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Due parole a freddo sull’alluvione di Livorno

Riflettiamo sulle cause per evitare che si ripeta

13ottobre 2017 da Sinistra Anticapitalista e Partito Comunista Italiano, Livorno

Dopo la sorpresa – in molti pensavano che Livorno si trovasse in un’isola felice e totalmente al riparo da simili eventi catastrofici – dopo le comprensibili reazioni emotive, il doveroso cordoglio per le numerose vittime, la straordinaria mobilitazione della cittadinanza e dei giovani in particolare, in aiuto e solidarietà a chi è stato colpito, le fuorvianti e strumentali polemiche sulle responsabilità istituzionali, che pure sono state presenti, è giunto il momento di indagare e riflettere sulle reali cause del disastro che ha colpito la nostra città.

Si è trattato veramente di un evento eccezionale per intensità e portata, ma non inaspettato dal momento che da studi fatti da tempo Livorno risulta tra i siti a più alto rischio idrogeologico di tutta la costa dell’ alto tirreno , non a caso la protezione civile aveva diramato da tempo un allerta arancione che però e rimasta senza conseguenze pratiche come inascoltata. Questo per dire che eventi di questa portata distruttiva dovrebbero ormai considerarsi più che prevedibili se inquadrati tra i fenomeni sempre più catastrofici che si stanno da tempo determinando su scala mondiale in conseguenza dei cambiamenti climatici in atto in tutto il pianeta a seguito dell’uso smisurato e sconsiderato dei combustibili fossili che prosegue ancora oggi nonostante esistano ormai le tecnologie per poterli eliminare totalmente.

Ovviamente questo non spiega tutto.

Il fatto è che l’evento eccezionale si è abbattuto su un territorio che era e rimane assolutamente impreparato a riceverlo a causa dell’inadeguata manutenzione e pulizia dei rii, degli argini, delle foci, dei canali di scolo, delle bocche di lupo, da parte del consorzio di bonifica, che pur essendo finanziato dalle tasse che tutti i cittadini versano, appalta i lavori ad imprese private senza poi evidentemente verificare la qualità del lavoro fatto. Inadeguata prevenzione, se come è risultato evidente le casse di espansione sul rio Maggiore si sono mostrate assolutamente insufficienti a contenere tutta l’acqua e il fango che sono scesi nella piana a sud della città. Ma ciò che indubbiamente è stato l’elemento di gran lunga determinante è stata la cementificazione delle colline alle spalle della città, quella a nord in aree naturalmente paludose e quelle a sud che hanno sensibilmente ridotto la permeabilità dei terreni e la loro capacità di drenaggio delle acque meteoriche. 

A questo si sono aggiunte, anche in anni non recenti, l’edificazione lungo e perfino all’interno degli alvei dei torrenti e la loro tombatura per lunghi tratti.

  • Tutto ciò è da addebitarsi alle politiche delle passate amministrazioni le cui responsabilità dovranno essere chiaramente accertate dalla commissione d’inchiesta che si costituirà all’interno del Consiglio Comunale e che dovrà anche individuare ciò che è necessario fare affinché eventi del genere non si verifichino più.
  • Responsabilità che riguardano anche l’attuale Amministrazione che ha mostrato con tutta evidenza la più totale inadeguatezza, superficialità e impreparazione nella gestione dell’allerta e dell’emergenza con la surreale polemica sul colore dell’allerta meteo, lo smantellamento della macchina della Protezione Civile e la disorganizzazione del dispositivo di allerta, nonché la sostanziale subalternità ai poteri speculativi della città e l’incapacità di realizzare quanto il M5S aveva promesso in campagna elettorale (“Basta Cemento”), come ha dimostrato la vicenda degli Orti Urbani di via Goito.

Ma oltre a tutto questo non possiamo non sottolineare quanto nessuna Commissione d’Inchiesta potrà mai mettere in evidenza, e cioè che alla base di quanto è successo c’è un sistema economico e sociale, quello capitalistico, che negli ultimi decenni è riuscito a privatizzare anche ogni bene pubblico comune, da cui trae sempre maggiori profitti e che non vive per soddisfare i bisogni più elementari della stragrande maggioranza dell’umanità, ma, tramite lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la produzione di sempre più sofisticati e micidiali strumenti di morte (armamenti) e la distruzione della natura, persegue, sempre e comunque la realizzazione del massimo profitto, mettendo così a rischio la stessa sopravvivenza del genere umano.

Il cambiamento di questo sistema con un altro,  in cui i lavoratori associati e organizzati siano una forza primaria d ‘ avanguardia per decidere ciò di cui il paese a bisogno, si fa sempre più urgente.

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