Referendum Sanità pubblica, regione Toscana. La carica dei 40.000

18 ottobre 2015 di Beatrice Bardelli

Beatrice BardelliSono già più di 30.000 i cittadini toscani che hanno firmato a sostegno del referendum abrogativo della legge n.28/2015 della Toscana che, in nome di un cosiddetto “riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale”, di fatto smantella il servizio sanitario pubblico per spalancare le porte ad un servizio sanitario privato sul modello americano.

In pratica una TTIP sanitaria già in atto. D’altra parte non è stata la BCE, nel 2011, a scrivere la famosa “letterina” ai primi ministri europei per distruggere i servizi sanitari pubblici di tutta Europa? “E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali.

rossi.Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala” scrivevano il 5 agosto del 2011 Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, rispettivamente presidente ed ex presidente della Banca Centrale Europea. Ed Enrico Rossi, presidente della Toscana, l’ormai defunta regione “rossa”, ha voluto dimostrare agli occhi del fiorentino presidente Renzi di essere, anche lui, un primo della classe sul proprio territorio di competenza. Facendo approvare una riforma dell’organizzazione del servizio sanitario pubblico che, nei suoi desiderata, dovrebbe diventare il modello di riferimento nazionale per le altre regioni d’Italia.

Ovvero, un modello costruito a tavolino su parametri esclusivamente economici, con l’unico obiettivo di risparmiare 350 milioni di euro (ovvero la “quota” spettante alla Toscana dei 2,352 miliardi di tagli l’anno, da qui al 2018, previsti dal Def – Documento di economia e finanza – del luglio scorso) attraverso la scelta drastica di far piazza pulita della storica organizzazione capillare presente sui territori accorpando le precedenti 12 Aziende USL (su 10 province) in 3 mega-aziende di Area Vasta, dotate di “personalità giuridica di diritto pubblico” e di “autonomia imprenditoriale”.

Queste saranno dirette da altrettanti super-manager, ovvero da tre megadirettori generali “della Programmazione”, direttamente nominati dal presidente della Giunta regionale, che avranno il compito di ripartire le risorse sul loro territorio di competenza: un enorme bacino di utenti che si aggira in media sul milione e mezzo di cittadini toscani e con un budget da gestire che si aggira intorno ad oltre 2 miliardi l’anno. Un accentramento di poteri decisionali senza precedenti che avranno come unico obiettivo quello di contenere la spesa sanitaria correggendo, a favore dell’Azienda-impresa e non certo dei cittadini, le scelte sanitarie fatte in precedenza. Inoltre, la soppressione delle 12 ASL e l’allontanamento dei luoghi decisionali dai “territori”, dai Comuni di riferimento, determinerà sicuramente la perdita di una reale ed efficace capacità di poter incidere dal basso sulle decisioni programmatiche riservate ai tre megavertici aziendali. La data di decorrenza delle 3 nuove Aziende USL di Area Vasta sarà il 1° gennaio 2016 ma già dal 1° luglio sono stati dichiarati decaduti tutti i direttori generali, i direttori amministrativi, i direttori sanitari ed i direttori dei servizi sociali delle “vecchie” aziende USL che sono state commissariate: Riforma sanità Toscana, i nomi dei Commissari e ViceCommissari nominati a gestire il passaggio

sanita referendumMa il vero “cuore” della legge sta in quello che non è scritto a chiare lettere nel testo ma che è ben chiaro nella testa del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che, invece di mettere in discussione le politiche di austerity del governo come ci si sarebbe potuti aspettare da uno che è stato per dieci anni assessore alla Sanità, ha deciso di dimostrare la propria superefficienza nel praticare tagli e controtagli nel sacrosanto nome del risparmio. Ovvero, un attacco a testa bassa al lavoro pubblico, ai suoi professionisti ed ai suoi operatori. La Regione, infatti, ha suggerito alle Aziende di individuare un elenco di dipendenti che possiedono i requisiti di età ed anzianità contributiva per andare in pensione con le regole pre-Fornero.

