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Ecos del Desierto (Miniserie Tv 1-4) Cile 2013, Andrès Wood. Drammatico-storico

“Echi del deserto”, la storia ispirata al caso “Carovana della morte”

2novembre 2016 di Enrico Bulleri

Image and video hosting by TinyPicLa televisione potrebbe essere una potente arma per fare un po’ di luce nelle pagine più oscure della Storia, in particolare se sotto forma di reportage o documentaro ma, le serie storiche basate su fatti realmente accaduti, raramente vengono inserite nelle programmazioni (specie in prima serata). Una delle serie più brillanti di accurato impianto storico cronachistico che abbia visto negli ultimi anni, è certamente la cilena “Ecos del Desierto” del 2013, programmata da CTV-Chilevision nei giorni in coincidenza dell’11 settembre, quarantesimo anniversario del golpe del 1973 con cui venne rovesciato e assassinato il Presidente Salvador Allende, in un colpo di stato guidato dal generale Augusto Pinochet.

La ricostruzione degli eventi di quei giorni nel Cile settentrionale, è stata tratta dai documenti del tribunale e dalle testimonianze di quanti coinvolti, oltre che dalle famiglie dei giustiziati. Quanto ci viene proposto, con dovizia di particolari, sono gli orrori e il conto macabro di quello che avvenne  dopo che la rivolta militare a Santiago e a Valparaiso, prese il controllo delle città. Image and video hosting by TinyPic

Parlerò quindi a quel pubblico italiano che non ha avuto modo di vedere questa miniserie Tv, sviluppata su quattro episodi da 50’ ciascuno.

Si tratta di proiezioni che fanno riflettere sulla condizione umana imposta e sulle atrocità commesse in Cile dal 1973, tali da lasciare un groppo allo stomaco. Questa serie rappresenta anche una nuove tendenza del fare televisione, capace di adattars alle caratteristiche specifiche e particolari di ciascun paese.

La trama:

Image and video hosting by TinyPicLa serie racconta la storia della lotta dell’avvocato Carmen Hertz per chiarire e denunciare all’opinione pubblica i fatti inerenti all’arresto, al “sommario processo militare”, alla detenzione, alla scomparsa e alla successiva esecuzione di suo marito, il giornalista Pablo Berger, direttore della stazione radio di Calama, nel Cile settentrionale. Questa esecuzione era parte di una operazione di occultamento dei cadaveri degli oppositori politici gettati dagli elicotteri e dagli aerei nell’Oceano Atlantico o di seppellimento in fosse comuni nel deserto, e denominata “La Carovana della morte”, che il generale Pinochet affidò al comando del generale Sergio Arellano Stark (interpretato da un eccellente Josè Soza), per una celere eliminazione dei detenuti politici e molto altro ancora, onde soffocare nel modo più zelante e silenziato possibile la fervente opposizione al colpo di stato militare, in varie città del Cile settentrionale come meridionale, con il risultato finale di novantasette persone uccise.

La serie si estende su un periodo di 27 anni del 1973 al 2000, e mostra con grande dettaglio gli eventi iniziali e l’intera battaglia legale per chiedere giustizia, e per promuoverla.

cile-pinochetLo sceneggiatore e regista Andrew Wood aveva raggiunto un grande prestigio nel 2004 con il suo film “Machuca”, che affrontava lo stesso cruciale periodo storico nella Storia del Cile, prima e dopo il colpo di stato militare. E nel 2013 ha dimostrato che il miglior tributo possibile per restituire verità,  a quaranta anni dal colpo di stato, era questa miniserie, denunciando i fatti mettendoli in relazione con quello che sarebbe stato il destino del Paese nei successivi 17anni. Wood affronta la storia con una crudezza e un realismo che raramente possiamo vedere nei prodotti televisivi di oggi. Ci mostra, senza sosta, tutto il percorso della Carovana della morte e dei suoi membri: alti ufficiali militari assetati di sangue, particolarmente d’effetto la scena in cui il generale Arellano Stark firma il documento dove segnando, con un baffetto di penna rossa, indicava i nomi con cui ne decretava la scomparsa e l’esecuzione,  come fosse il “creatore”, sotto un mandato Divino.

La serie è divisa in due parti, ambientata a Calama, e termina le prime due puntate con l’esecuzione dei prigionieri nell’ottobre successivo all’11 settembre del 1973, per poi trasferirsi a Santiago e affrontare la battaglia legale della vedova di Pablo Berger, documentazione poi inclusa nelle imputazioni alla richiesta d’arresto del giudice spagnolo Baltasar Garzon, di un Pinochet oramai decrepito e recatosi a Londra a visitare la sua amica Thatcher.

cileLa crepuscolare messa in scena di Andrès Wood è mirabilmente secca e austera, fuggevole da ogni sensazionalismo, mostrandoci con toni forti l’impunità con cui i soldati hanno potuto esercitare il loro arbitrio in Cile, come, anche, in tutto il continente centro e latino americano. Ha lasciato, almeno nel mio animo, come la sensazione di un calcio in piena faccia, certo ricevuto dalla suggestione della storia che conoscevo, ma qui resa ancor più penetrante da immagini di grande potenza e maestria registica.

