Livorno: picchetto antisfratto per il passaggio da casa a casa, nella storia di Irena

Del tutto irrituale il picchettaggio di giovedì 24 in via Solferino dell’unione inquilini e comitato sfrattati e senza casa, riuscendo ad ottenere un’altro mese di proroga

24settembre 2015 di admin

In effetti dal 2013 il sindacato e il suo movimento sfrattodi lotta hanno deciso e comunicato che, avendo finalmente ottenuto leggi a difesa degli sfrattati in forza pubblica, incolpevoli e in possesso di requisiti socioeconomici e sanitari accertati da una commissione appositamente istituita, non ritenevano  più necessario intervenire con una trattativa diretta con i proprietari per rinviare l’esecuzione in attesa di una sistemazione.

Il compito di dare un alloggio di soccorso e di consentire con rinvii di qualche mese (ovviamente risarciti per la ritardata consegna ), oggi è per legge delle istituzioni.

casa

Amm.ne comunale e Prefettura sono chiamate in causa per impedire che il legittimo reintegro in possesso della casa di proprietà privata comporti una illegittima irresponsabilità dello stato nei confronti di minori, malati, anziani, soggetti deboli costituzionalmente da difendere.
A fronte di una recente dichiarazione da parte del comune, di incapacità di provvedere a reperire a settembre soluzioni e strutture di accoglienza per gli sfollati, in un paese dove i potentati economici sono sempre più forti, e dunque le istituzioni sono più che mai restie a intraprendere provvedimenti forti come requisizioni, rivisitazione dei piani di recupero, avvio di interventi di auto recupero per il riuso dei vuoti a perdere etc e a reperire risposte celeri per il ricovero degli sfollati, mentre la prefetta non concede più di due mesi di rinvio, anche a fronte dei quattro richiesti dalla commissione comunale, il movimento di lotta non può che riaprire una vertenza generale .

Dentro questsfratto1a situazione si iscrive la storia di Irena

Una giovane e battagliera madre che quando il marito ha chiuso per fallimento la ditta, si è rivolta  al sindacato e ha partecipato attivamente al comitato sfrattati.

Purtroppo le difficoltà economiche non ancora risolte la paura per la piccola figlia e per il precipitare della situazione all’avvicinarsi dello sgombero, senza alcuna prospettiva di un alloggio alternativo di cui pure ha diritto, ha spezzato la fibra robusta e l’allegro coraggio di Irena, che è precipitata nel gorgo di una violenta depressione, tra crisi di panico e ricoveri sempre più frequenti all’ospedale. Per difendere la sua incolumità fisica oggi il sindacato ha rotto la tregua e intrapreso una difficile trattativa con la proprietà, che si è conclusa con un ultima concessione di rinvio.
La storia di Irena è certo particolare ma rappresenta in modo emblematico una condizione ben più ampia di terrore e insicurezza in cui governo e suoi rappresentanti, regione e comune abbandonano i cittadini che hanno perso il lavoro.

casaBisogna riprendere le lotte a cominciare da questa storia di malgoverno che a pioggia da Roma a Firenze a Livorno condanna alla marginalità sociale, ai rischi di una esistenza precaria, fino al rischio della vita stessa, dei cittadini inermi, privati del soccorso che pure e’ previsto dalle leggi recenti.
Certo nella fattispecie non ci si può lamentare della lentezza del tribunale che in pochi mesi conclude le cause di sfratto, con un termine di grazia di tre mesi che difficilmente consente di ritrovare un lavoro e di sanare i debiti.

Purtroppo il reperimento di soluzioni alternative procede assai più a rilento, perché anche questa giunta è restia ad affrontare soluzioni radicali e innovative all’altezza dei tempi.

Ci si ostina a impedire ricoveri temporanei nelle strutture dove pure vengono alloggiati i rifugiati in fuga da guerre e distruzioni (sono forse figli di un Dio minore ? Se rischio ci fosse non dovremmo preoccuparci ugualmente per residenti e extracomunitari ?) e a negare case vuote, vecchie ma ben tenute, case  in cui hanno vissuto per tanti anni molte famiglie livornesi senza grande scandalo, famiglie oggi giustamente spostate in nuove case, per un processo di ristrutturazione dei quartieri popolari anteguerra e non certo per rischi di incolumità degli abitanti

E intanto si buttano per strada persone innocenti come se dormire in macchina o sotto una tenda fosse una sistemazione a norma e assai più sicura di una abitazione degli anni trenta, spesso sistemata con cura e senso del decoro,da chi ci ha vissuto per anni. Vergognoso certamente, un vero insulto alla ragione e al buon senso.
Per questo Irena ha perso la voglia di vivere e il sorriso con cui ci incoraggiava a lottare insieme.

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