02202018Headline:

Quale bilancio dell’esperienza politica di Fidel Castro?

fidel-castroFidel Castro si è spento all’età di novanta anni, sollevando, come era prevedibile, reazioni di opposta natura fra coloro che lo hanno da sempre avversato considerandolo un dittatore e chi invece ha visto in lui un punto di riferimento internazionale per la giustizia sociale e la liberazione dei popoli dall’imperialismo.

3dicembre 2016 di Andrea Ventofidel-castro

fidel-castroSolo ripercorrendo le vicende più rilevanti della sua lunga vita politica è possibile ricondurre all’interno di un quadro più realistico l’opera di uno dei più importanti personaggi del XX secolo partendo dalla lotta per la conquista della libertà e dell’effettiva indipendenza del suo popolo culminata il 1 gennaio 1959. Giorno in cui le colonne guidate da Ernesto “Che” Guevara e Camillo Cienfuegos entravano trionfalmente all’Avana, decretando la definitiva vittoria della “revolucion” e del suo “lider maximo” Fidel Castro, dopo che, il dittatore Fulgencio Batista, salito al potere con un colpo di stato nel 1952 grazie all’appoggio politico e militare degli Usa, di fronte all’inesorabile avanzata dei “barbudos”, aveva, il giorno precedente, frettolosamente lasciato il paese.

Il popolo cubano umiliato dal mancato conseguimento della effettiva indipendenza al termine della guerra d’indipendenza con la Spagna, causato dall’intervento militare statunitense nell’ambito dello stesso conflitto (passato alla storia come Guerra ispano/cubano/americana 1898-1901), ne ottenne soltanto una formale, diventando di fatto un Protettorato statunitense. 

fidel-castroPer oltre mezzo secolo a Cuba si alternarono una serie di governi autoritari e corrotti a dittature spietate impegnate nella repressione delle crescenti proteste popolari. Obiettivo di tali governi era il favorire la penetrazione economica statunitense, inizialmente indirizzata nei settori principali dell’economia cubana, coltivazione e raffinazione della canna zucchero e manifattura del tabacco e, dopo la crisi del ’29, anche verso miniere, banche, commercio internazionale e turismo. Il paese era oppresso da una potente oligarchia economica, prevalentemente fondiaria, composta da facoltosi cubani e capitalisti statunitensi che si arricchivano sulle spalle del popolo che, soprattutto nelle campagne, viveva in condizioni di miseria e di emarginazione.

Negli anni ’50 nelle aree rurali dilagava la sottoccupazione, il tasso di analfabetismo era del 42% (rispetto a una media nazionale del 24), mancava l’energia elettrica e l’assistenza sanitaria privata era privilegio di pochi. Questo contesto socio-economico dette origine a proteste e rivolte popolari, sempre represse con violenza, e costituì il contesto nel quale un gruppo di 150 giovani, guidati da Fidel Castro, effettuò l’assalto alla Caserma Moncada il 26luglio 1953.

Fidel, arrestato e processato, venne in seguito esiliato in Messico, dove incontrò Ernesto Guevara, e insieme ad un gruppo di rivoluzionari cubani, il 25novembre 1956 (stesso giorno della sua scomparsa..) salpò, col Granma, in direzione di Cuba.

Seguirono lo sbarco, lo scontro con i militari e l’insediamento nella Sierra Maestra dove Fidel e i suoi organizzarono l’Armata Ribelle iniziando a combattere contro l’esercito. A seguito delle prime vittorie, e della politica di redistribuzione delle “terre liberate”, i “barbudos” incontrarono sempre maggior consenso nella popolazione cubana, e alla metà del 1958, quando la situazione sul campo era ormai volta a favore dei rivoluzionari, gli Usa si ritirarono abbandonando Batista a se stesso. Cuba venne finalmente liberata dal giogo statunitense conquistando la piena indipendenza e la possibilità di scegliere autonomamente il proprio destino, ridando dignità al popolo cubano. Si insediò un primo governo rivoluzionario i cui provvedimenti economici, fra i quali una prima blanda Riforma Agraria, incontrarono l’opposizione dell’ex “protettore” portando, in un’escalation di tensione, alla rottura delle relazioni diplomatiche e all’imposizione dell’embargo economico il 7 febbraio 1961 da parte del Presidente J.F. Kennedy. Nella logica bipolare del periodo Cuba, isolata e in difficoltà economica, si avvicinò ai paesi socialisti entrandone gradualmente nell’orbita.

