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Fertily day, Marisa Nicchi: “La Ministra si deve dimettere. Non ideologia ma chiare politiche economiche e sociali”

Invece di licenziare i dirigenti, la Ministra Lorenzin abbia il coraggio di dimettersi

223 settembre 2016 da Marisa Nicchi, deputata di Sinistra Ecologia e Libertà

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ministro LorenzinÈ vile da parte sua, scaricare le responsabilità del manifesto razzista del Fertility Day sui suoi dipendenti.  La Ministra vuole farci credere che è stato diffuso senza la sua supervisione e il suo consenso? Per di più’ il Manifesto razzista si aggiunge alla campagna  precedente in una ignobile coazione a ripetere. Se così fosse, sarebbe ancora più paradossale.

Abbiamo presentato una Mozione di sfiducia in Parlamento e chiediamo alla Ministra, oltre che di riferire urgentemente alla Camera, il coraggio di dimettersi dopo la serie di grossolani errori sulla campagna pubblicitaria dell’evento, prima offensivi verso le donne ora discriminatoria e razzista. Una campagna vergognosa in cui si vogliono statalizzare i comportamenti soggettivi mentre, nello stesso tempo, si privatizza la Sanità Pubblica.

parlamentoFertily day: non ideologia ma chiare politiche economiche e sociali strutturali a reale sostegno dell’autonomia di scelta di tutte e di tutti

21settemmre 2016, la mozione su “fertility day” presentata da Nicchi, Gregori, Scotto, Pannarale, Martelli, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D’Attorre, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Kronbichler, Marcon, Melilla, Paglia, Palazzotto, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti

La Camera, premesso che:

il 28 luglio 2016, il Consiglio dei ministri ha approvato la proposta della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, di istituire per il 22 settembre di ogni anno una giornata nazionale dedicata all’informazione e formazione sulla fertilità umana. Come riporta il Comunicato stampa del medesimo Consiglio dei Ministri <l’iniziativa colloca il tema al centro delle politiche sanitarie ed educative del Paese, con la consapevolezza che la salute riproduttiva è alla base del benessere psico-fisico, oltre che relazionale, di tutti i cittadini, anche tenuto conto che il problema della denatalità influenza direttamente molti settori, in campo economico, sociale, sanitario e previdenziale>;

a seguito della suddetta decisione assunta dal Consiglio dei Ministri, è stata avviata dal Ministero della Salute una campagna di comunicazione sul “fertility day”, fatta di slogan e cartoline come “Sbrigati, non aspettare la cicogna”, che chiedono alle donne di fare più figli e farli presto. Una campagna che ha giustamente provocato forti critiche e proteste, alle quali la Ministra ha risposto con un laconico: la campagna sul “fertility day” <non è piaciuta? Ne facciamo una nuova>;

l’1 settembre scorso, lo stesso Presidente del Consiglio Renzi, prendeva le distanze dalla campagna di comunicazione sul “fertility day” voluta dalla Ministra Lorenzin affermando: <<Non sapevo niente di questa campagna (…). Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario>;

la campagna di comunicazione ministeriale sulla fertilità ha mostrato chiaramente non tanto l’intento di informare, ma piuttosto quello di promuovere un’ideologia;

l’immagine minacciosa della donna con la clessidra ha richiamato l’antica idea della donna ridotta corpo e natura “obbligata a fare figli” attraverso messaggi regressivi: se non fai presto non avrai figli, al massimo, ma non è sicuro, solo uno. Se non fai figli non contribuisci al bene comune e tu giovane infertile sei come una buccia di banana avvizzita…);

una campagna di comunicazione aggressiva, ricattatoria, minacciosa che ha prodotto un rigetto sociale amplissimo in primo luogo di tante donne e una forte critica di esperti di comunicazione, di scienze mediche e psicosociali che ha generato ansia per l’orologio biologico che corre;

già nel lontano marzo 2014, pensando alla predisposizione del Piano Nazionale per la fertilità (elaborato nel maggio 2015) la Ministra Lorenzin in una intervista al Quotidiano Avvenire, affermava che “ i bambini devono tornare a nascere e serve educare alla maternità”, dato che “il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale”. “La decadenza” va “frenata con politiche di comunicazione, di educazione e di scelte sanitarie” e che “bisogna dire con chiarezza che avere un figlio a trentacinque anni può essere un problema”;

