05292017Headline:

La cuRtura dell’ospitalità a Livorno. Un confronto. Di Raffaele Palumbo.

29luglio 2014

raffaele palumboQuest’estate ho passato 4 giorni in una città, giusto un week end lungo. Circa 160.000 abitanti, città portuale da sempre, un bel lungomare con le palme e immobili in stile Liberty. In questa città tutti si lamentano che i turisti sbarcano lì e se ne vanno subito verso le località più famose.
Le cose che Cagliari ha in comune con Livorno si fermano qui, o quasi. Sì, certo, 4 giorni sono pochissimi per capire davvero una città, per rendersi conto di pregi e difetti, di eccellenze e malfunzionamenti. Però qualcosa vorrei dirla.

Una recensione Tripadvisor su un noto locale di Livorno:
Il banco di pesce all’entrata attira l’attenzione dei clienti in realtà il servizio è pessimo il personale è mal vestito e incompetente. L’ambiente poco curato e la cucina di scarsa qualità. Ho ordinato 1 gnocco all’orata con pomodori crudi e pieno di lische, il fritto pesante e pieno d’olio, il vino un’altra nota dolente. Chiedo un Gewuztraminer, mi portano un vino tedesco e non altoatesino dal sapore acidulo paragonabile a un vino da cartone al prezzo di 15 € la bottiglia. Cattiva esperienza. Sconsigliato!”

Il lungomare cagliaritano, per esempio. Via Roma. Per semplificare e banalizzare, potremmo dire che svolge insieme le funzioni di via Grande (portici, attività commerciali) e del viale Italia. La domenica tutti i negozi sono aperti, sia i grandi franchising che le piccole botteghe, che siano o no in programma arrivi di grandi navi passeggeri. Qualche scultura contemporanea non banale, belle soluzioni per il passeggio. Dopo cena c’è luce, gente in giro, locali aperti – non il buio e la paura come in via Grande.

DCF 1.0Entriamo in un posto che si chiama “Sapori di Sardegna”, in una piccola traversa di via Roma. Il proprietario ci accoglie offrendoci una fettina di Fiore Sardo. Ci chiede da dove veniamo. Ci racconta di Cagliari. Ci parla dei suoi formaggi. Ci dice che lui tratta vini di qualità di piccoli produttori. Lo metto alla prova, gli chiedo se ha il Renosu bianco di Dettori. È amico dei Dettori, mi dice, mi fa vedere lo scaffale dei suoi vini. Persona squisita, gentile, esperta, amante del proprio lavoro e del territorio in cui vive.
A 100 metri hanno un altro punto vendita dove propongono aperitivi e apericene. Ma non il solito pane con le salsine o riso freddo o frittate: qui salumi e formaggi e sottoli, ben presentati, ottime materie prime, bicchieri adeguati ai vini, che sono buoni e non le bottiglie da supermercato.
Cagliari ha almeno 2 ottimi ristoranti, Luigi Pomata e Dal Corsaro. Andiamo a cena da Pomata, di giovedì. Tonno, ostriche, crudo, e poi pasta, pesce, e tutto il resto. Una grande cucina equilibrata, forse non troppo autoriale ma con pesce fresco e non di allevamento, ottime cotture, e soprattutto con una sala impressionante: giovani camerieri efficientissimi, veloci, preparati, attenti, cordiali senza essere invadenti, nonostante che tutti i tavoli fossero pieni e ci fosse gente in piedi ad aspettare il turno; lo chef sempre presente che gira tra i tavoli. A Livorno non abbiamo situazioni paragonabili a queste.