Se venissero dichiarati in “esubero” ovvero “non necessari” potrebbero essere collocati a riposo senza le penalizzazioni previste. Corre voce che i conti siano già stati fatti e che saranno cancellati centinaia di posti di lavoro in Toscana. Si tratta di una vera e propria decimazione del personale sanitario, dai 2000 ai 2500 tra medici, infermieri, addetti ai servizi, dipendenti amministrativi costretti a sottostare ai cosiddetti “esuberi forzosi”, ovvero a lasciare il proprio ruolo ed il proprio posto di lavoro che non potranno essere sostituiti per almeno tre anni.

referendum sanitàSe si considera che questa cifra andrà a sommarsi alle 2500 unità già perse nel corso degli ultimi anni, è prevedibile un inevitabile taglio delle prestazioni sanitarie con una ricaduta decisamente negativa sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini. Un escamotage tutto toscano, inventato in nome del risparmio tout court, che potrebbe creare un pericoloso precedente nei sistemi sanitari pubblici delle altre regioni perché mai era stato previsto l’utilizzo dell’esubero nella sanità pubblica. Tenendo, inoltre, conto della già diffusa mancanza di personale in alcuni settori, questa “convinta” scelta della Regione Toscana si tradurrà in una vera e propria aggressione al servizio sanitario pubblico partendo dalle sue fondamenta: i lavoratori. Per cui, mancando i lavoratori, ovvero i prestatori dei servizi, sarà inevitabile assistere ad un allungamento delle liste d’attesa già oggi arrivate a distanze astronomiche dai bisogni dei cittadini: 116 giorni per una radiografia alla ASL di Pisa, 318 giorni per una mammografia o 124 giorni per un ECG (Elettrocardiogramma da sforzo) all’ASL di Livorno a fronte di un tempo massimo di 30 giorni.

Inoltre, considerando il blocco del turn over, l’aumento dei ticket e della compartecipazione alla spesa sanitaria dei cittadini, la chiusura dei presidi ospedalieri e territoriali oltre al taglio dei posti letto maggiorato già dal 2012 rispetto agli standard ospedalieri imposti dall’allora governo Monti (3,1 rispetto a 3,7 posti letto per abitante), in Toscana sta aumentando, ogni giorno che passa, la spaccatura sociale tra chi rinuncia alle prestazioni sanitarie per motivi economici e chi, invece, decide di pagare di tasca propria rivolgendosi alle strutture private per ottenere, spesso a prezzi inferiori, quello che la sanità pubblica non garantisce. Ovvero una prestazione a breve tempo. Per ora. Perché tra qualche anno, quando il sistema sanitario pubblico sarà depauperato per i mancati introiti veicolati sul privato e si sarà consolidato l’habitus mentale che “privato è bello perché più efficiente”, le strutture sanitarie private aumenteranno il prezzo dei servizi erogati.

E’ la legge del mercato, bellezza! E chi non si potrà permettere di pagare cash e/o di aspettare oltre un anno per un esame si rivolgerà alle assicurazioni private. Come negli Stati Uniti d’America. Era questo il sistema sanitario di cui scriveva nel 2008, nel suo Libro Verde (poi Libro Bianco) sul futuro del modello sociale, Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro del governo Berlusconi, che proponeva di “evitare una ulteriore espansione dell’intervento pubblico” e, in sua vece, di sviluppare il “pilastro privato” con l’introduzione di “diverse forme di mutualità fra privati, realizzate attraverso la bilateralità, le assicurazioni private o le forme miste, i fondi sanitari complementari”.

  • E’ questo il sistema sanitario che vuole il governo Renzi che taglia i fondi destinati alla sanità di 2,35 miliardi nel 2015 (così anche nel 2016 e 2017) con conseguenze nefaste sull’aumento ulteriore dei ticket e delle liste d’attesa, riduce ulteriormente il numero dei posti letto previsti dalla spending review del governo Monti (3 posti letto ogni 1.000 abitanti contro i 3,7 previsti nel 2012, per gli “acuti” ma solo 0,7 posti letto ogni 1.000 abitanti per la lungodegenza e la riabilitazione), riduce la durata di degenza per i ricoveri ordinari a meno di 7 giorni e dichiara “inappropriate” 208 prestazioni sanitarie tra cui molte cure odontoiatriche in un’Italia dove già il 38% dei cittadini rinuncia a curarsi i denti per i costi troppo elevati.
  • E’ questo il sistema sanitario che piace a Rossi ed al Pd toscano che si sono adeguati alle decisioni prese a livello governativo in un’ottica centrata sugli equilibri di bilancio e sui tagli lineari, dove il principio della prevenzione è diventato un optional e dove i comuni rischiano di non contare più nulla all’interno della programmazione sociosanitaria.

