09172019Headline:

Vicenda CREO.  Comitato Salute Pubblica Piombino: “no monocoltura rifiuti, si turismo, commercio, industrie non inquinanti”

La Creo è l’azienda che ha presentato sia al Comuni di Capannori che a quello di Piombino progetti per produrre lignite (carbone) da frazione organica dei rifiuti solidi urbani e organici. 

Ma, mentre il comune di  Capannori (e non solo) oriento alla raccolta differenziata spinta (Rifiuti Zero) ha rifiutato, la Giunta comunale di Piombino pur rendendosi disponibile ad un percorso partecipativo sull’assegnazione dell’area, sembra essere ancora intenzionata ad autorizzare l’insediamento di questa società, da qui la forte protesta del ‘Comitato Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia’ che valuta il progetto di impatto ambientale e antieconomico.

12dicemre 2018 comunicato Comitato Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia

I cittadini di Piombino hanno già contestato ripetutamente nelle Assemblee pubbliche organizzate dall’Amministrazione Comunale e in varie assemblee di quartiere l’insediamento in area APEA della società CREO srl. Lo stesso hanno fatto tutte le forze di opposizione e alcuni componenti di questa giunta hanno più volte risposto che questo insediamento non ci sarebbe stato perché troppe erano le perplessità e le resistenze. Bene, dopo tutto ciò l’Amministrazione decide ora di finanziare un percorso di “ascolto attivo” con la cittadinanza, volto a verificare (di nuovo) se sia il caso di autorizzare sul nostro territorio l’insediamento di questa società.

Davvero non avete ancora capito?

C’è bisogno di affidare alla cooperativa Sociolab un incarico da 12.200 euro per chiedere di nuovo ai cittadini se vogliono che nel loro territorio si insedi un impianto sperimentale che avrà un notevole impatto ambientale, soprattutto in termini di emissioni atmosferiche e odorigene? Vogliono chiederci se accettiamo una ditta come la CREO che produrrà carbone la cui utilità (come la sua commercializzazione) è tutta da dimostrare? Cosa dobbiamo fare per far capire ai nostri politici che non vogliamo una nuova monocoltura dei rifiuti, che vogliamo turismo, commercio, diversificazione, industrie moderne, utili e non inquinanti?

Dobbiamo spendere 12.200 euro, per cosa?

  • Per sentirci ripetere che l’impianto proposto dalla CREO trasforma la FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) e altri prodotti organici di diversa provenienza in lignite attraverso un processo di carbonizzazione?
  • Per sentirci spiegare che userà la tecnologia della carbonizzazione idrotermale, ancora in fase sperimentale e quindi priva di dati scientifici sull’impatto sul territorio e sulla salute?
  • Per sentirci dire che porterà dei posti di lavoro (ma solo poco più di una decina a regime), senza considerare quanti ne farà perdere in quei settori che basano il loro sviluppo sulla qualità ambientale?
  • Per sentirci dire che dobbiamo stare tranquilli, che tutto è a norma, tutto sotto controllo, che d’altra parte se si vuol lavorare…
  • Per sentirci dire (ma solo se qualcuno lo domanda con una certa insistenza) che tutte le amministrazioni locali a cui il progetto è stato proposto (Capannori in provincia di Lucca, Copertino in provincia di Lecce) lo hanno rifiutato perché privo di interesse economico e, soprattutto, delle necessarie garanzie sull’impatto territoriale?

Basta fare una piccola ricerca su Internet e i dati sono alla portata di tutti: la lignite (che peraltro ha un valore commerciale bassissimo, c’è da chiedersi cosa ci si guadagna a produrla) è un prodotto la cui qualità dipende molto dal tipo di rifiuto che si va a bruciare. L’unico impianto analogo esistente in Europa, quello di Valencia, ha due sole sezioni poste lontano dall’abitato e ha trattato finora solo rifiuti biodegradabili di origine vegetale (buccia di arancia). L’impianto che vogliono insediare a Piombino avrebbe dieci sezioni, sorgerebbe alle porte della città (ma tanto i piombinesi al carbone che vola per aria ci sono abituati) e, soprattutto, i rifiuti ammessi in entrata sarebbero venti e appartenenti a categorie diverse.

