05282017Headline:

Su conclusione vertenza Grandi Molini, la Fai~Cisl e Rifondazione Comunista

Venerdì 28 aprile 2017, presso gli Uffici del Lavoro della Regione Toscana a Livorno, si sono nuovamente incontrati i sindacati FAI-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil con la GMI-Promolog alla presenza di Gianfranco Simoncini e la dott.ssa Mariagrazia Dainelli per la Regione Toscana.

28aprile 2017 da Fai~Cisl Pisa Livorno

Dopo 9 ore di trattativa serrata si è condiviso con i lavoratori un verbale d’accordo che va a limitare il numero degli esuberi dichiarati il 1 febbraio dall’azienda, passando dai …30 annunciati ai 17 finali. Inoltre, vista l’ostinazione della GMI a non volere in nessun modo attivare la cassa integrazione, è stata accettata una proposta di buonuscita da parte dell’azienda pari a €24.000 lordi totali, anche se subordinata al giudice, visto che GMI è in concordato.

In questo modo si è cercato di ridurre il disagio dei lavoratori, ha sottolineato Massimiliano Gori della FAI-Cisl, anche se non si può certamente parlare di vittoria né per i lavoratori e tantomeno per il territorio. A tale proposito Uliano Bardini della Cisl Livorno ha evidenziato tutti i limiti derivanti delle agevolazioni spettanti alle aree di crisi complessa che, in questo caso, non hanno evitato i licenziamenti e la non apertura della cassa integrazione spettante a queste zone.

28aprile 2017 da Rifondazione Comunista, Livorno

Solidarietà ai lavoratori della Grandi Molini e dell’indotto che hanno saputo far fronte al peggior atteggiamento padronale da parte dell’azienda, il cui esercizio è ormai libero perché strutturale all’economia che il PD e le altre destre hanno costruito.

I lavoratori hanno purtroppo subito un ricatto del quale purtroppo pagheranno il prezzo salato. Il nostro obiettivo è fare in modo che le aziende non possano derogare ai, già magri, strumenti di sostegno al reddito disponibili. Siamo tornati ad una contrattazione ottocentesca che distruggerà completamente il nostro tessuto sociale ed alla quale ci potremmo sottrarre solo con misure radicali per riequilibrare un potere contrattuale dominato dal datore di lavoro. Non è più derogabile l’istituzione di un reddito universale da finanziare con il profitti del capitale.

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