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Il ricordo di Rossella

… in occasione del giorno, 22 febbraio 1981, in cui Rossella fece l’ultima telefonata al padre

22febbraio 2017 da Presidio di Libera “Rossella Casini” di San Vincenzo/Castagneto Carducci

La sera del 22 febbraio del 1981 Rossella Casini, da una cabina telefonica di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, telefonò al padre, a Firenze, per dirgli che l’indomani sarebbe tornata a casa.

Non arrivò mai nel capoluogo toscano, la ‘ndrangheta la inghiottì in un vortice di violenza e bestialità.

Nel 1994 un pentito di Cosa Nostra, Vincenzo Lo Vecchio, latitante a Palmi all’inizio degli anni ’80, raccontò ai magistrati di aver saputo che Rossella era stata rapita, violentata, uccisa, fatta a pezzi e gettata nella tonnara della cittadina calabra.

Da quella deposizione, nel 1997, nacque il processo che portò alla sbarra il fidanzato di Rossella, Francesco Frisina, con la sorella Concetta e il capo cosca Domenico Gallico. Nel 2006, dopo un processo pieno di intoppi e intralci burocratici, senza altri testimoni oltre al pentito, senza il corpo della vittima, furono tutti assolti con la formula del dubbio.

Rossella era una studentessa fiorentina di Psicologia. Conobbe e si fidanzò con uno studente universitario di Palmi, Francesco Frisina. Studiava a Siena, dove era salito con altri studenti calabresi. Abitavano nella stessa casa dei Casini, a Firenze in Borgo La Croce 2. La famiglia Frisina affiancava i Gallico in una cosca che si contrapponeva a quella dei Condello-Porpiglia. Decine i morti ammazzati dalla violenza mafiosa in quegli anni a Palmi. Quando Rossella era giù, uccisero il padre di Francesco, poi ferirono anche lui. Rossella cercò di sottrarre il suo fidanzato ad un destino che, lei inconsapevole, era già scritto da tempo.

Lo convinse a parlare, a raccontare ad un agente di Polizia quello che sapeva. Ne derivarono arresti e processi a Palmi. Anche lei raccontò ciò che aveva visto. Questo comportamento la mise al centro del mirino della famiglia Frisina, che vedevano in Rossella chi “li aveva inguaiati”. Le cosche erano allarmate da quella presenza e, pur di salvare i propri componenti anche se avevano “vacillato”, decisero che era  “la straniera che doveva morire!” 

Nelle motivazioni della sentenza del processo la Corte di assise di Palmi descrive il clima in cui era nato quell’omicidio, in particolare il ruolo della sorella di Francesco Frisina:

“Il movente che Concetta Frisina aveva per fare uccidere la futura cognata è imponente, mastodontico, innegabile. Rossella Casini, in una paradossale lettura dei fatti in cui i valori sociali si ribaltano, era colei che aveva gettato il disonore sulla “onorata” famiglia Frisina… Una famiglia non solo “in odore di mafia”, ma la cui appartenenza associativa è già stata acclarata da accertamenti giudiziari che hanno l’autorità di giudicato… Una famiglia di cui la professoressa Frisina ha recepito senza sbavature e senza défaillances ogni insegnamento, primo fra tutti quello dell’omertà”.

Concetta Frisina è dipendente del Ministero dell’Istruzione e insegna in una scuola media di Palmi.

Il prossimo 21 marzo in occasione della 22a giornata Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il Presidio organizza la partecipazione di studenti, insegnanti e cittadini alla manifestazione regionale che si terrà a Prato, nel corso della quale saranno scanditi, nella piazza centrale della città, gli oltre 900 nomi delle vittime di mafia, tra questi quello di Rossella.

Info: pres.castagneto@libera.it
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