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The Zen Circus infiammano Straborgo 2026: a Livorno una notte di musica, rabbia e condivisione

9 Giugno 2026, di Martina Ridondelli

A Livorno l’estate spesso non arriva annunciandosi: si fa trovare. Succede nelle piazze piene, nelle strade che si riempiono di voci, nell’aria salmastra che si mescola al rumore della città. Venerdì 29 maggio Piazza Mazzini aveva già quell’energia addosso, ancora prima che il palco si accendesse. La prima serata di Straborgo 2026 ha trasformato Borgo Cappuccini in un punto d’incontro dove musica, persone e atmosfera si sono intrecciate fin dall’inizio.
Poi sono arrivati gli Zen Circus.
Niente attese inutili, nessun ingresso da costruire lentamente: la band ha preso subito possesso del palco, trascinando il pubblico dentro il proprio universo fatto di chitarre graffianti, parole pesanti e melodie capaci di arrivare dritte. Appino, con i suoi inseparabili occhiali scuri, è rimasto al centro della scena con quella presenza che non ha bisogno di gesti eccessivi per farsi sentire.
Le prime canzoni hanno avuto il peso e l’urgenza dell’ultimo lavoro, poi il concerto ha iniziato a cambiare pelle. Le luci hanno attraversato diverse sfumature, dal rosso più acceso a tonalità fredde e profonde, fino a un’ambra calda che ha avvolto la piazza restituendo una sensazione quasi sospesa, come se il mare fosse entrato dentro lo spettacolo.
Il resto lo ha fatto la gente.
Sotto il palco non c’erano più soltanto spettatori, ma una massa unica che cantava, saltava e si muoveva seguendo ogni parola. Dai cori urlati fino al crowd surfing dei più temerari, Piazza Mazzini è diventata quella dimensione imprevedibile e bellissima che nasce quando un concerto smette di essere solo un’esibizione e diventa un’esperienza collettiva.
Dopo venticinque anni di percorso e tredici album pubblicati, gli Zen Circus hanno ancora la capacità di parlare a generazioni diverse senza perdere intensità. Il Il Male Summer Tour 2026 porta sul palco i temi del nuovo disco: il dolore, le fragilità personali, le contraddizioni e quella rivendicazione fondamentale del diritto di non essere perfetti.
La forza della loro musica sta proprio qui: non promette di cancellare le difficoltà, ma le mette in mezzo alla piazza, sotto gli occhi di tutti. Le trasforma da esperienza individuale a qualcosa di condiviso.
E forse è questo il senso più profondo di una serata come quella vissuta a Straborgo. Migliaia di persone che cantano insieme parole nate dal disagio e dalla fatica dimostrano che anche le parti più difficili possono diventare un punto di incontro.
Per qualche ora, tra le luci del palco e le voci del pubblico, il “male” ha smesso di essere qualcosa da nascondere ed è diventato semplicemente qualcosa da attraversare insieme.

Ottimo anche il set di apertura di Ferrara, giovane cantautore ha costruito il proprio percorso musicale su una scrittura diretta, intima e profondamente istintiva. Le sue canzoni nascono dall’incontro tra un’anima alternative rock e un universo lirico personale, dove fragilità, introspezione e autenticità diventano gli elementi centrali della sua identità artistica. Con un suono capace di unire energia e sensibilità, FERRARA racconta emozioni e contraddizioni attraverso una forma espressiva essenziale, senza filtri, in cui ogni parola mantiene un peso preciso. È attualmente al lavoro sul suo primo album, I Buddisti lo chiamano Nirvana, insieme ad Andrea Pachetti, già al fianco di artisti come Emma Nolde e proprio degli Zen Circus

Grazie a LEM per l’ospitalità.

La setlist del concerto degli Zen Circus:

  1. La terza guerra mondiale
  2. Gente di merda
  3. Non voglio ballare
  4. Vent’anni
  5. Andate tutti affanculo
  6. Ilenia
  7. Terrorista
  8. I qualunquisti
  9. Pisa merda
  10. Zingara
  11. Figlio di puttana
  12. San Salvario
  13. Niente di spirituale
  14. L’egoista
  15. Nati per subire
  16. Andrà tutto bene
  17. L’anima non conta
    Encore:
  18. Catene
  19. È solo un momento
  20. Viva

La photogallery del set di Ferrara:

La photogallery del concerto degli Zen Circus:

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