  • Fra il 17 e 19 aprile 1961 si verificò un tentativo di rovesciamento del governo rivoluzionario, con lo sbarco della Baia dei Porci, nel quale 1.300 fuoriusciti cubani addestrati dalla Cia, dopo 3 giorni di combattimenti, vennero clamorosamente sconfitti. Oltre alle riforme economiche il governo varò anche un piano di alfabetizzazione della popolazione che nel breve arco di un anno ridusse di 5/6 l’analfabetismo, portandolo al solo 4%.
  • Nel 1963 venne attuata una seconda riforma agraria e si procedette alla costruzione del socialismo.
  • Fra il 1964 e il 1983 il paese fece registrare un considerevole sviluppo economico, con aumento della produzione agricola e industriale, ed uno straordinario progresso sociale con la diffusione di servizi sociali e sanitari in tutto il paese e la costruzione di scuole e università accessibili a tutti.

La linea di avvicinamento a Mosca portò all’ingresso nel COMECON nel 1972 e produsse notevoli vantaggi economici, quali la vendita della produzione di canna ad un prezzo superiore a quello di mercato, l’acquisto a prezzo agevolato di petrolio e la concessione di crediti per decine di miliardi di dollari.

Il 1°Congresso del Partito Comunista Cubano del 1975, sancì la fase di costruzione del socialismo, il totale allineamento all’Urss e la modello del “Socialismo reale” e l’abbandono della ricerca di una sua via nazionale. L’anno successivo un referendum popolare approvò il testo costituzionale prodotto dal PCC, nel quale venne assegnato allo stesso Partito Comunista Cubano il ruolo di “forza dirigente superiore della società e dello stato”.

  • La crisi del comunismo nell’Est Europeo e la dissoluzione dell’Urss provocarono nel 1991 pesanti effetti nel paese caraibico, soprattutto a causa della fine degli acquisti della canna da zucchero a prezzi privilegiati (5 miliardi di dollari annui) e dalla necessità, a seguito dell’embargo di pagare in valuta estera le merci importate (armi comprese), con conseguente drastico ridimensionamento dell’importazione di manufatti, macchinari, materie prime, petrolio e generi alimentari di prima necessità.

L’interruzione del rapporto privilegiato con l’Urss spinse l’economia cubana in una crisi economica profonda che generò pesanti effetti sulla popolazione. Il quasi totale isolamento economico e politico in cui Cuba venne a trovarsi, aggravato peraltro dall’inasprimento dell’embargo statunitense (legge Torricelli, 1992), indusse il governo a trovare nuove soluzioni per salvare la “revolucion”.

  • La crisi fra il 1991 e il 1994 fu drammatica soprattutto dal punto di vista energetico: furono quasi paralizzati i trasporti e le industrie ridussero notevolmente la capacità produttiva con pesantissime ricadute economiche. Infatti, il Pil nel 1993 si ridusse del 37% rispetto ai valori del 1986 e si registrò una contrazione del 70% della capacità di importazione e una drammatica crisi alimentare che portò al razionamento delle derrate alimentari.

Il governo cubano, ponendo fine al rigore ideologico, manifestò un opportuno pragmatismo che lo portò ad intensificare i rapporti con la Cina e a varare un programma di emergenza “Per il periodo speciale in tempo di pace”, più noto come “Periodo especial”, che introdusse dei correttivi nella politica economica. Vennero così introdotti i seguenti provvedimenti: la possibilità per i cubani di formare piccole imprese private nel settore commerciale, artigianale e dei sevizi, l’incentivazione del turismo per facilitare l’ingresso di valuta pregiata, l’apertura agli investimenti stranieri in forma di joint ventures con lo stato, accordi con Mosca per la fornitura di petrolio e la diversificazione della produzione agricola finalizzata al raggiungimento dell’autosufficienza alimentare.