La risposta del ristoratore livornese alla recensione su Tripadvisor:
“Come le ho suggerito anche nella email che le ho inviato privatamente, le consiglio di frequentare ristoranti a 5 stelle superiore dove nel sugo all’orata non ci saranno sicuramente lische, dove il suo palato di navigata “sommelier” troverà sicuramente di che essere appagata ed infine dove il servizio sarà impeccabile. A non rivederci !!!!”

cagliariLa parte di Cagliari più antica e di maggior fascino è il quartiere Castello. Possiamo dire che assolve la funzione della Venezia livornese? No, ma diciamolo, anche se chiaramente è un’altra cosa. Pieno di splendide cose da vedere, di musei, di spettacoli all’aperto. Pieno di locali, alcuni molto carini. Nelle sere d’estate si riempie di gente. Non so se gli abitanti si lamentino del rumore per la strada o se considerino questo disturbo il prezzo da pagare allo sviluppo economico della città e del quartiere. So che gli abitanti della Venezia livornese si lamentano.
Siamo capitati al Castello durante una Notte Azzurra: tutti i negozi sono rimasti aperti fino a mezzanotte, gli eventi in programma erano di buono o ottimo livello, i cagliaritani e i turisti affollavano le strade e i locali.
A Cagliari gli autobus sono comodi, silenziosi, puntuali. Alla fermata un tabellone a led segnala l’orario di arrivo dei mezzi. Questi autobus sono molto utilizzati dai cagliaritani e dai turisti, non solo dagli extracomunitari. Mi è parso che gli utenti obliterassero il biglietto.
A Cagliari non ho visto motorini (sì, quelle cose inquinanti e rumorose).
A Cagliari non sono riuscito a trovare una sola cacca di cane per terra. Neanche una. A dirla tutta, ho visto in giro pochissimi cani.
A Cagliari i semafori comunicano ai pedoni quanto tempo hanno a disposizione finché il giallo si spenga e arrivi il rosso.

fortezza nuovaUna recensione Tripadvisor su un altro noto locale di Livorno:

“Il titolare si è reso arrogante e scortese al momento di una contestazione sul conto. è stato messo in conto vino non consumato per 9,00 euro, abbiamo bevuto solo acqua. alla richiesta di precisazioni su tale voce il titolare ha inveito contro di noi in maniera arrogante e scortese, dicendo che per 9,00 euro a lui non cambiavano la vita, come se avesse ragione.”

In generale a Cagliari abbiamo riscontrato ovunque un’attenzione speciale per il turista. Cortesia, disponibilità, professionalità, cultura dell’ospitalità, sempre un sorriso.
Non è vero che a Cagliari ci sono pochi turisti, come si lamentano i commercianti. Ce ne sono parecchi, invece, almeno in confronto di Livorno: per dire, al ristorante eravamo circondati da stranieri. Certo, sono pochi se paragonati a quello che la città può offrire in termini di bellezza e di servizi. E di disponibilità e professionalità degli operatori, di consapevolezza del territorio.
Nicola Perullo, il nuovo assessore al Turismo, conosce meglio di me queste cose. Ha di fronte a sé una città che ha un duomo neanche minimamente paragonabile a quello di nessun’altra città toscana, un centro (via Grande) tra i più brutti d’Italia, pochi monumenti e – come nel caso delle Fortezze – non accessibili. E che, pur avendo altre cose belle e buone da poter offrire, finora non è riuscita a trovare degli spunti per “vendere” la città, a inventarsi dei progetti che possano collaborare a riscrivere un’identità livornese, quantomai in crisi negli ultimi anni – un’identità che non sia solo Macchiaioli/Mascagni/Modigliani/Vernacoliere.
In compenso la città sa proporre strade sporche, muri pieni di scritte, un lungomare affogato di automobili, motorini costantemente in controsenso, ambulanze che urlano a tutte le ore della notte. Una città autoreferenziale (“Dé, ma come ci si starà bene a Livorno?”) che pensa di bastare a se stessa, che sopporta malvolentieri la presenza del turista ma che pure è convinta che Livorno debba avere una vocazione turistica. Che guai a pensare a qualcosa di diverso dal riso nero o dallo spaghetto allo scoglio, e chi se ne frega se sono buste congelate. Che conosce un contadino che fa il vino senza polverine. Che se piantano una palma rivuole la sua tamerice. Che non conosce l’educazione e la cortesia, la professionalità e l’ospitalità, e pensa che la livornesità esibita – quel misto di sboccato, trascurato, raffazzonato, ma col “cuore in mano” – sia un valore, e che il Vernacoliere sia il suo testo. Che pensa che magari basterebbe buttar giù un palazzo che interrompe una piazza per far diventare Livorno la città più bella d’Italia.