referendum sanità1“Basta tagli” ha scritto il professor Gavino Maciocco in un suo articolo pubblicato recentemente sulla rivista online SaluteInternazionale.info. “La Legge 28/2015 è stata un’arma di distrazione di massa. Fumo negli occhi per coprire l’operazione di tagli del personale e dei servizi a cui stiamo assistendo. Non passa settimana che non si abbiano notizie di chiusure o riduzioni di servizi, di posti letto chiusi d’estate che non riaprono in autunno, di attività chirurgiche che si spostano da ospedali pubblici a cliniche private – scrive Maciocco – . Il taglio è lineare: riguarda sia strutture periferiche che policlinici come quello di Careggi (Firenze), dove inaspettatamente, alla fine di agosto, sono state smantellate due strutture di assoluta eccellenza come la Stroke Unit (reparto di neurologia per l’assistenza di persone affette da ictus) e il reparto di Tossicologia.

Così mentre i cittadini toscani che hanno bisogno di un intervento chirurgico “programmato” possono attendere anche più di un anno, l’unica cosa che sembra tirare in questa Regione sono i Pronto soccorso, i cui ampliamenti – gigantesco quello recente di Careggi – sono celebrati in pompa magna. Non vorremmo che il servizio sanitario della Regione Toscana si riducesse a un immenso Pronto soccorso, l’unico settore della sanità verso cui il privato non mostra il minimo interesse”. Ovvio, quindi, che in questa situazione di ulteriore “assalto” alla sanità pubblica, la proposta di un referendum abrogativo dell’ultima legge regionale che, invece di garantire a tutti prestazioni sanitarie migliori, di qualità e con liste di attesa brevi, ristruttura l’organizzazione del sistema sanitario toscano in un’ottica di puro efficientismo economico-finanziario (tutto da dimostrare), abbia fatto breccia nelle coscienze dei cittadini.

Anche tra quelli che hanno votato Pd. Un referendum che terrorizza Rossi e la sua giunta perché è la prima volta nella storia della Regione (dal 1970) che dei cittadini toscani decidono di utilizzare lo strumento referendario per far abrogare una legge regionale.

E perché è la prima volta che una parte dei cittadini toscani si ribella con forza al “pensiero unico” dominante targato Pd. Rossi e la sua giunta si erano illusi che, il semplice fatto di aver partorito dall’alto della loro turris eburnea una legge sulla riorganizzazione del sistema sanitario in Toscana senza un dibattito approfondito ed una vasta consultazione dei diretti interessati, ovvero i lavoratori della sanità a tutti i livelli, i Comuni e le comunità locali, li avrebbe tutelati da attacchi di qualsiasi tipo. E non avrebbero mai pensato che i “buoni” sudditi della Toscana ex Felix si sarebbero ribellati al punto di organizzarsi in un Comitato promotore Referendum abrogativo L.R.T. 28/15 di altissima competenza professionale in campo scientifico e sanitario. Il portavoce, infatti, è il dottor Giuseppe Ricci che è stato direttore generale delle USL di Arezzo e poi di Grosseto e tra gli altri membri emerge il nome del professor Gavino Maciocco dell’Università di Firenze, esperto di sistemi sanitari internazionali ed autore di numerose pubblicazioni sulla sanità pubblica.

Meraviglia e stizza sono state le reazioni immediate di chi governa la Regione Toscana quando, il 31 luglio scorso, il Collegio di Garanzia regionale ha ritenuto ammissibile il quesito referendario (che chiede la totale abrogazione della legge toscana n. 28 del 16 marzo 2015) convalidando le 4000 firme raccolte. Da allora è iniziata la corsa per raccogliere le 40mila firme necessarie. Una corsa che è stata ostacolata con ogni mezzo da Rossi e la sua giunta per cercare di vanificare gli sforzi enormi di un Comitato che aveva a sua disposizione solo due armi: l’indignazione dei cittadini ed il passaparola oltre ad una pagina creata su Facebook.

sanità fialsUn Comitato che dichiarandosi da subito “politico” ma “apartitico” non ha offerto il fianco alla consueta accusa usata dal Pd per screditare i vari comitati “contro”, ovvero quella di essere “manipolati” da qualche partito dell’opposizione, da Rifondazione Comunista alla Lega. Partiti che, in effetti, sostengono il referendum abrogativo (PRC, Sel, M5S, FI, Fratelli d’Italia, Lega), ma dall’esterno. Intanto, mai come in questi mesi, si è visto in Toscana un fiorire di comitati locali che organizzano banchetti per la raccolta firme a sostegno del referendum. Ed ogni giorno fioccano adesioni al Comitato promotore regionale da ogni parte della Toscana, specialmente dai paesini più lontani dai centri urbani, quelli dimenticati o esclusi dalla politica sanitaria regionale, sparsi sui monti della Versilia, del Pistoiese, della Garfagnana e nelle sette isole del bellissimo Arcipelago Toscano. “Riconquistare il diritto ad una sanità pubblica universale” è lo slogan che ha unito tutti. Ma che ha fatto affilare le armi al nostro presidente Rossi ed alla sua assessora al diritto alla salute, Stefania Saccardi, già vicesindaco di Firenze al tempo della giunta Renzi.