Furono anni terribili per i cubani e l’inevitabile malcontento popolare sfociò nella crisi dei “balseros”, i cittadini che tentavano la fuga verso via mare gli Usa con mezzi autocostruiti.

L’incentivazione del turismo, che vide passare le entrate da 429.000 dollari del 1991 a 1.000.00 nel 1995, e la possibilità di creare società a totale capitale estero (1995), dettero un nuovo impulso all’economia cubana che, invertita la tendenza già nel 1994 (Pil +0,7%), iniziò a dare incoraggianti segnali di ripresa negli anni successivi. Gli Usa convinti dell’imminente collasso dell’economia cubana, di fronte alla ripresa si trovarono esclusi dalla possibilità di investire nell’isola a causa del loro stesso embargo, pertanto tentarono il definitivo strangolamento dell’isolato paese socialista, inasprendolo il già pesante embargo con la sostituzione della legge Torricelli con quella Helms-Burton, nel 1996.

  • Castro nel tentativo di rompere l’isolamento internazionale invitò Papa Woitila a compiere una storica visita nell’isola fra il 21 e il 25gennaio del 1998, riportando Cuba all’interno dello scacchiere geopolitico e costituendo punto di riferimento per i movimenti popolari latinoamericani che all’inizio del nuovo millennio contribuiranno all’ascesa di governi progressisti in quasi tutti gli stati del subcontinente.

bandiera americanaGli Stati Uniti non hanno mai tollerato che a sole 90 miglia dalla Florida si sviluppasse un modello politico-economico socialista che, abolendo la concentrazione del capitale, ha garantito un’equa distribuzione del reddito e promosso lo sviluppo sociale e umano, come nemmeno loro sono stati capaci di realizzare nel proprio paese con ben altre risorse a disposizione (vedi tabella). Cuba rappresentava una pericolosa anomalia e prima che il suo modello potesse espandersi nel resto dell’America Latina, andava rovesciato ma, di fronte ai fallimenti di questa strategia, il pragmatismo dell’amministrazione Obama, approfittando del cambio al vertice, avvenuto nel 2006 fra Fidel e il fratello Raul, ha cercato, durante il suo secondo mandato, un riavvicinamento che grazie all’opera diplomatica di Papa Bergoglio, ha portato al riallacciamento ufficiale delle relazioni diplomatiche nell’estate del 2015 e allo storico viaggio del presidente statunitense a Cuba nel marzo dello stesso anno.

Il nuovo corso di Raul Castro, diventato ufficialmente presidente nel 2008, si caratterizza per la politica di adattamento del socialismo alle mutate condizioni della società e per una serie di aperture nelle libertà individuali, come il Decreto 302 del 2012 che ha cambiato le norme migratorie e quelle per viaggiare fuori dai confini dell’isola riducendo le pratiche e i permessi. Tuttavia le riforme più significative vennero introdotte in campo economico a seguito dell’approvazione nel 2011 del programma di Lineamientos de Politica Económica y Social  che, nel tentativo di ridare slancio alla stagnante economia, ha ampliato i campi dell’iniziativa privata anche con la nascita del nuovo ceto dei Cuentapropristas, ridotto il ruolo dello stato nell’economia e revisionato il generoso stato sociale.

  • Le liberalizzazioni economiche introdotte da Raul Castro negli ultimi anni hanno indubbiamente favorito il processo di riavvicinamento fra L’Avana e Washington che tuttavia non ha ancora portato alla rimozione dell’embargo che, seppur attenuato nel 2015, continua a strangolare l’economia cubana ed è costato, fino ad oggi, oltre 121 miliardi di dollari e grandi privazioni al popolo.

