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Trapianti di organi fuori regione, la Toscana rimborsa le spese non sanitarie

Trapianti, una proposta di legge prevede rimborsi per le spese sostenute da chi effettua l’intervento fuori regione.

9settembre 2018 da Lucia Zambelli, Firenze

La pdl, “Disposizioni in merito ai rimborsi connessi alle procedure di trapianto di organi presso centri trapianto collocati in altre regioni italiane”, proposta dal presidente Enrico Rossi e dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, è stata approvata dalla giunta nella seduta di lunedì scorso. La medicina dei trapianti è una pratica terapeutica ormai ampiamente consolidata ed efficace, che nel tempo ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, sia in termini di numero di interventi, che di risultati raggiunti, grazie al progresso scientifico e al continuo perfezionamento delle tecniche operatorie. Tempestività e efficacia degli esiti del percorso trapiantologico sono assicurate dalla individuazione del Centro trapianti più appropriato rispetto al bisogno terapeutico assistenziale.

Se i centri toscani non sono in grado di rispondere in tempi congrui al bisogno, è necessario rivolgersi a centri trapianto di altre regioni. E quindi la Toscana, per assicurare un adeguato sostegno ai pazienti che fanno il trapianto fuori regione, ritiene opportuno stabilire modalità e criteri per rimborsare le spese di carattere non sanitario che la persona deve affrontare nel recarsi fuori regione.

“I cittadini toscani che per i motivi più diversi devono andare fuori regione per fare un trapianto, naturalmente non pagano niente per l’intervento – chiarisce l’assessore Stefania Saccardi – La Regione vuole però sostenerli anche per le altre spese che devono affrontare: viaggio, vitto, alloggio. Sia in occasione dell’intervento, che per gli esami preliminari e i controlli successivi. Per questo abbiamo deciso di corrispondere un rimborso per queste spese: rimborso che, nel caso di minori o di persone non autosufficienti, si estende anche a un eventuale accompagnatore. Ugualmente, il rimborso viene riconosciuto anche a favore dell’eventuale donatore vivente e del suo eventuale accompagnatore”.

“Ringrazio l’assessore Saccardi e la Giunta regionale per avere raccolto uno stimolo che mi ero permesso di rappresentare – dice il consigliere regionale Gianni Anselmi -, e che era emerso dall’ascolto di famiglie toscane che sono costrette, per ragioni non dipendenti dalla loro volontà, a sostenere oneri materiali che si aggiungono al disagio connesso ad interventi delicati, non di rado riguardanti bambini. In vista dei passaggi consiliari, che mi auguro rapidi e in grado di suscitare largo consenso fra le forze politiche, esprimo la mia soddisfazione per questa nuova pagina di civiltà sanitaria in Toscana che andiamo a scrivere insieme”.

Secondo la pdl, saranno le aziende sanitarie a rimborsare i propri assistiti per queste spese.

Hanno diritto al rimborso i cittadini toscani che necessitano di un trapianto, ma che non possono farlo in Toscana per i seguenti motivi: la prestazione non è erogabile in Toscana per assenza di uno specifico programma di trapianto nei centri regionali; il paziente è stato iscritto in una lista di attesa regionale per un tempo superiore allo standard; il paziente, giudicato per ragioni cliniche non idoneo al trapianto in Toscana, intraprenda un percorso valutativo presso un centro trapianti extra regionale. Nel caso del solo trapianto di rene, un motivo può essere anche questo: il paziente già iscirtto nella lista regionale vuole usufruire delle possibilità (consentita) di effettuare una seconda iscrizione in una lista extra regionale.

Negli ultimi cinque anni i trapianti effettuati da cittadini toscani in Centri di altre regioni sono stati 456: 200 trapianti di organi solidi (dal 2013 al 2017) e 256 di midollo osseo (dal 2012 al 2016).

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