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Il lavoro continua a uccidere. Esplosione al porto di Livorno, morti due operai

28marzo 2018 da redazione Livorno (in aggiornamento)

L’esplosione si è prodotta ad un serbatoio contenente acetato di metilene, nella zona industriale del porto di Livorno e all’interno del deposito costiero della società Neri.

I Vigili del Fuoco, anche se non sì è sviluppato alcun incendio, in via precauzionale stanno lavorando per mettere in sicurezza la zona, che ovviamente è stata evacuata. Il serbatoio dopo l’esplosione si è inclinato.

L’incidente è avvenuto poco prima delle 14.00, secondo le prime informazioni, gli operai, dipendenti di una ditta specializzata in bonifiche (Labromare), stavano effettuando lavori di manutenzione a serbatoio svuotato. Due gli operai morti nell’esplosione.

Il sindaco Filippo Nogarin, di ritorno da impegni istituzionali  in programma a Firenze, si è immediatamente recato sul luogo dell’incidente: “Tragedia immane, il mio pensiero va famiglie”

“Siamo di fronte a una tragedia immane. Tocca contare l’ennesimo incidente sul lavoro che strappa due uomini innocenti alle loro famiglie. In questo momento drammatico per tutta la città il mio primo pensiero è per loro. A queste mogli, madri, figli. A ognuno di loro va il mio più profondo cordoglio, il mio sostegno e la massima vicinanza. Più forte del dolore, in questo momento, è soltanto la rabbia. Perchè tutto questo è inaccettabile. Quanto ancora,  mi chiedo, deve allungarsi l’elenco delle vittime e delle tragedie consumate sui luoghi di lavoro prima che si riesca a fare qualcosa? A tutti i lavoratori,  in particolare a quelli che  operano in ambiente portuale, la politica deve garantire costantemente la massima sicurezza e non le vuote chiacchiere. La fine di una vita  non ammette tentennamenti e impone risposte coraggiose; soprattutto impone risposte immediate. In questo momento le autorità preposte sono impegnate a far luce su questa terribile vicenda, mi auguro  che riescano a chiarire al più presto le dinamiche dei fatti e accertare le eventuali responsabilità”.

Anche il presidente della regione Toscana, Rossi in viaggio per Livorno: “Giorno orribile per il lavoro in Toscana”

Questo il commento del presidente Enrico Rossi alle notizie dei tanti infortuni sul lavoro accaduti stamani in Toscana. Il più grave, nel porto di Livorno, ha provocato la morte di due operai. Rossi si sta recando lì in questo momento. Un bollettino di guerra – aggiunge il presidente – Un incendio a Massa in un’azienda dell’area industriale ha provocato un ferito grave, ricoverato con ustioni di terzo grado. Un’esplosione nel porto di Livorno ha provocato la morte di due operai e altri feriti gravi. A Massa Marittima il ribaltamento di un trattore ha causato la morte di un uomo (un ottantaduenne che lavorava nel proprio campo, ndr). A Terranuova Bracciolini in una discarica un operaio è stato colpito gravemente al volto”.

Da Francesco Renda, Rifondazione Comunista, Livorno: “Due lavoratori non sono tornati a casa perché il lavoro li ha portati via”

Sono morti dentro una cisterna, la stessa occupazione che in meno di 3 mesi ha già portato via 5 operai in Italia. Vogliamo porgere le nostre più sentite condoglianze alle famiglie ed ai colleghi delle vittime e pretendere con loro che venga fatta luce al più presto sulle cause e sulle responsabilità di questa perdita ingiustificata. Da troppi anni ci raccontano che le morti sul lavoro sono in calo: non è vero. Se escludiamo le morti su strada connesse all’attività lavorativa, i dati parlano di una realtà ben diversa. Solo lo scorso anno, quello della ripresa, i decessi sono aumentati del 5% – ben oltre la crescita del PIL, ferma all’1,5%. La verità è che di lavoro non solo si continua a morire, ma che le generali condizioni di sicurezza non sembrano essere migliorate. Questi dati scontano la sempre più scarsa capacità di controllo dello Stato sul rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre il perenne ricatto del lavoro a tutti i costi porta i lavoratori a denunciare sempre meno il mancato rispetto delle norme di sicurezza per evitare di perdere la propria fonte di sostentamento. Questo è  il paese del “jobs act”, dove i lavoratori sono sempre più deboli di fronte ai datori di lavoro, dove però i primi muoiono ed i secondi, nonostante tutto, si lamentano.

