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Druga Godba 2026, terza giornata: dal cuore del Metelkova alle visioni sonore del Kino Šiška

23 Giugno 2026, di Michele Faliani

La serata di sabato del Druga Godba prende avvio lontano dai palchi principali del festival, nel labirinto creativo di Metelkova, l’ex complesso militare austro-ungarico trasformato negli anni in uno dei centri culturali più vivaci e alternativi di Lubiana. Tra murales, installazioni e locali indipendenti, il Club Gromka ospita uno degli appuntamenti collaterali più trascinanti dell’intera manifestazione.

Sul palco salgono le Orkester Jigeen Ñi, formazione senegalese interamente femminile che conquista il pubblico fin dalle prime battute. Il loro concerto è un’esplosione di ritmo e colore, costruita sull’incontro tra le diverse tradizioni musicali del Senegal e linguaggi contemporanei come reggae, hip hop e soul. La dimensione politica della loro proposta non viene mai separata da quella festosa: il messaggio di emancipazione femminile e di uguaglianza si intreccia infatti con una musica che invita costantemente al movimento e alla partecipazione. Il risultato è uno spettacolo energico e coinvolgente, capace di trasformare il piccolo club in una vera e propria festa collettiva.

Terminata la parentesi metelkoviana, l’attenzione torna al Kino Šiška, dove il programma della serata propone tre concerti di altissimo livello.

La prima a esibirsi è Gisela João, una delle voci più autorevoli della musica portoghese contemporanea. Quello che porta sul palco non è soltanto un concerto, ma una sorta di racconto teatrale in musica dedicato all’universo femminile, alle sue fragilità e alle sue battaglie. Attraverso una selezione di brani che intrecciano memoria storica e riflessione sociale, la cantante affronta temi come l’indipendenza, la libertà e la ricerca di una propria identità.

Naturalmente il fado rappresenta una presenza costante, ma ridurre la sua proposta a questa sola tradizione sarebbe limitante. Nella sua interpretazione emergono infatti sfumature che rimandano alle radici del Minho, la regione settentrionale da cui proviene, e in alcuni passaggi affiorano persino suggestioni che sembrano dialogare con il mondo musicale celtico. La sua voce, intensa e ricca di sfaccettature emotive, trova un perfetto contrappunto nell’elegante lavoro chitarristico di Carles Rodenaz Martinez, protagonista di un accompagnamento sempre misurato ma essenziale nell’economia dello spettacolo.

Se Gisela João conquista con la profondità del racconto, i Lagon Nwar travolgono il pubblico con una performance dirompente che rappresenta probabilmente il vertice artistico dell’intera edizione del festival. Il quartetto nasce dall’incontro tra personalità provenienti da percorsi geografici e culturali lontanissimi: la poetessa e cantante Ann O’Aro, originaria dell’isola della Réunion, il batterista e cantante burkinabé Marcel Balboné, il bassista francese Valentin Ceccaldi e il sassofonista Quentin Blardeau.

Da questa combinazione prende forma una musica che sfugge a qualsiasi classificazione semplice. Afrobeat, jazz, rock e tradizioni africane si fondono in un linguaggio sonoro teso, pulsante e imprevedibile. Al centro della scena domina la presenza magnetica di Ann O’Aro, che interpreta i brani come fossero manifesti politici e confessioni personali allo stesso tempo. La sua voce passa continuamente dalla dolcezza all’urlo, mentre il corpo diventa parte integrante della narrazione: danza, corre, si agita e invade lo spazio del pubblico con un’intensità quasi rituale.

L’impressione è quella di assistere a qualcosa che va oltre il concerto tradizionale. Le tematiche anticolonialiste e di rivendicazione identitaria che attraversano il repertorio prendono vita in una performance fisica e viscerale, sostenuta da una band impeccabile. L’impatto emotivo è enorme e il pubblico risponde con entusiasmo crescente fino all’ultimo minuto di un set che lascia il segno.

La chiusura della giornata è affidata a Bobo & Behaja, progetto nato dall’incontro tra il sassofonista francese Bobo e il chitarrista malgascio Behaja. Il gruppo si dedica alla reinterpretazione elettrica delle musiche tradizionalmente eseguite durante le feste popolari del Madagascar, costruendo un ponte tra radici locali e sonorità contemporanee.

Elemento centrale dello spettacolo è la cantante Malala, minuta nella statura ma capace di occupare la scena con una vitalità inesauribile. Attorno alla sua voce si sviluppa una trama sonora fatta di linee ritmiche circolari, chitarre ipnotiche e melodie che evocano paesaggi tropicali e atmosfere notturne. Progressivamente il pubblico si lascia trasportare da questo flusso musicale continuo, trasformando la sala in una grande pista da ballo.

Dopo l’energia militante delle Orkester Jigeen Ñi, l’introspezione di Gisela João e l’uragano creativo dei Lagon Nwar, la terza giornata del Druga Godba si conclude dunque in un clima di festa condivisa. Ancora una volta il festival conferma la propria capacità di mettere in dialogo culture lontane, offrendo un viaggio musicale che attraversa continenti, storie e identità senza mai perdere coerenza e autenticità.

La photogallery del concerto dell’Orkester Jigeen Ñi:

La photogallery del concerto di Gisela João:

La photogallery del concerto dei Lagon Nwar:

La photogallery del concerto di Bobo & Behaja:

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