Essendo basata sui documenti processuali, la miniserie ha raggiunto la massima precisione possibile, con l’unico problema di avere un montaggio che poteva essere un po’ migliorato, stante i molti salti avanti e indietro nel tempo, con una struttura comunque suggestiva di flashbacks. Ma anche con la ripetizione in diverse occasioni di alcune scene, come a conferire una certa sensazione di voler allungare il metraggio senza necessità, vista la sua grande forza iniziale, e aggiungendo qualche confusione al filo generale della storia. Trattandosi però di una questione molto delicata e ancora più che latente in Cile, la serie riesce anche a rifuggire da uno sguardo di scandalizzato sensazionalismo ai fatti terribili accaduti, non perdendo così di vista la concretezza degli accadimenti.

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Ecco perché “Ecos del desierto” è un ottimo adattamento di questi fatti, e in linea con questo lavoro consiglierei a tutti di leggere il bel lavoro scritto da Patricia Verdugo “El Zarpazos Puma’’.

Un libro che raccoglie informazioni sugli eventi accaduti, le responsabilità inoppugnabili di Arellano Stark, e un sacco di interviste con i generali coinvolti, tra cui il Generale Lagos, che fu il più alto in grado a denunciare i fatti de “La Carovana della morte”, divenendo poi un fervente oppositore degli assurdi tribunali di guerra e, delle procedure utilizzate da Arellano e dai suoi sottoposti. Non furono solo dirigenti come quelli dei sindacati ad essere giustiziati, ma anche molti studenti che erano i leader del movimento studentesco e dalle tendenze socialiste, furono uccisi, così come i lavoratori, sindacalisti di base e gli appartenenti ad una di serie di enti e/o figure che avrebbero potuto generare una possibile destabilizzazione del regime militare.

Perché ho menzionato più volte l’utilizzo ingannevole del potere della Tv e dei media? Un esempio, il giorno prima della commemorazione del 40° colpo di stato militare, la CNN trasmise una famosa intervista a Manuel ‘’Mamo’’ Contreras a capo della famigerata DINA per conto di Pinochet, circa la sua posizione e se si fosse pentito. A mio modesto parere, è stata una scorrettezza etica giornalistica di proporzioni notevoli, fatta solo per un successo pubblicitario e di ascolti, per la famosa catena di emittenti giornalistiche, americana.  Perchè ci sono sempre due prospettive ideologiche e storiche da cui guardare gli eventi, ma a tutto ci dovrebbe essere un limite.

Il governo di Allende stava seppure certamente contro la sua volontà, generando molti problemi economici e di forniture in tutto il paese … i disordini sociali erano oramai più che latenti, basta guardare il gran numero di proteste: il famoso sciopero dei camionisti finanziato dagli americani, le rivolte, tra gli altri eventi di quei convulsi mesi. Il paese era sull’orlo della guerra civile. Entrambe le parti erano ugualmente estreme, i militari e la sinistra, con la creazione di entità come il MIR e Patria y Libertad. Ci sarebbe molto da imparare storicamente da quegli eventi e dalle tragiche ferite che ha prodotto per il Cile ma anche per tutta l’America Latina, quel tremendo periodo storico negli anni settanta.

La televisione dà raramente questo impulso narrando le storie precise sui fatti, ragione per cui  ‘’Ecos del Desierto’’ è in termini di qualità e precisione, ancora più un trionfo.

Inoltre consiglio agli appassionati italiani dell’argomento, di recuperare on-line i 23episodi delle due stagioni (2011 e 2014) di ‘’Los Archivos del Cardenal” con Benjamín Vicuña, che si concentra sul Vicariato della Solidarietà ai tempi del regime. E’ anch’esso un buona produzione, ma più sensazionalista. Inutile ritornare, che se si vuole saperne di più, è imprescindibile leggere “El Zarpazos Puma” di Patricia Verdugo, che essendo un libro è ovviamente molto più denso di quello che può essere una miniserie. Sono molto contento grazie ad una mia amica cilena, di essermi potuto immergere in questo tipo di produzione realizzata in Cile, e dalla eccellente cura documentale.

La miniserie come detto è stata trasmessa la prima volta in Cile e in tutto il Sudamerica, per tre giorni consecutivi dal 9 all’11 settembre, terminando proprio il giorno del 40° anniversario del colpo di stato, e ha avuto un pubblico di tutto rispetto per un tema così delicato, e con le ferite ancora così aperte in molti settori della società cilena.L’ultima scena della serie è per la vera Carmen Hertz che cerca di spiegare i propri sentimenti in una testimonianza schiacciant.

Epilogo:

“Ecos del Desierto” è una visione essenziale per quanti desiderano esplorare le atrocità che l’uomo è in grado di commettere, con la scusa e in nome di Dio e dell’amore per il proprio Paese. La potente visione proposta da questa serie avrà sicuramente infastidito se non fatto infuriare, alcuni vasti strati reazionari e dell’alta borghesia, nella società cilena odierna ma, in questo caso la televisione ha fatto bene il suo mestiere, in un lavoro minuzioso di inchiesta e denuncia dei fatti, un eccellente esempio di ricostruzione storica.

 

  

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