05282017Headline:

Primo Maggio 2017. Per la CGIL la crisi non lascia spazio a festeggiamenti

“Il 1 maggio è la festa dei lavoratori ma, purtroppo nella nostra Provincia abbiamo poco da festeggiare”

  • 5.050 persone sono sotto ammortizzatori sociali difensivi (cassa integrazione)
  • Oltre 19000 sono dovuti ricorrere a strumenti di sostegno a reddito – ASPI, Naspi, mobilità etc
  • E altri, con il 15 di aprile hanno perso ogni forma di sostentamento (mobilità in deroga per 3 mesi per le aree di crisi) e quindi sono senza reddito.

30aprile 2017 da Fabrizio Zannotti CGIL Livorno

Insomma, a 2 anni dalla individuazione nella nostra Provincia di ben  due aree di crisi complessa – area Livornese e area Val di Cornia/Piombino – un record in Italia, la situazione non è migliorata, anzi l’elenco delle aziende che chiudono aumenta, l’emorragia silenziosa di perdita di posti di lavoro non sembra avere fine.

  • Tutto ciò  è dimostrato dal pellegrinaggio continuo ai patronati e ai centri per l’impiego di persone disperate in cerca di una speranza, che al momento non c’è;
  • disoccupati di aziende ormai chiuse da più di 3 anni e caduti nel dimenticatoio, a cui non è stata data, al momento, nessuna seria prospettiva occupazionale.

Gli accordi di programma, con oggettive differenze tra Livorno e Piombino, almeno sugli investimenti pubblici nel porto, sono al momento fermi , i Piani di Riconversione industriale stanno dando risultati insoddisfacenti rispetto agli obbiettivi iniziali, basti pensare che siamo passati da 1100 possibili posti di lavoro a 150  e, con ogni probabilità, caleranno ancora.

La vertenza Grandi Molini Italiani ha dimostrato che gli strumenti difensivi messi a disposizione dal Governo, di fatto sono discrezionali per le aziende e – cosa più grave – che nemmeno chi li ha ideati e sottoscritti è stato in grado di fare in modo che fossero utilizzati, rendendoli inutili come strumento di tutela dell’occupazione: sul territorio ne abbiamo esempio non solo a Livorno ma anche a Piombino, dove i continui rinvii di Aferpi hanno spinto l’indotto ex Lucchini alla soglia della Povertà – perché è di questo che si parla – e l’incertezza rischia di far saltare anche gli ammortizzatori sociali difensivi, di cui usufruiscono i lavoratori diretti.

Il nostro è un territorio ferito  e piegato su se stesso e questo contesto drammatico spinge le persone disperate ad accettare qualsiasi forma di lavoro, precaria, irregolare e al limite della resistenza fisica.

  • Aumenta il caporalato nelle campagne,
  • aumentano le cooperative “ spurie” che propongono ogni tipo di forma contrattuale al limite della spregiudicatezza e della tolleranza legale,
  • aumentano le gare di appalto senza clausola sociale stanno distruggendo il tessuto economico, penalizzando le aziende serie,
  • e, comunque, assistiamo a continui tagli che hanno portato ad appalti dove si lavora soltanto per 6ore settimanali, talvolta anche al limite di quanto previsto dalla legge sui servizi minimi essenziali.

Sono saltati i confini delle applicazioni contrattuali  e ormai siamo alla giungla.

Sul piano politico Provinciale stiamo correndo il rischio di un effetto “Rapa Nui”: assistiamo a continui litigi su tutto e nel frattempo l’economia  si sta desertificando, ognuno ha una propria ricetta, ha la soluzione, ma tutto rimane teorico, statico, non ci sono luoghi di confronto, nessuna ottica di sistema e siamo soli contro tutti, senza andare da nessuna parte.

Con CISL e UIL nel Luglio 2016 abbiamo indetto uno sciopero generale per chiedere coesione, abbiamo avviato le procedure per un altro sciopero generale e una mobilitazione permanente, ma occorre unità e senso di responsabilità, occorre un Patto per il lavoro per Livorno occorre fare una verifica e, se necessario, un aggiornamento degli accordi di programma, occorre trovare per le aree di crisi degli strumenti adeguati di  sostegno al reddito che traghettino il territorio, i cittadini, tutti noi alla ripresa e avviare una riflessione sulla  deroga alla legge Fornero per anticipare la pensione per le Aree di Crisi complessa, in quanto gli over 55 che restano inoccupati drammaticamente non riescono a ritrovare una ricollocazione.

Per quanto ci riguarda noi abbiamo il nostro “Piano del Lavoro”, ci piacerebbe confrontarci partendo da quello, per capire insieme con associazioni, Istituzioni e Governo, cosa possiamo fare per il territorio, perché quello che i cittadini ci chiedono è la dignità del Lavoro.

“Buon Primo maggio, Provincia di Livorno”

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