10182017Headline:

Hugo Blanco, la lotta per la terra in Perù

Lo scorso mese il mio principale lavoro è stata la presentazione del mio libro “Noi, gli indios” nel sud del Paese (Perù): Juliaca, Puno, Ayaviri, Cusco e Abancay.

22settembre 2017 di Hugo Blanco*. Traduzione di Matteo Ricci

Nella foto, carta fisico politica del Perù, con suddivisione amministrativa

Ringrazio principalmente il gradevole programma “Democracia y Transformacion Global”, diretto dal compagno Raphael Hoetmer, per la sua programmazione, i suoi contatti e la sua gentilezza nel prestarmi i libri. A Puno mi ha ospitato per molti giorni una cara compagna. In questo dipartimento mi ha emozionato ricordare la scorsa volta in cui vi risedetti per un lungo tempo nel locale della Federación Departamental de Campesinos de Puno, quando essendo segretario della organizzazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), per mia richiesta mi trasferirono a questo dipartimento per collaborare con la lotta portata avanti dal Campesinado comunero per modificare la riforma agraria di Juan Velasco Alvarado, che aveva unito varie aziende agricole per formare gigantesche cooperative che non erano tali, bensì organismi in cui i contadini dovevano lavorare per i burocrati (Preisidente, direttore, ecc).

Il Campesinado comunero ha recuperato 1.250.000 ettari per le comunità. La letta era contro il governo di Alan Garcìa, contro “Rumimaqui”, il ramo di Puno della Confederación Nacional Agraria che difendeva la politica di Velasco, e contro Sendero Luminoso, che ci accusava di “ingannare i campesinos dicendo che vi era un’altra forma di lotta oltre alla lotta armata”. Sendero assassinò Zenobio Warsaya che era stato eletto sindaco dai suoi compagni indigeni. Uno dei leader del recupero delle terre nella zona nord è stato Porfirio Suni: è stato incarcerato dall’esercito con l’accusa di essere di Sendero luminoso e siamo riusciti a liberarlo con una campagna nazionale e internazionale; quando riuscimmo, Sendero lo assassinò. Mi hanno informato che malauguratamente vi sono stati passi indietro nel recupero di terre per le comunità.

Prima della guerra interna tra i governi e Sendero, la CCP era forte ed aveva sezioni in gran parte del Paese. Durante la guerra interna i governi hanno assassinato molti dirigenti dei campesinos, accusandoli di essere senderisti, mentre Sendero li assassinava accusandoli di appoggiare i governi. Questo debilitò la CCP, che ora ha pochissime sezioni funzionanti; mi ha rallegrato sapere che la Federacion Departamental de Campesinos de Puno è una di quelle, il cui segretario generale è il combattivo Justo Huallpa di Ayaviri.

A Puno ho avuto la gradevole compagnia della dirigente indigena Nasa Vilma Almendra, che ammiro molto. A Cusco il mio intervento è stato breve: ho segnalato la differenza tra le lotte di prima, nelle quali lottavamo per la terra che era nelle mani dei potenti locali e che nella Convencion riuscimmo a far passare nella mano di chi la lavorava senza pagar loro un centesimo né lasciar loro un metro quadrato. Ci è costato morti e incarcerati, chiesero la pena di morte per me due volte; però riuscimmo a schiacciare il latifondo di tipo feudale importato dagli invasori europei. In seguito la riforma agraria fu portata avanti da Velasco al suo modo, pagando ai latifondisti in denaro e in buoni.

Ora la lotta è per l’acqua e la vita, a causa della voracità di guadagno delle imprese multinazionali che attaccano la natura con le miniere a cielo aperto, l’agro-industria e l’estrazione di petrolio. Ad Abancay ho fatto la presentazione migliore, preparata per la sezione apurimeña de la Asociación Pro Derechos Humanos (APRODEH). Ha avuto un carattere molto indigeno. Abbiamo iniziato con un rituale indigeno. Hanno poi proiettato un mio intervento e un video su Mamá Angélica che è recentemente deceduta nel dipartimento vicino di Ayacucho. Hanno parlato compagne e compagni esponendo parte del libro. Ho potuto spiegare le espressioni quechua di cui è carente il castigliano, come i due plurali di prima persona, uno che include l’interlocutore e uno che lo esclude. Lì abbiamo ricevuto la notizia della dichiarazione di stato di emergenza in parte dei dipartimento, che è stato a più riprese respinto da tutti gli astanti.

Eduardo Galeano se ne è appena andato. Nei suoi frammenti, ne ha lasciato qualcuno per raccontare Hugo Blanco, un rivoluzionario peruviano. Ora Hugo, 80 anni, è in Italia per alcuni giorni nella primavera del 2015 con tappe anche a Lucca, Pisa e Livorno. http://www.pisorno.it/hugo-blanco-leroe-antimoderno-a-san-giuliano-terme-pisa-il-28aprile-dalle-ore-1730-incontro-con-il-leader-storico-del-movimento-campesino-peruviano/

Scrive di lui Eduardo:

‘E’ ancora quel matto che decise di essere indio, anche se non lo era ed è accaduto che è diventato il più indio di tutti’. Già, ‘nosotros los indios’, scrive Hugo. Un bianco di Cuzco che ha saputo diventare indigeno.

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