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Termina sabato la Festa del cinema di Roma

Ad impressionare soprattutto “The irishman” e “Judy”

25 Ottobre 2019, di Donatella Nesti

L’ evento più importante della Festa del cinema di Roma  2019  è stata la proiezione di The Irishman di Martin Scorsese (Stati Uniti, 2019, 209’), con un cast strepitoso: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Anna Paquin e Stephen Graham.
Un’epica saga sulla criminalità organizzata nell’America del dopoguerra: la storia è raccontata attraverso gli occhi di Frank Sheeran, veterano della seconda guerra mondiale, imbroglione e sicario che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del XX secolo. The Irishman racconta, nel corso dei decenni, uno dei più grandi misteri irrisolti della storia statunitense, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, in uno straordinario viaggio attraverso i segreti del crimine organizzato, i suoi meccanismi interni, le rivalità e le connessioni con la politica tradizionale. Il film è tratto dall’omonimo libro di Charles Brandt.

Ma c’è un altro film che è piaciuto soprattutto a chi ricorda Judy Garland, ovvero Judy di Rupert Goold (Regno Unito, 2019) con Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon, Richard Cordery.  Nell’inverno del 1968, Judy Garland arriva a Londra per esibirsi in una serie di concerti. Sono passati trent’anni da quando ha conquistato la fama con Il mago di Oz: la voce è appannata, ma la verve è sempre più fulgida. Si prepara per lo spettacolo, incanta i musicisti, ricorda i bei tempi con amici e fan adoranti, mentre il suo brio e il suo calore non fanno che crescere. Anche il suo lato romantico non è offuscato e la spinge a farsi travolgere da un’appassionata storia d’amore con Mickey Deans, che diventerà il suo quinto marito. Eppure Judy è una donna fragile: dopo aver lavorato per quarantacinque dei suoi quarantasette anni, è esausta, ossessionata dai ricordi della sua infanzia perduta a Hollywood, assillata dal desiderio di tornare a casa dai suoi figli. Una vita trascorsa, letteralmente, sul palcoscenico. Un’infanzia e un’adolescenza rubatale dagli agenti che lucrarono sulla sua carriera, facendola sempre e solo lavorare. Una voce angelica, un quotidiano infernale: divorzi, figli lontani, farmaci per rimanere magra, farmaci per rimanere sveglia, farmaci per dormire. Una Reneè Zellweger magrissima e da Oscar incarna questa diva morta a soli 47 anni, con la sua solitudine e la sua disperazione.

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