è chiara la linea ideologica di parte che muove la Ministra, impropriamente, nelle scelte di governo volte a svuotare la sentenza della Corte Costituzionale che ha superato il divieto di fecondazione eterologa; ignorare cinicamente le difficoltà che molte donne incontrano nel ricorrere alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, spingere verso una condanna mondiale della surrogacy intesa addirittura come crimine contro l’umanità;

scelte del Governo improntate da una doppiezza politica da censure: da una parte si propugna uno stato interventista paternalista sui comportamenti procreativi delle persone, dall’altra si attacca l’universalismo delle politiche del diritto alla salute con scelte che impoveriscono il sistema sanitario pubblico e lo indirizzano al mercato e alla logica del profitto;

il tema della denatalità, privato della falsa coscienza della Ministra, è un problema serio. I dati dell’Istat evidenziano come i nuovi nati siano in costante diminuzione. Nel 2015, le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. La decisione di mettere al mondo dei figli viene sempre più posticipata, come documenta l’aumento dell’età media delle madri al parto;

ma, affrontare il problema della denatalità da parte del Governo a colpi di pedagogia autoritaria è fuorviante e inefficace;

rinunciare o rimandare la scelta di fare un figlio sta dentro un complesso mosaico di ragioni che riguardano in primo luogo alla soggettività in cui si intrecciano sessualità, amore, futuro, identità sessuali, libertà, relazioni tra i sessi, desiderio, fiducia   che non possono essere né semplificate con richiami volontaristici, ne’ tantomeno ricondotti solo a parametri sociali ed economicistici;

la bassa crescita o la decrescita demografica è in primo luogo, un problema che deve essere affrontato in una dimensione globale e non solo nazionale o patriottica, bensì nelle sue strette connessioni con le politiche dell’immigrazione;

un piano nazionale della fertilità per sostenere le nascite nel nostro Paese, deve muovere dall’ affermazione della libertà di scelta di maternità, del diritto alla salute riproduttiva e dal promuovere robuste politiche attive e strutturali per garantire l’autonomia delle persone e il rispetto delle loro scelte di vita che creino le condizioni di sostegno alla scelta di fare figli: un nuovo sistema del welfare e in esso più servizi socio-educativi, riconoscimento sociale della cura, sostegno al reddito, congedi parentali incentivanti per gli uomini, più lavoro femminile organizzato per poter accudire le relazioni umane;

molte realtà europee dimostrano che c’è un’ rapporto   diretto tra accesso femminile al lavoro, natalità e benessere generale, ma l’Italia si conferma uno dei paesi europei a più bassa occupazione femminile, e questo condiziona fortemente la stessa possibilità di determinare il proprio progetto di vita, i dati del “Rapporto Italia 2015” dell’Eurispes, hanno evidenziato l’incidenza della precarietà e dell’ incertezza per il futuro nella crescita del numero di chi non si sente in grado di dare garanzie alla propria famiglia con il proprio lavoro;

impegna il Governo

a prendere nettamente le distanze dalle scelte e dalle decisioni assunte dalla ministra Lorenzin con atti concreti e immediati, riconsiderando nel merito e nel metodo le proposte, le decisioni e le iniziative prese sul “fertility day” di cui in premessa;

a cancellare definitivamente la campagna pubblicitaria che ha procurato un rigetto sociale, porgendo le scuse alle italiane;

a prevedere che il 22 settembre diventi giornata di formazione e informazione sul diritto alla salute riproduttiva per la prevenzione della fertilità e cura della sterilità riguardo a giovani uomini e donne;

ad affermare il principio della libertà nelle scelte procreative, innanzitutto delle donne nel regolare la loro fecondità, considerando la libertà di non fare figli, come libertà di grado non inferiore a quella di farli;

a prevedere studi specifici di genere, anche riguardo agli effetti sulla fertilità di donne e uomini e sulle malattie neo-natali conseguenti all’inquinamento e alla contaminazione delle matrici ambientali;

a investire risorse finalizzate ad un piano di prevenzione alla sterilità attraverso l’informazione e la promozione di stili di vita che riducano od eliminino tra i giovani i fattori di rischio della sterilità medesima;

