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Alla mostra del cinema di Venezia tantissimo pubblico, glamour e tanti film da vedere

3settembre 2018 da Donatella Nesti, Venezia

Erano tanti anni che non vedevamo così tante persone alla Mostra del Cinema di Venezia lo abbiamo potuto osservare dalle lunghe file, tanto che anche molti accreditati non hanno potuto assistere ad alcune proiezioni . Il momento più importante è stato durante il fine settimana quando il Lido ha subito un vero e proprio assalto anche da parte di giovanissimi spesso accusati di stare lontani da importanti eventi culturali. La caratteristica della Mostra è di saper coniugare spettatori con zaino, abbigliamento estivo ed infradito con eleganti signore in abito lungo e signori in smoking. Fino dal mattino un pubblico di giovanissimi prende posto con ombrelli, utili per il sole e per la pioggia che non manca mai, in attesa di veder sfilare sul red carpet le dive e i divi amati. Ma veniamo agli ultimi film proiettati nel fine settimana tra i quali Paterloo.

A settantacinque anni d’età Mike Leigh dimostra il coraggio di cimentarsi con un progetto difficile: girare un vero e proprio dramma storico, elaborando un affresco della società britannica nel periodo immediatamente successivo alle guerre napoleoniche. Peterloo è infatti il nome che, sfruttando l’assonanza con il successo militare di Waterloo, indica uno degli episodi più famigerati della storia dell’Inghilterra: la violenta repressione scatenata, per ordine delle autorità governative, contro una folla pacifica di manifestanti riuniti a Manchester, a St Peter’s Field, il 16 agosto 1819. Un avvenimento che, nel pieno di un acceso braccio di ferro politico. Il distacco sempre più ampio fra i regnanti ed i suoi abitanti è il tema del film stesso: la richiesta di una riforma elettorale che garantisse appieno il principio di rappresentanza nell’elezione dei membri del Parlamento, e quindi un’effettiva realizzazione dell’ideale di democrazia.

Recitato in un perfetto inglese d’epoca da tutti i protagonisti il film, non del tutto facile specie nella prima parte, si candida per un premio il nuovo film di Olivier Assayas è piaciuto molto al pubblico ed alla critica, un film brillante tipicamente francese ma anche attualissimo prendendo in esame il conflitto tra gli ebook e la carta stampata. In Double vites Alain è un editore inquieto che ama Selena ma la tradisce con la sua assistente, che odia l’ultimo libro di Léonard ma lo pubblica, che ama le vecchie edizioni ma ragiona sull’Espresso Book Machine. Léonard è uno scrittore ‘confidenziale’ che ama sua moglie ma la tradisce con Selena. Depresso e lunare, scrive da anni lo stesso libro ed è narcisisticamente incompatibile con la sua epoca. Tra loro fa la sponda Selena, attrice di teatro convertita alla serie televisiva. Conversano, mangiano, bevono e fanno (sempre) l’amore.

I protagonisti Alain (Guillaume Canet), Selena (Juliette Binoche), Valerie (Nora Hamzawi) e Leonard (Vincent Macaigne) si susseguono cellulari, iPad, eBook e, infine, gli obsoleti libri cartacei contro cui la consulente tecnofila Laure (Christa Theret) punta il dito, profetizzandone la prossima caduta nell’oblio in favore di un ventaglio infinito di dispositivi digitali.

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