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Alle municipali, il chavismo fa man bassa

Alle elezioni municipali di domenica 10, il chavismo ha vinto oltre 300 municipi su 335

11dicembre 2017 di Geraldina Colotti, Caracas

Più di 9 milioni di aventi diritto (su una popolazione di oltre 30 milioni) si sono recati alle urne per scegliere il loro sindaco o la sindaca. Si è votato anche per eleggere il governatore dello stato Zulia perché il precedente – eletto per conto dell’opposizione venezuelana – era stato inabilitato: per aver rifiutato di giurare davanti all’Assemblea Nazionale Costituente, organismo plenipotenziario che governa in Venezuela da agosto per conto del potere popolare. E adesso lo stato Zulia ha cambiato colore, portando a 19 (su 23) i governatori bolivariani.

A questa 24ma elezione – la terza organizzata in 140 giorni dal chavismo – non hanno partecipato le principali forze di opposizione quali Accion Democratica, Primero Justicia e Voluntad Popular. Tutti gli altri partiti che compongono la Mud – dal Copei ad Alianza Bravo Pueblo hanno invece presentato i loro candidati e, in alcuni casi, vinto. E’ andata così a San Cristobal, nel Tachira, dove ha vinto il vecchio Copei, un partito socialcristiano che ha animato la competizione politica durante la IV Repubblica insieme ad Accion Democratica.

Nelle elezioni comunali del dicembre 2013, svoltesi dopo la morte di Chavez e l’elezione di Nicolas Maduro, il PSUV e i suoi alleati hanno ottenuto 240 municipi, anche se le principali città, come Maracaibo, Valencia, San Cristobal e Barquisimeto sono rimaste a destra così come è rimasta a destra l’Alcaldia mayor di Caracas. Ieri, Maracaibo e Barquisimeto sono tornate invece al chavismo e a Caracas è stata eletta la giovane Erika Faria. Per contro, gli elettori sono diminuiti, passando da 11 milioni a 9. Dopo lo Stato di Miranda, al cui governo è andato Hector Rodriguez nelle regionali del 15 ottobre, ha votato a sinistra anche il municipio Sucre.
Dopo l’istituzione dell’Assemblea Nazionale Costituente, il governo è indubbiamente riuscito a riportare la pace nel paese, e questo è unanimemente considerato un grosso risultato. Dopo cinque mesi di violenza e un centinaio di morti, nonostante il forte appoggio internazionale, le destre non sono riuscite a far cadere il governo, che ha ripreso l’iniziativa. La parola è passata alle urne, un terreno in cui la macchina del PSUV, debitamente oliata, riesce sempre a fare un’ottima parte. 

Insieme al gruppo di accompagnanti internazionali (una cinquantina), ci siamo recati a visitare diversi seggi, situati in diversi contesti. Uno di questi, è stato il complesso di case popolari di Urimare, alla Guaira, nello Stato Vargas. Un agglomerato urbano voluto da Chavez e a lui dedicato, all’interno del grande piano di costruzione di alloggi popolari gratuiti e ammobiliati: la Gran Mision Vivienda Venezuela, che dal 2011 ha già consegnato quasi 2 milioni di case popolari. 

Urimare è un luogo pulsante di vita politica, che ha anche una omonima radio comunitaria e in cui le leader sono donne. Un esempio della forza che guida il “proceso” bolivariano, quella del potere popolare.
Aver riconquistato la pace – quella che si coniuga alla giustizia sociale non la pace del sepolcro – consente al chavismo di concentrare gli sforzi sulle necessità e sui problemi del paese, principalmente provocati dalla guerra economica. Attraverso l’istituzione del carnet de la Patria – una tesserina informatizzata che serve per riscuotere sussidi e benefici, ma anche come base dati e come segno di identificazione – il chavismo cerca di sviluppare una capillare organizzazione militante, che parte dai leader di base: i responsabili di strada, di condominio, delle sale di battaglia, dei consigli comunali, i responsabili dei Clap, i Comitati di rifornimento e di produzione che hanno consentito di tutelare i settori più vulnerabili e che l’Assemblea Nazionale Costituente vorrebbe includere nella nuova Carta Magna.
E, intanto, venerdì riprende il dialogo con l’opposizione nella Repubblica Dominicana, sotto l’egida di alcuni ex presidenti diretti dallo spagnolo Zapatero, e l’accompagnamento di diversi stati, scelti da entrambe le parti. Il presidente ha ribadito la sua disponibilità anche a recarvisi di persona, e ha anche rinnovato l’appello all’unità agli alleati del PSUV che in alcuni municipi, come in quello Libertador a Caracas, ne hanno sfidato l’egemonia presentando candidati autonomi. 
“Unità, lotta, battaglia e vittoria”, ha detto Maduro, ricordando le parole di Chavez pronunciate a dicembre del 2012. Allora, il presidente colpito da un tumore aggressivo aveva consegnato al paese il suo testamento politico con l’invito, appunto, a non dividersi. Ieri, sul palco in Plaza Bolivar, intorno al presidente c’era tutto il quadro politico bolivariano a festeggiare l’elezione della nuova sindaca Erica Faria. 

Sullo sfondo, le elezioni presidenziali del 2018 a cui il PSUV ha deciso di ricandidare Maduro. Ma, intanto, si fanno sempre più insistenti le voci di una candidatura dell’imprenditore miliardario Lorenzo Mendoza, proprietario della impresa Polar.

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