Una delle tipologie di rifiuti trattabili in questo impianto sono i fanghi civili e/o industriali.

E qui la cosa davvero si fa strana: non si capisce per esempio perché possa essere conveniente aprire un carbonizzatore di questo tipo a Piombino quando non troppo lontano, a Monterotondo Marittimo, esiste un impianto (la Solemme spa) capace di trasformare in compost la FORSU prodotta da tutta la zona costiera della Toscana. In COMPOST, non in carbone! Questa è economia circolare ed è lì che la nostra FORSU potrebbe andare. La variabilità delle tipologie di rifiuti in ingresso non permette un effettivo controllo sia degli elementi inquinanti che si disperderanno nel processo di combustione, sia del prodotto finale che potrebbe contenere questi prodotti inquinanti in percentuale talmente elevata da non essere commercializzabile. Cioè: noi bruceremmo matrici organiche piene di inquinanti, quindi non solo non sapremmo cosa verrebbe emesso in atmosfera, ma produrremmo lignite che poi andrebbe direttamente all’inceneritore di Scarlino perché non commercializzabile. Vi sembra logico? Chiediamolo alla Sociolab, per la modica cifra di 12.200 euro.

Consumare energia per trasformare rifiuti organici in carbone è assurdo, non ci vuole chissà quale percorso per comprenderlo.

Certo che ne abbiamo, di soldi da spendere! Perché non fare allora uno studio serio su come monitorare le dispersioni in aria delle sostanze pericolose provenienti dallo stabilimento Aferpi in fase di deterioramento? Dicono che fra le sostanze che si disperdono in aria ci sia anche l’amianto. E non lo diciamo noi, inaffidabili e polemici per natura, lo dice RiMateria. Abbiamo chiesto lumi al sindaco, ma siamo ancora in attesa che ci risponda. Qualche euro si potrebbe anche destinare alla realizzazione del Registro Tumori, che la città chiede inutilmente da tempo. E qualche altro ad una indagine geoelettrica e a delle analisi isotopiche per verificare se i teloni postati 20 anni fa alla base della discarica di Ischia di Crociano a protezione della falda sono ancora integri, nonostante il cumulo di rifiuti sia stato rialzato dai 9 metri inizialmente previsti ai 35 attuali. Oppure per farvi eseguire i carotaggi da ditte indipendenti sotto il controllo ARPAT per verificare che non vi sia finito qualcosa di pericoloso, vista la vicenda Lonzi? Ma queste indagini sembrano non interessare a nessuno. Strano, vero? Per fare queste cose non ci sono soldi, per la Sociolab sì. D’altra parte non ci sono soldi nemmeno per i servizi: dal 2013 il servizio Pollicino per i disabili non viene finanziato perché tanto era poco usato e non ne valeva la pena. E nemmeno ci sono soldi per istallare le pedane per disabili sulle linee urbane. Oddio, tanto un disabile alla pedana non ci arriva, si ribalta prima: avete presente lo stato dei nostri marciapiedi? Avete provato a muovervici con una sedia a rotelle?

Ora, la sopportazione dei cittadini ha un limite.

Se non possono esprimersi attraverso un referendum, se non si tiene conto del NO che hanno già detto forte e chiaro a tutti gli incontri pubblici in cui si è parlato della CREO e invece di ritirare l’assegnazione a quell’azienda del lotto di terreno in area APEA si cerca di forzare la mano con un percorso di “ascolto attivo”, beh, non stupiamoci se gli stessi cittadini si esprimeranno nell’unico posto dove potranno farlo: la cabina elettorale. E non sarà “colpa” del Comitato politicizzato che si è fatto in quattro per denigrare questa eccellente Amministrazione: certo, ci sarà chi proverà a dirlo. Ma questa è un’altra storia.

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