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Omofobia. Vandalizzazato e gettato nei fossi gazebo AGEDO (Associazione genitori, parenti amici persone LGBT) ad Effetto Venezia

4agosto 2018 comunicati stampa

  • Da Rita Rabuzzi Presidente AGEDO Livorno: “Non è il primo atto di intolleranza che subiamo, constatiamo un deciso peggioramento delle condizioni di convivenza civile nel nostro paese”

Come associazione presente al villaggio di solidarietà di Effetto Venezia ci siamo presentati alle 19,00 per aprire il nostro banchetto, quello di AGEDO (Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT) che ospita anche materiale dei nostri amici e amiche di Arcigay, al posto numero 9 sugli scali del Refugio. Abbiamo trovato il nostro gazebo gettato nel fosso sottostante e adagiato sopra un’imbarcazione. Non vogliamo lanciare accuse a vuoto, ma siamo convinti si sia trattato di un atto vandalico di intolleranza verso un obbiettivo sensibile. Il nostro gazebo era abbassato, legato ed annodato a quattro taniche di acqua, impossibile che il vento sia stato capace di sciogliere i nodi. Non è il primo atto di intolleranza che subiamo e non abbiamo paura, ma non possiamo non constatare un deciso peggioramento delle condizioni di convivenza civile nel nostro paese, del quale le persone LGBT non possono che essere purtroppo tra quelle maggiormente interessate. Ci dispiace che questo possa essere percepito anche in un contesto come Effetto Venezia, noi ci siamo per restare, per difendere i nostri figli e figlie soprattutto quando ne hanno più bisogno.

  • Da Fabrizio Zannotti, Cgil provincia di Livorno Cgil: “ennesimo atto d’intolleranza, ora basta: le forze democratiche organizzino una manifestazione cittadina”

Apprendiamo che il gazebo dell’associazione Agedo (Associazione costituita da genitori parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali) posizionato a Effetto Venezia lungo gli scali del Refugio è stato ritrovato nelle ore scorse nel fosso sottostante, adagiato su una barca: “Un atto vandalico d’intolleranza” dichiarano ufficialmente i responsabili dell’associazione. La Cgil provincia di Livorno esprime massima solidarietà e vicinanza a Agedo e a Arcigay (il cui materiale è ospitato all’interno dello stesso gazebo), condannando fermamente questo atto vile e ignobile. Non possiamo più permetterci di parlare di bravata o di stupido scherzo, sarebbe pericoloso. Ci auguriamo che le autorità competenti facciano luce su quanto avvenuto. Adesso però è anche arrivato il momento di dare un segnale forte e deciso: in Toscana negli ultimi mesi stiamo assistendo a una vera e propria escalation di questi atti intimidatori o violenti. Il vento dell’intolleranza sta soffiando sempre più forte: dobbiamo fermarlo prima che sia troppo tardi. Le forze democratiche cittadine devono reagire e far sentir la propria voce in maniera unitaria. I comunicati di solidarietà non bastano più, dobbiamo inviare un segnale fermo e deciso nei confronti del pensiero intollerante. Crediamo insomma che siano maturati i tempi per il lancio di una manifestazione cittadina a sostegno della multiculturalità e in difesa delle libertà individuali. Livorno è sempre stata una città accogliente e aperta a tutte le culture e a tutte le forme di pensiero, e si è sempre schierata dalla parte dei più deboli: è arrivato il momento che la Livorno democratica si mobiliti e difenda la propria storia.

  • Da Francesco Renda Rifondazione Comunista Livorno: “evitare che la città finisca di sprofondare nel baratro di razzismo ed intolleranza”

Il gazebo di AGEDO (Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT) che ospita anche materiale di Arcigay Livorno, è stato gettato nel sottostante fosso e trovato adagiato sopra un’imbarcazione. Dovevo prendere servizio alle 19,00 e passare una bella serata, invece lo spazio libero dall’intolleranza non fa che ridursi. Il gazebo era abbassato e legato a quattro taniche d’acqua, impossibile che il vento possa aver sciolto i nodi che lo assicuravano. Il clima nella nostra città si sta rapidamente deteriorando. Mentre decine di agenti in tenuta antisommossa vengono mobilitati per uno striscione, in una vera e propria operazione di repressione del dissenso politico, si susseguono episodi di intolleranza e violenza. Voglio porre pubblicamente una domanda al nuovo Questore Lorenzo Suraci, ha forse intenzione di proseguire nella propria opera di annientamento del dissenso o, per dirla con le parole di Marcella Amadio, “far finire la pacchia anche a noi zecche”, oppure lottare con noi per evitare che la città finisca di sprofondare nel baratro di razzismo ed intolleranza?

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