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Part Time agevolato verso la pensione, un fallimento clamoroso

Soltanto duecento le domande di part time agevolato, a fronte di una stima del Governo di almeno 30mila lavoratori interessati. Sono i dati Inps relativi ai primi otto mesi di applicazione della norma «invecchiamento attivo»

5gennaio 2017 da Giusti Federico

Il Part Time agevolato riguarda chi ha un contratto a tempo indeterminato e una età anagrafica di 67 anni e sette mesi di età entro il 2018, con un minimo di 20anni contributivi. In tal caso il lavoratore, accordandosi con la Azienda, può scegliere di ridurre l’orario in una misura compresa tra il 40% e il 60 per cento dell’orario contrattuale. Nasce così un nuovo Contratto di Lavoro con la riduzione dell’orario, valevole fino a quando il lavoratore interessato non raggiungerà i requisiti per la pensione.

Questa norma riguarda solo i lavoratori del privato non quelli autonomi e i pubblici e a detta della Confindustria il fallimento è causato dai troppi oneri a carico delle imprese. Ma le ragioni sono ben altre perché chi ha pochi anni di contributi, suo malgrado, è costretto a lavorare full time fino all’ultimo giorno possibile, sia chiaro con una paga ridotta della metà non si vive soprattutto se hai la prospettiva di una pensione da fame.

Il flop del Governo Renzi e del Ministro Poletti è confermato dai numeri, i datori di lavoro non vorrebbero neppure pagare quella somma esentasse a loro carico, relativa alla retribuzione dell’orario non lavorato. Rivendicano che a pagare fosse solo lo Stato, per consentire Loro di assumere giovani con contratti sfavorevoli e il Jobs Act.  Tuttavia, il Contratto a Part Time non è vantaggioso per i lavoratori prossimi alla pensione e le Aziende vorrebbero di più, anzi parlano chiaramente di una rimessa in termini economici.

Facciamo un esempio per chiarire meglio il concetto:

  • Il lavoratore che firma un contratto di part time agevolato al 40% delle ore (16 a settimana in una settimana lavorativa di 40) riceve in busta paga il 72% della retribuzione (quindi in ogni caso andrà a perdere il 28% di quanto avrebbe preso restando full time).
  • Mentre per la impresa ci sarà una riduzione del 49% ma, la riduzione oraria sarebbe superiore, ossia pari al 60% (dati da Il sole 24 ore)

Per questo Aziende e Governo stanno studiando dei correttivi, al fine di ottenere oltre ai contributi figurativi pagati dallo Stato, anche una sforbiciata degli oneri a carico delle imprese. 
Fatevi due conti da soli\e e capirete bene che la demagogia del Governo Renzi ha solo penalizzato i lavoratori e come, ormai ci stanno abituando, sono i padroni piangere, perché si ritengono i più penalizzati.

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