 

 

 

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  • Francesca Garzelli

    Comodo paragonare un’esperienza diretta fatta su un’isola (storia e mentalità differenti da una città di mare del “continente”) con la peggior recensione pescata a casaccio su Trip Advisor.
    Recensione poco equa, e di scarso valore.

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  • Luca Stellati

    Secondo me ha ragione Raffaele. Non solo nel raffronto con Cagliari, su cui due anni fa ho avuto la sua stessa identica percezione, il degrado di Livorno è visibile su più fronti.
    Sia chiaro che io amo la cultura proletaria e la tradizionale ironia livornese (l’iperbole ironica al contrario).
    Ma temo che quella che era un’arma affilata contro i poteri, sia diventata spesso una degradante esibizione di arroganza ed ignoranza.

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  • Paolo di Livorno

    Sono d’accordo sull’analisi e sull’articolo ma non proprio su tripadvisor perchè in quel luogo le recensioni si possono anche comprare e non sono veritiere, Spesso tripadvisor è luogo di vendette nei confronti degli albergatori.

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  • Anonimo

    Tripadvisor e’ spesso teatro di vendette personali contro albergatori o ristoratori.
    Ci sono polemiche assurde scritte senza diritto, da chi non ha competenza in materia.
    Livorno non è solo degrado e ignoranza. Ci sono
    Anche posti di qualità, con personale attento e cortese,
    Senza andare per forza nel 5stelle.

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  • Nicola

    Non ho ben capito che senso ha paragonare livorno con Cagliari…oltretutto mettendo sul banco dei testimoni due recensioni di tripadvisor…e il fatto che ci sia traffico e ambulanze a tutte le ore.
    Davvero un articolo superficiale

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  • Raffaele Palumbo

    Il confronto con Cagliari ha per motivo il fatto che io ci sia appena stato, e poi che è una città di mare – anzi, di porto – di quasi 160mila abitanti. Da questo punto di vista è forse la città più simile a Livorno.
    Quanto a TripAdvisor, ok, lo sappiamo tutti cos’è e come (non) funziona, e l’ho tirato in ballo più per gioco che per altro (ma la risposta piccata del proprietario della SdM è autentica). E comunque ho scelto quelle due recensioni perché in quei posti ci sono stato e posso garantire sulla non qualità del loro locale. Che poi in città esistano posti dove sei trattato bene, anche questo lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che a Livorno non esiste una ristorazione di fascia alta, quella che attira il turista: a Cagliari, da Luigi Pomata, eravamo i soli italiani. A Lucca, Pisa, Firenze, Prato, ecc., ristoranti così ci sono.

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  • Alexis

    Sono stato tante volte a Cagliari, bella città ma la confusione non manca e men che meno i motorini in contro mano. Bella gente ma anche diversi mostri ecologici, abusivismo e problemi vari. Francamente il paragone non regge. A Livorno c’è il degrado ma le cose da vedere non mancano, sono solo difficili da trovare e questo e’ un male. Piazza Grande e il Duomo non sono un granché ma il lungomare e più bello di quello di Cagliari per non parlare della periferia, brulla quella di Cagliari e stupende colline quella di Livorno con la perla del Santuario. Mi sembra un opinione di parte, basarsi su Trip Advisor e’ approssimativo. A. Livorno si mangia bene e in genere la gente e’ accogliente sebbene non abituata a gestire il turismo. Disamina poco convincente e poco realistica, saper cogliere il bello anche in posti meno turistici e’ un arte