Tuttavia qualcosa in questo senso parrebbe muoversi visto che nell’ottobre 2016 l’Assemblea Generale dell’Onu per il 25° anno consecutivo ha sì continuato ad esprimersi contro l’embargo economico, commerciale e finanziario statunitense contro Cuba con 191 a favore, ma per la prima volta si è registrata l’astensione di Usa e Israele che invece si erano opposti, spesso da soli, nelle 24 votazioni precedenti. Ciò a testimonianza della politica persecutoria perpetrata attuata sino al 2015 dagli Usa nei confronti di Cuba, finalizzata all’implosione dell’economia e alla caduta della Revolucion, finanziando anche i dissidenti politici interni e compiendo costantemente atti provocatori, militari e non. Dopo la distensione perseguita da Obama, i rapporti fra i due lati dello stretto della Florida, agli albori della presidenza Trump, rischiano di tornare indietro di decenni se alle dichiarazioni della campagna elettorale faranno seguito fatti coerenti.

Quale bilancio trarre dunque dell’opera politica di Fidel Castro…?

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I detrattori continuano a stigmatizzare le mancate libertà politiche e di stampa mentre i sostenitori ne evidenziano i meriti per i progressi sociali del popolo cubano e per il suo impegno internazionalista e a favore dell’emancipazione dei popoli.

Per cercare di orientarsi in questi giorni in cui le dichiarazioni sul “Lider Maximo” si sovrappongono in un coacervo inestricabile, confondendo le idee a chi non possiede una conoscenza chiara e approfondita delle vicende cubane, basta guardare con attenzione a chi, le stesse, sono riconducibili: da una parte politici e governanti occidentali prendono le distanze o denigrano l’opera di Fidel Castro, dall’altro i leaders latinoamericani, dal venezuelano Maduro al Messicano Neto, sino al sudafricano Zuma e gente comune da ogni angolo della terra, gli rendono commossi omaggio. Non una spaccatura orizzontale nell’opinione pubblica mondiale, bensì una verticale: dalla parte di Fidel Castro vi sono i ceti subalterni e i popoli sottomessi, dall’altro i vertici del mondo sviluppato, emanazioni del potere economico e finanziario globale.

Ma più di qualsiasi dichiarazione credo che l’attenzione vada posta sui milioni di cubani che in questi giorni, in una straordinaria manifestazione di affetto, porgono il loro ultimo saluto al Comandante che li ha liberati dall’oppressione e ridato loro dignità e orgoglio nazionale creando le condizioni affinché i cubani diventassero il popolo del Sud mondo col più alto livello di sviluppo umano e sociale.

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A memoria d’uomo non si ricorda un ‘dittatore’ ricevere una tale dimostrazione d’affetto da parte dell’intero popolo che lui stesso, stando a certo dichiarazioni, avrebbe con brutalità sottomesso per 57 anni.

Modelli economici a confronto:

  Capitalistico  liberale Capitalistico socialdemocratico Socialista

STATI

USA

SVEZIA

CUBA

Indicatori economici e sociali      
Spesa in % sul Pil:      
a) Istruzione 5,2 6,5 12,8
b) Sanità 8,1 7,9 8,2
c) Difesa 3,8 1,1 3,3
d) Protezione sociale 21,7 42,3 n.d.
e) Ricerca 2,9 3,3 n.d.
Analfabetismo (%) 0,5 / 0,2
Medici ogni 1.000 abitanti 2,6 4,0 7,6
Posti letto ogni 1.000 abitanti 2,9 2,6 4,1
Speranza di vita (m – f) 76,5 – 81,3 (2013) 80,4 – 84,1 (2014) 77,3 – 81,3 (2013)
Mortalità infantile ( x 1.000) 5,9 2,2 4,2
PIL procapite in $ 54.597 (2014) 58.491 (2014) 6.985 (2013)
Struttura occupazionale % I-II- III 1,5 -17,8 – 80,7 2,2 -20,5 -77,3 18,9 – 16,9 – 64,2
Livello di sviluppo economico Paese ad economia avanzata Paese ad economia avanzata Paese in via di sviluppo
 
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