Da Nicola Fratoianni (Deputato Liberi e Uguali): “Vicini alle famiglie e alla città di Livorno”

Continua strage senza fine. Si pone anche il tema sicurezza area industriale in città. Due operai morti al porto di Livorno e feriti gravi, per effetto dell’esplosione di una cisterna. Altri vari incidenti sul lavoro oggi in Toscana.  Prosegue con numeri incredibili una vera e propria guerra nel mondo del lavoro in Italia, che continua a vedere morti e infortuni in aumento. Solo lo scorso anno oltre 1.400, ma questa guerra non è stata materia di campagna elettorale, eppure ha a che fare con le scelte della politica. Non conosciamo ancora le cause certe del disastro – prosegue l’esponente di Leu – e mi auguro che si accertino quanto prima le responsabilità, ma c’è un punto che riguarda non solo la sicurezza dei lavoratori, ma anche la sicurezza di una intera area della città di Livorno: il porto è pieno di cisterne, in una zona in cui ci sono altre attività, in cui vicino c’è una raffineria e che è zona di passaggio persino per semplici cittadini. Sarebbe il caso di iniziare a lavorare per una delocalizzazione degli impianti e per una maggiore sicurezza. L’esplosione di oggi è un brutto segnale che va colto. Alle famiglie dei lavoratori, alla città di Livorno – conclude Fratoianni – l’abbraccio di tutti noi.”

Da Sindacato Generale di Base toscana: “Non si contano più le morti e gli infortuni sul lavoro. Silenziosa  strage di innocenti che non provoca più indignazione, rabbia o protesta”

“Ormai gli stessi operai si sono abituati agli infortuni e alle morti, si lavora in condizioni sempre più precarie con salari da fame e appalti al ribasso. Sono queste alcune delle cause che determinano in Italia l’elevato numero di infortuni e di morti sul lavoro. Due operai morti nel porto di Livorno per la esplosione di una cisterna svuotata  e all’interno della quale era stato stoccato acetato di etile. Il serbatoio esploso si è inclinato, nelle prossime ore conosceremo meglio  dinamiche e responsabilità dell’infortunio mortale. La pericolosità della lavorazione è a tutti nota, nel passato si sono verificati casi analoghi per la inosservanza delle procedure di sicurezza.

  • In Toscana, ad oggi erano ben sei i morti sul lavoro solo nel 2018, in Italia  ben127. Numeri allarmanti che testimoniani le responsabilità della politica che, nel corso degli anni, ha cercato di depotenziare sanzioni e pene per inosservanza alle normative sul lavoro, favorendo allo stesso tempo la logica degli appalti al ribasso.
  • Nell’Italia del jobs act, le morti e gli infortuni sul lavoro non accennano a diminuire, per questo non basta il cordoglio. Con le leggi sul lavoro, all’insegna della precarietà, infortuni e morti sono la realtà quotidiana, alla quale non vogliamo ne possiamo rassegnarci.

Da Simona Ghinassi, Marco Sabatini e Daniela Lastri di  Sinistra Italiana: “Oggi piangiamo altre vittime sul lavoro. Servono più controlli e applicazione rigida delle regole di sicurezza”

“La Federazione di Sinistra Italiana di Livorno congiuntamente a Sinistra Italiana Toscana, piange le due vittime e i feriti dell’incidente avvenuto intorno alle 14 al Porto di Livorno. Due lavoratori della Labromare hanno perso la vita nell’esplosione accaduta al deposito costiero Neri, mentre erano impegnati in un’operazione di pulizia all’interno di un serbatoio di olio combustibile. Le attività sempre ad alto rischio in quell’area ci pongono domande che solo l’autorità giudiziaria potrà chiarire dopo un’indagine che chiediamo sia veloce e attenta sulle cause dirette e su quelle indirette. Resta aperto un interrogativo sulla qualità dei controlli e sulle misure di sicurezza che riguardano la quasi totalità dei lavoratori che operano in ambito portuale e che oggi avrebbero potuto perdere la vita perché distanti solo poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente. Troppo spesso le scelte interne sulla destinazione delle attività nel porto di Livorno sono state condizionate più dall’interesse e dall’opportunità delle varie compagnie armatoriali, anziché dalla sicurezza dei lavoratori. Chiediamo pertanto a chi si occupa di pianificare le attività e le destinazioni d’uso delle aree più delicate, dedicate allo stoccaggio di materiali pericolosi, di riflettere e provvedere velocemente, oltre che con controlli serrati e applicazione senza deroghe delle regole di sicurezza, ad avviare un percorso pianificatorio che metta al riparo non solo i tanti lavoratori impegnati 24h su 24 nelle aree portuali circostanti, ma, di riflesso, anche le aree residenziali, densamente popolate, nella zona nord della città.”

Da Sinistra Anticapitalista Livorno: Il capitalismo è un serial killer!

“Due operai di 23 e 52 anni sono morti oggi nell’esplosione che si è verificata intorno alle ore 14 in un serbatoio nel porto industriale di Livorno. Dall’ inizio dell’anno ben 139 sono stati i morti sul lavoro: un vero e proprio bollettino di guerra. Il lavoro che uccide, che uccide a questi ritmi è il frutto avvelenato della continua rincorsa, da parte delle imprese, al risparmio e all’abbattimento dei costi; è una disfatta politica, sociale e culturale per qualsiasi paese che voglia considerarsi civile. Questi 139 morti gridano vendetta, chiedono a tutti noi di agire, con la cancellazione della legge Fornero e del Jobs Act, affinché venga riconosciuto il valore prioritario della vita dei lavoratori su qualsiasi profitto. Sinistra Anticapitalista invia le più sentite condoglianze ed è vicine con affetto alle famiglie ed ai colleghi di lavoro delle vittime.

 

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