a creare e sostenere una rete qualificata tra centri di cura di giovani malati/e (a partire dalle patologie oncologiche) e centri di crioconservazione dei gameti maschili e femminili per poter postdatare la scelta di maternità per ragioni di malattia e non solo;

a garantire l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita in tutto il territorio nazionale, promuovendo la conoscenza e la pratica della donazione dei gameti nel rispetto di rigorosi standard di sicurezza e di anonimato delle donatrici e dei donatori;

a garantire a tutti e tutte l’accesso ai farmaci innovativi, con particolare riferimento a quelli per l’epatite C, per prevenire patologie nelle gravidanze anche a tutela di chi viene al mondo;

a includere l’endometriosi tra gli obiettivi prioritari della ricerca sanitaria, in modo particolare per quanto riguarda la genesi della malattia, la terapia specifica, il trattamento delle recidive, la prevenzione dell’infertilità, anche al fine di porre la donna al centro di un percorso il più veloce possibile per la diagnosi e la successiva cura, prevedendo altresì l’istituzione del Registro nazionale dell’endometriosi e opportuni registri regionali;

ad avviare efficaci campagne di formazione e informazione per i medici ginecologi, i medici e gli operatori dei presìdi consultoriali, e per i medici di medicina generale;

ad attivare opportune reti di eccellenza pubbliche impegnate nella formazione degli operatori sanitari e nella massima trasmissione del know how clinico-diagnostico e terapeutico;

ad avviare un capillare programma di promozione dei metodi contraccettivi, di conoscenza riguardo al libero accesso alla contraccezione d’emergenza, e di informazione per la prevenzione e la lotta contro l’HIV/AIDS e altre infezioni sessualmente trasmissibili, assegnando a tal fine la dovuta centralità ai Consultori, quale servizio per la rete di sostegno e alla preservazione della fertilità e alla sessualità libera, nel rispetto pieno e senza impostazioni giudicanti della libertà di scelta;.

ad assicurare una qualificata attività di informazione, formazione ed educazione sentimentale nelle scuole, per poter affermare la maternità come scelta e realizzare una vita affettiva e sessuale libera dagli stereotipi e i pregiudizi;

a prevedere un indispensabile incremento delle risorse finanziarie a favore della rete dei Consultori, anche al fine di poterne implementare gli organici e le sedi;

a mettere in campo chiare scelte di politiche economiche e sociali strutturali a partire dalla prossima legge di stabilità, volte a sostenere realmente l’autonomia delle persone rimuovendo gli ostacoli sociali che possono condizionare la realizzazione del desiderio e della volontà di maternità attraverso: a) un piano straordinario di promozione e sostegno al lavoro femminile con incentivi a modalità organizzative basate su nuovi rapporti tra produzione e riproduzione, b) il riconoscimento sociale e la valorizzazione del lavoro di cura anche con lo sviluppo di infrastrutture sociali di stampo europeo riguardo a sicurezza, qualità, diffusione equa in tutto il territorio nazionale, a partire da quelle dedicate all’infanzia rifinanziando – tra l’altro – il piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi, al quale concorrono gli asili nido, i servizi integrativi, e i servizi innovativi nei luoghi di lavoro, presso le famiglie e presso i caseggiati, di cui all’articolo 1, comma 1259, della legge 296/2006;

a prendere efficaci iniziative, anche in ambito UE, volte a prevedere l’esclusione dal rispetto del patto di stabilità delle spese relative ai servizi sociali e al welfare al fine di: a) incrementare le risorse attualmente assegnate al fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e al fondo per le politiche sociali; b) attuare efficaci politiche di abitative con la priorità dello sviluppo dell’edilizia residenziale pubblica e del sostegno alla locazione per i giovani che desiderino convivere, sposarsi, fare figli;

riconoscere la cura ai fini pensionistici con il riconoscimento di contributi figurativi legati al numero dei figli o ad eventuali altri impegni di cura; nonché con il riconoscimento di integrazioni contributive per i periodi di lavoro part time per ragioni di cura, possibilità di anticipo della pensione per necessità di accudimento di persone non autosufficienti nel quadro di una revisione del sistema pensionistico che contempli flessibilità e libertà di scelta;

aumentare gli sgravi fiscali a favore della maternità delle donne lavoratrici, con particolare riguardo alle piccole e micro imprese, sulle quali i costi incidono in misura proporzionalmente maggiore.

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