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  • sabrina

    Vivo a Roma da 25 anni e ho viaggiato tanto.
    Sto seriamente meditando di trasferirmi a Livorno.
    Non posso parlare di Cagliari perche non ci sono mai stata ma avanzo difese nei confronti di Livorno: sono d’accordo quando si osserva la mancanza di organizzazione riguardo l accoglienza al turista, ma riguardo tour organizzati, percorsi turistici e culinari della città e non assolutamente per mancanza di cortesia dei livornesi. Ho frequentato piu di un locale e mai ho riscontrato maleducazione, anzi. Mi sono persa più di una volta tra le vietate deliziose intorno al mercato e ho trovato persone ( per lo più anziani) che mi hanno accompagnata a destinazione. Trovo che a Livorno ci sia una forte rete sociale ed é questo che la rende cosi calda e non sboccata. I muri sono pieni di scritte é vero ma sono frasi rivoluzionarie e d amore, sono poesie o espressione di idee.
    Gli autobus sono puntuali , sempre e non mi soffermò sul commento” ci sono solo extracomunitari” .
    Livorno é da scoprire e non viene adeguatamente valorizzata perche l aria che si respira é magica.
    La gente si prende il tempo necessario per vivere e non ce frenesia.
    Dovrebbero cambiare un po di cose lo penso anche io , ma ci credo in questa città e nella sua rete. É viva e si muove. Poi se si vuole giudicare sporca, buia, maleducata e poco artistica una perla rossa come Livorno in soli 4 giorni , accomodatevi pure ma sappiate che vi state precludendo molto.
    Livorno é molto più di una recensione su tripadvisor .
    A Livorno ce il sole anche quando piove.

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  • Martino

    Premetto che sono cagliaritano e che da molti anni non mi capita di passare da Livorno (di cui non ho affatto un brutto ricordo) vorrei fare qualche piccolo appunto all’autore del testo. Il paragone fra le due città si fonda in buona parte su un accostamento affrettato riguardo la dimensione dei due centri. La cifra di 160.000 abitanti riferita a Cagliari corrisponde alla popolazione del comune, ma la città è centro di un agglomerato urbano ben più esteso. La popolazione dell’agglomerato (che comprende numerosi centri saldati a Cagliari senza soluzione di continuità) supera le 400.000 unità. Di fatto l’agglomerato di Cagliari occupa una posizione centrale e preminente rispetto a un territorio molto esteso. La realtà geografica ed economica dei due capoluoghi è dunque molto diversa.
    Per quanto riguarda la qualità delle diverse esperienze, lungi da me voler sminuire la mia città, che negli ultimi anni ha fatto passi da giganti in tema di accoglienza; tuttavia non posso non notare che ogni aspetto positivo di Cagliari è colto e dipinto con tratti entusiastici, mentre nei confronti di Livorno il recensore ha usato un metro assai severo. Lascerei perdere le recensioni negative di Trip Advisor e proverei a rivedere il giudizio su Livorno sulla base di qualche esperienza in più.

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  • Francesca

    Hai avuto proprio sfortuna allora! A livorno è difficile trovare persone arroganti in quanto siamo tutti così amichevoli. Mi chiedo chi hai incontrato! Inoltre per apprezzare la mia città non c’è bisogno di paragonarla con un capoluogo di regione, che ha molto più da offrire rispetto ad una provincia, bensì bisogna VIVERLA. Immagino che non hai visitato il Romito! Lì si che rimarresti stupito. Insomma per giudicare una cittá e i suoi abitanti, passaci un po’ più tempo e magari evita di guardare Trip advisor.

