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Attacco all’Welfar. A breve la pensione integrativa diventerà obbligatoria

Non deve passare sotto silenzio l’accordo sui contratti tra Cgil Cisl Uil e Confindustria. Nella contrattazione nazionale entra la Previdenza Pubblica e l’obiettivo è renderla obbligatoria facendola passare attraverso i prossimi rinnovi contrattuali.

11marzo 2018 di Federico Giusti

Questo accordo determina la diminuzione dei salari e la contrazione dei diritti, del resto da anni ci troviamo davanti all’ampliamento dei diritti civili a coprire la lenta erosione dei diritti sociali.
Qualcuno dovrebbe spiegare il nesso tra rilancio della produttività e sanità\previdenza integrativa, in realtà in un colpo solo si ridimensiona la spesa sociale e previdenziale, si ridimensionano sanità e previdenza pubblica assoldando i sindacati nel compito di smantellamento del welfare. Ma soprattutto non si dice che  la risposta a presunti e specifici bisogni avviene con la rinuncia a una parte del salario barattato con servizi.

Non può passare sotto silenzio l’ennesimo accordo antisociale. Dovremmo subito dubitare del concetto di flessibilità portatore solo di elementi negativi, del resto il lavoro flessibile è sinonimo di precario e sottopagato, gli orari flessibili sono per lo più disagiati, la flessibilità di mansione determina lo svolgimento di più attività lavorative con incremento dei ritmi e dello sfruttamento, ora contrattazione flessibile significa stabilire il  «Tec» (Trattamento economico complessivo) per poi demandare al secondo livello di contrattazione materie rilevanti che potrebbero determinare, anzi togliamo pure il condizionale… determineranno, accordi al ribasso e lo scambio tra aumenti e welfare concordato.

Il salario diventa così un premio, altro che aumento degli spazi di contrattazione, quando il contratto nazionale si limiterà, o quasi, a stabilire un trattamento economico minimo per poi demandare tutto il resto alla  contrattazione decentrata (che poi beneficia della cedolare secca al 10% sui premi, detassazione totale sul welfare).

Il Governo offre incentivi fiscali per gli accordi di secondo livello, in questi accordi gli aumenti sono barattati con i bonus o il welfare aziendale, si incrementa la previdenza integrativa (cogestita con Cgil Cisl Uil)  e si riconoscono gli sgravi\incentivi solo alle aziende che faranno accordi con i sindacati complici. In un colpo solo finisce la contrattazione, si alimenta il sindacato di regime, si regalano soldi alle imprese, si ruba salario ai lavoratori e alle lavoratrici che già pagano le tasse per avere sanità e previdenza pubblica. Tutto ha avuto inizio con il Ccnl dei metalmeccanici  e da quello delle Tlc, ora si passa ai contratti della Pa.

Già oggi i beneficiari di welfare aziendale sono circa 2,5 milioni di dipendenti , la previdenza complementare è una realtà nei paesi a capitalismo avanzato e i cantori del regime democratico hanno già iniziato a sciorinare dati sui ritardi dell’Italia rispetto alla media Ocse. Nei prossimi mesi troveranno ogni strumento per rilanciare la previdenza integrativa, magari diversificheranno l’offerta e la renderanno obbligatoria magari con la tassazione del Tfr e del Tfs e agevolazioni fiscali da favola per il secondo pilastro previdenziale.
E’ in questa ottica che nasce il confronto tra sindacati e Governo, o più in generale con le istituzioni per «migliorare la fiscalità di vantaggio sulle prestazioni dei fondi pensione».

I soldi pubblici pertanto non verranno più destinati a creare occupazione, alla santà o alle scuole ma, saranno orientati in crescendo a favorire le imprese e agevolare fiscalmente gli strumenti alternativi al welfare, quelli cogestiti da Confindustria e sindacati compiacenti. E, in questa situazione non poteva mancare il protagonismo del Terzo Settore, con la fusione di tre fondi previdenziale nelle cooperative e la nascita di Previdenza Cooperativa. Del resto in un Paese dove la Coop vorrebbe identificarsi con ognuno di noi, aspettiamoci presto di trovare tra le offerte per i soci, non qualche pentola o coltello ma un bel pacchetto di previdenza integrativa. 

Ora, alla luce di queste considerazioni, pensate ancora di essere in un paese democratico?

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