sanità referendumPrima hanno trovato l’escamotage di stampare come Regione un numero irrisorio di moduli. Ragionamento in salsa Pd toscano: se per il referendum regionale servono 40.000 firme è sufficiente stampare moduli in numero doppio del necessario. Per 80.000 firme. Il fatto è che in Toscana ci sono quasi 3 milioni e 750.000 abitanti ed i moduli non sono stati davvero sufficienti anche perché non si potevano raccogliere firme di residenti in comuni diversi da quello dove si trovavano i consiglieri comunali per l’autentica.

Per questo il comitato promotore ha chiesto alla Regione di stamparne dei nuovi. La risposta è stata dura e secca: niente da fare! Allora si sono rivolti al Collegio di Garanzia regionale. Ma le regole della Regione Toscana impediscono di poter comunicare direttamente con il suddetto Collegio. Occorre far passare la domanda attraverso il presidente del Consiglio regionale. Pd. Che ha ricevuto la richiesta l’11 settembre ed ha tenuto nel cassetto la domanda fino a quando, dopo un immenso mail-bombing dei cittadini toscani, si è deciso ad inoltrare la richiesta al Collegio di garanzia. Il 24 settembre.

referendum sanitàToscana democratica, non c’è che dire! E intanto la giunta Rossi sta cercando di bloccare il referendum sul fronte legislativo. Ovvero, prima pensando di inserire i punti fondanti della legge n. 28 che si vuole abrogare con il referendum dentro una precedente legge toscana sulla sanità, la n. 40. Poi, decidendo in fretta e furia di abrogare le due leggi, la n. 40 e la n. 28, per farne una del tutto nuova. L’assessora Saccardi ha annunciato in questi giorni che inizierà le consultazioni per la riscrittura della legge di riordino del servizio sanitario regionale. “Prima di partire con le consultazioni – ha detto l’assessora Saccardi – abbiamo deciso con il presidente Scaramelli di fare un passaggio in commissione. Saranno poi i consiglieri a dover votare la legge. Noi faremo le nostre consultazioni, la commissione in parallelo farà le proprie. L’idea è quella di iniziare un percorso di confronto con i tanti soggetti che operano nella sanità, i territori, i sindaci, gli assessori, perché si arricchisca del contributo delle persone che tutti i giorni lavorano sui territori”. La domanda che viene spontanea è: perché non è stato usato questo metodo per la legge sottoposta a quesito referendario?

Comunque, qualsiasi sia il tentativo della giunta Rossi di impedire ai cittadini toscani di esprimersi contro una legge targata Pd, il referendum si farà. Lo dice proprio una legge regionale, la n. 62 del 2007, che all’art. 36 recita: “Nel caso di abrogazione totale o parziale delle disposizioni oggetto di referendum, accompagnata da altra disciplina della stessa materia, o di modifica delle disposizioni oggetto del referendum, il Collegio di garanzia […] stabilisce se la consultazione debba avere luogo, quali siano le disposizioni oggetto del referendum e riformula il quesito”. Ne è convinto il portavoce del Comitato promotore regionale, Giuseppe Ricci. “Siamo sotto osservazione. Potremo essere coloro che fanno saltare il “pensiero unico dominante” – ha detto durante uno dei centinaia di incontri che sta facendo in tutta la Toscana – . Se faremo, come credo, il referendum e non inventeranno giochini, saremo un esempio da imitare, un prototipo nazionale…

referendum sanità.
Immaginate le conseguenze, la Toscana di Rossi e Renzi sconfitta dai cittadini toscani. I cittadini contro la casta del neo-Pd…Saremo in tanti quel giorno a gioire. E non solo in Toscana”. E’ l’augurio liberatorio che si stanno facendo anche le migliaia di cittadini toscani che si stanno letteralmente massacrando per far circolare l’informazione e raccogliere le firme a sostegno di un referendum considerato notizia tabù dai media regionali.

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