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  • Raffaele Palumbo

    Allora, per chiarire.
    Io sono di Livorno. Parlo di Cagliari per esserci stato 4 giorni, ma a Livorno ci vivo e la conosco più che bene.
    Il giochino di parlare di Cagliari è, appunto, solo un giochino. In effetti parlo di Livorno. Di una Livorno che non conosco su TripAdvisor, ma andando in giro dopo cena in via Grande, cercando un parcheggio sul viale Italia, scansando le cacche di cane in via Magenta e i motorini in controsenso in corso Amedeo. Eccetera. (E ovviamente non parlo di ristoranti: basta leggere l’articolo.)
    Questa cosa che per i livornesi non si possa parlar male di Livorno (“sei stato sfortunato”) è il perfetto complemento dell’articolo: qui non ci accorgiamo di quanto questa città sia respingente per i turisti, ce la teniamo così com’è e la portiamo a braccetto verso la sua rovina.
    Il problema dei livornesi (di alcuni livornesi) è proprio questo, che quando si indica la luna, ecco che ti dicono che il tuo dito è storto: pur di non vedere i problemi della città e di non volerli affrontare, ecco che tirano fuori la (sacrosanta, peraltro) obiezione che TripAdvisor non è affidabile.

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  • GS

    Ho apprezzato moltissimo questo pezzo e l’idea del paragone con Cagliari è una trovata geniale. Purtroppo chi non vuol capire non capirà mai: è inutile che i livornesi vadano in giro per il mondo, come fanno spesso, se non imparano nulla da queste esperienze. Mi viene il dubbio che Livorno la vedano solo dal motorino andando da un posto a un altro.
    Ogni pomeriggio vedo i nostri concittadini (ed i turisti) costretti a schivare ciclisti che pedalano tranquillamente sotto i portici di via Grande senza che nessuno si sogni di dir loro qualcosa. Vedo le erbacce dappertutto, le cacche di cane non raccolte, spazzatura ovunque, il tutto accompagnato dal menefreghismo di una buona parte della cittadinanza.
    Tutte le città piccole e grandi hanno una parte migliore ed una peggiore, purtroppo la parte peggiore di Livorno è quella che dovrebbe essere il suo salotto ed accogliere i turisti.
    Chiudo con un episodio recente: un gruppetto intraprendente di croceristi era riuscito a raggiungere Villa Mimbelli nel primo pomeriggio e non si capacitava del fatto che l’unico museo della città fosse chiuso dalle 13 alle 16…

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  • Stefano Bonarelli

    Complimenti a Raffaele Palumbo per l’articolo.

    Non mi sorprendono i commenti negativi, d’altronde non c’è peggior sordo …

    I caratteri, i modi di essere, hanno per i greci antichi e gli psicoanalisti, due facce opposte e complementari. Il loro valore (o il loro disvalore) dipende da quale sia, di volta in volta, il lato prevalente. Noi livornesi, per esempio, siamo stati, nel passato, tolleranti. Ma purtroppo oggi siamo più che altro menefreghisti. Eravamo fieri e siamo diventati presuntuosi. Libertari e ci siamo trasformati in maleducati con poco rispetto per il prossimo.

    Purtroppo un diffuso conformismo ci impedisce di vedere le cose in modo più obiettivo. Colpa nostra, ma sono anche gli altri che, forse inspiegabilmente, ci “disegnano così”.

    Ho letto in questi giorni, sulla stampa e su internet, che è stato riproposto alla vendita il documentario di Virzì su Bobo Rondelli: uno degli emblemi della cosiddetta livornesità. Tutte le segnalazioni che mi è capitato di leggere su questo evento riportano lo stesso comunicato, di chissà quale ufficio stampa (probabilmente romano), incaricato della promozione.

    L’ultima frase della “velina” è la seguente: “[…] compone il ritratto di un’intera città, e di una identità che resiste fieramente all’omologazione della modernità.”.

    Insomma, resisteremmo all’omologazione della modernità. E come? magari con il primato in tutte le statistiche di diffusione di smartphone, soggiorni a Sharm El Sheik, tifo becero, abbonamenti Sky e motorini? Evidentemente questi ovvi dati di realtà sono del tutto irrilevanti per gli stereotipati difensori dello spirito autenticamente labronico.

    La diffusione e popolarità in ambito nazionale del Vernacoliere è la ragione e la prova più evidente di quanto sia diffuso il cliché della Livorno irriverente con il cuore in mano.

    Sarà questa la cuRtura dell’ospitalità che ci potrà aiutare nel futuro?

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