17 Giugno 2026, di Michele Faliani

Nel giardino della FLOG le luci della sera scendono lentamente sui tavoli, sulle birre mezze vuote e su un pubblico che forse non sa bene cosa aspettarsi. Molti sono arrivati per rivedere una band che appartiene a un’altra epoca, altri per curiosità, qualcuno semplicemente per capire se il nome Del Fuegos abbia ancora qualcosa da dire nel 2026.
La risposta arriva nel giro di pochi minuti.
Hand in Hand apre le danze con l’urgenza di chi non ha alcuna voglia di fare la parte del reperto storico. Subito dopo Backseat Nothing e Sound of Our Town alzano ulteriormente la temperatura, trasformando il prato della FLOG in un piccolo avamposto di Boston trasportato nel cuore della Toscana. Non c’è alcun bisogno di effetti speciali: bastano chitarre, sudore e canzoni.
Sul palco la band appare sorprendentemente affiatata. Dan Zanes è il centro naturale della scena, ma senza mai cercare di imporsi. Si muove con disinvoltura, alternando sorrisi, sguardi d’intesa e una presenza che racconta decenni di concerti senza ostentazione. Accanto a lui il gruppo funziona come un motore perfettamente rodato, capace di passare dall’energia più ruvida alle sfumature soul con assoluta naturalezza.
Night on the Town rappresenta uno dei primi vertici emotivi della serata. È una di quelle canzoni che sembrano contenere interi paesaggi dentro pochi accordi, e il pubblico lo percepisce immediatamente. Le voci si abbassano, gli occhi si alzano verso il palco e per qualche minuto il tempo sembra rallentare.
La successiva If You Don’t Know Me by Now, classico immortale di Harold Melvin & The Blue Notes, porta il concerto su territori soul e rhythm & blues. È una scelta che evidenzia la versatilità della band e introduce alla perfezione il clima della parte centrale dello spettacolo.
The Longest Day e Hold Us Down riportano la serata sui binari del rock americano più diretto e sanguigno, mentre Evil Ways di Willie Bobo aggiunge una sfumatura latina inattesa ma perfettamente integrata nel contesto. I Del Fuegos non sembrano interessati a celebrare il proprio passato: preferiscono dimostrare quanto sia ancora vivo.
Out for a Ride e Long Slide (For an Out) scorrono con una naturalezza disarmante. La sensazione è quella di assistere a una band che conosce perfettamente il proprio linguaggio e continua a parlarlo con convinzione. Nessuna nostalgia artificiale, nessuna rincorsa ai tempi andati: soltanto musicisti che credono ancora nelle proprie canzoni.
La cover di Lonely Weekends di Charlie Rich introduce una parentesi più rilassata prima dell’arrivo di Coupe DeVille, autentico gioiello del repertorio Del Fuegos. È uno dei momenti in cui il legame tra palco e pubblico diventa quasi tangibile, alimentato da una canzone che conserva intatto il proprio potere evocativo.
Con I’m Your Puppet, classico firmato da Dan Penn, il concerto torna a colorarsi di soul. Le armonie vocali aggiungono profondità e calore a una performance che continua a muoversi con eleganza tra generi diversi senza perdere identità.
Quando arriva Nervous and Shakey, la FLOG è ormai completamente conquistata. Le sedie sono diventate un dettaglio irrilevante e il pubblico segue ogni accelerazione della band con entusiasmo crescente.
L’encore conferma definitivamente lo stato di grazia della serata. Take It to the Limit degli Eagles viene eseguita con rispetto e intensità, senza cadere nell’imitazione. Poi I Still Want You e Mary Don’t Change riportano la tensione verso l’alto, preparando il terreno alla conclusione.
Wear It Like a Cape chiude il concerto tra applausi lunghi e sorrisi soddisfatti. Le luci si riaccendono lentamente sul giardino della FLOG, ma l’impressione che resta è quella di una band che non ha alcun interesse a vivere di rendita.
I Del Fuegos non sono tornati per ricordarci chi erano. Sono saliti sul palco per dimostrare chi sono ancora oggi.
Grazie a La Chute per l’ospitalità.
La scaletta del concerto:
- Hand in Hand
- Backseat Nothing
- Sound of Our Town
- Night on the Town
- If You Don’t Know Me by Now (Harold Melvin & The Blue Notes cover)
- The Longest Day
- Hold Us Down
- Evil Ways (Willie Bobo cover)
- Out for a Ride
- Long Slide (For an Out)
- Lonely Weekends (Charlie Rich cover)
- Coupe DeVille
- I’m Your Puppet (Dan Penn cover)
- Nervous and Shakey
Encore: - Take It to the Limit (Eagles cover)
- I Still Want You
- Mary Don’t Change
- Wear It Like a Cape
La photogallery del concerto:


