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Raccolta RSU porta a porta a Livorno, Gangemi (Pd): “se, così attuata produrrà solo maggiori costi”

“Le critiche sollevate da Sinistra Italiana, in una recente nota, sulle modalità di raccolta e trattamento dei rifiuti, sono anche da noi condivise. E’ evidente, infatti, che l’attuale organizzazione della raccolta dei RSU, il porta a porta , preveda, se così attuata, solo dei maggiori costi. Come è vero che il trattamento successivo alla raccolta, non esistendo impianti “in house”  predisposti dall’azienda, ma delegato ad aziende esterne, comporta ulteriori spese di conferimento”

28agosto 2017 da Renato Gangemi, Responsabile Ambiente PD Livorno

Al momento l’unico e sicuro abbattimento dei costi, cercato dall’attuale direzione aziendale, è ottenuto grazie al subappalto della raccolta porta a porta (PAP), scelta che comporta , come sappiamo, una riduzione di costi legata alle diverse condizioni contrattuali dei lavoratori e non certo ad un efficientamento del servizio. Costi e spese che tornano poi a lievitare per il doppio sistema di raccolta dei “bidoni condominiali” e monofamiliari, poiché è necessario far girare nello stesso giorno due mezzi diversi con operatori diversi che fanno lo stesso percorso.

Che dire poi del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio, tetrapak)  affidato ad una  società  (la AVR S.r.l. gruppo con interessi che vanno dai rifiuti, alle autostrade, all’edilizia)  il cui impianto di trattamento più vicino è a Guidonia, quindi a varie centinaia di  km  da Livorno?  Ci sembra una scelta la cui economicità nel lungo periodo è tutta da dimostrare, mentre la non convenienza ambientale (le emissioni inquinanti prodotte dai camion costretti a lunghe percorrenze) è già nei fatti. Se la gestione  quindi è già pubblico-privata, con la parte pubblica che paga e la parte privata che guadagna,  perché continuare con l’idea dell’autosufficienza?

Il riciclo è un’attività industriale e prima del riciclo avviene la selezione: servono grossi investimenti (nell’ordine dei milioni di euro) per fare un impianto di selezione, anche piccolo. Poi ci sono i costi di gestione, che sono altrettanto onerosi.

La Toscana ha già una piattaforma di selezione a Pontedera, altre piattaforme più piccole a Grosseto, Siena, Empoli ed è in programma la realizzazione di un’altra piattaforma a Prato. Occorre quindi sfruttare le economie di scala e fare rete, certamente arroccarsi e impuntarsi sul rifiuto di Retiambiente non ci sembra quindi la strada migliore da seguire. In uno scenario in continua evoluzione come quello toscano – un contesto regionale  che ha visto  nascere importanti maxifusioni – Livorno non potrà permettersi di essere la più cara della toscana e di fare sempre le scelte al contrario. Peraltro il famigerato giardinetto al posto dell’inceneritore è totalmente confutato dai dati che arrivano e che vedono bruciare sempre più rifiuti nell’impianto del Picchianti, dato che il  vecchio e malandato  (e tanto vituperato) termovalorizzatore è l’unico a portare un po’ di soldi in cassa. Forse  prendendo i rifiuti anche da fuori città.

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