esercito e forza pubblica sferrarono una dura controffensiva, spazzando via le barricate e sedando nel sangue la rivolta. Gli scioperi cessarono il 28agosto, quando le autorità annunciarono “l’ordine regna a Torino”. Alle giornate di lotta seguì una scia repressiva che portò all’arresto di molti operai e all’invio al fronte di quelli esonerati perché addetti alla produzione bellica.[2]

donneLe contadine inurbate, decine di migliaia di donne e ragazze molto giovani che arrivano per la prima volta in fabbrica sconvolgono l’immaginario maschile, rappresentano nella loro concretezza al tempo stesso la presenza e la lacerazione tra due mondi distanti quello contadino e quello della fabbrica; “presenza imprevista e difforme di manodopera industrialmente analfabeta capace con la sua anomalia di dare impaccio sia alle norme padronali sia a quelle operaie. Le nuove venute danno il nerbo e il tono alle manifestazioni per il caroviveri, inedita folla vociferante per le strade, più difficile da contenere che le dimostrazioni maschili del tempo di pace”.[3]

L’immagine della donna proposta dalla propaganda durante il conflitto privilegia la figura della moglie del soldato che attende il suo ritorno attorniata da uno stuolo di bambini all’interno delle rassicuranti pareti domestiche, mentre ad altre donne vengono assegnate le funzioni erotiche, in luoghi appositamente istituiti, controllati e organizzati sulla base di prescritte norme, con la realizzazione di “una ragnatela di postriboli militari” nella zona di guerra, e la relativa “legittimazione del commercio del sesso” (in Isnenghi-Rochat cit.)

La trasformazione sociale a causa della guerra ha favorito la modifica della struttura tradizionale della famiglia patriarcale; in molti paesi l’emancipazione femminile fece ampi progressi fino a raggiungere il diritto di voto: in Inghilterra, Germania, Stati Uniti poco dopo la fine del conflitto. Mentre in Italia sarà un traguardo più a lungo sofferto.

A ricordare che la storia non segue un percorso di ininterrotto progresso, alla fine della guerra, la crisi economica e i problemi legati alla smobilitazione, alla riconversione industriale, a quello dei reduci, reclamarono il ristabilimento delle precedenti condizioni e il ritorno delle donne al focolare. Le associazioni di ex combattenti rivendicarono i loro diritti al lavoro chiedendo il licenziamento delle donne dagli uffici soprattutto dove si ambiva essere integrati.

Ma, la storia non si ripete identica a se stessa e l’emancipazione femminile seguirà comunque il suo percorso nonostante le difficoltà che si presenteranno.

[1] I. Vaccari, La donna nel ventennio fascista 1919-1943, Vangelista ed. Milano
[2] In http://www.museotorino.it/
[3] M. Isnenghi-G. Rochat, La Grande Guerra, il Mulino

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