‘Buona scuola e il lavoro che uccide’. Faenza cede la gru, muore un artigiano, ferito uno studente: “ripensare obbligatorietà percorsi Alternanza scuola-lavoro”

L’incidente risale al 21 dicembre scorso a Faenza (nel ravennate) dove è deceduto un artigiano di 45 anni, mentre si è trattato di una tragedia sfiorata per lo studente 18enne, che ha riportato lesioni e fratture alle gambe, mentre svolgeva esperienza di formazione ‘alternanza scuola-lavoro’ all’interno dell’azienda Sueco, per conto di una ditta esterna. Sembra che i due fossero saliti nel cestello fissato al braccio della gru e giunti a una decina di metri d’altezza sono precipitati, il fatto che siano caduti entrambi, escluderebbe una perdita d’equilibrio facendo invece pensare ad un cedimento strutturale.

Compito delle autorità competenti l’indagine sugli accadimenti ma, è anche utile ricordare che nell’ultima ‘Legge di Bilancio’ il Governo ha nuovamente tagliato i fondi dell’Inail e che, manca qualsiasi ripensamento sull’obbligatorietà dei percorsi scuola lavoro.

26dicembre da Federico Giusti

Morire o restare menomati per l’alternanza scuola lavoro. Non è la prima volta che si verificano gravi incidenti con il diretto coinvolgimento di studenti impegnati nell’alternanza scuola e lavoro. Un giovane e un operaio sono precipitati dal cestello di una gru a Faenza, un fatale volo da dieci metri di altezza, il primo è in Ospedale e ne avrà per settimane, il secondo è deceduto. Ma questo grave incidente poteva succedere in qualunque altra parte d’Italia, non può essere relegato a un fatto di cronaca locale.

Siamo sempre più arrabbiati contro le morti e gli infortuni sul lavoro, le statistiche vanno lette con obiettività e non solo nell’intento di abbonire e rassicurare l’opinione pubblica. Nonostante il crollo delle ore lavorate, negli anni scorsi, infortuni e morti sul lavoro non sono diminuiti, e qualora vi raccontassero una novella diversa, ricordate sempre che la percentuale andrebbe calcolata in base alle ore effettivamente lavorate, al numero della forza lavoro effettiva, tutti dati difficili da ricostruire nell’universo statistico che considera impiegato anche chi lavora per una settimana all’anno. Per favorire la buona scuola si sono inventati di tutto, partiamo dagli sgravi fiscali e dalle agevolazioni contributive in caso di assunzioni in apprendistato dopo l’alternanza scuola lavoro, sgravio della contribuzione a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail) sino a un tetto massimo di 3.250 euro annui. Spieghiamoci meglio:

  • dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, le assunzioni a tempo indeterminato (anche in apprendistato) di giovani lavoratori, entro i sei mesi successivi alla data in cui avranno acquisito titoli di studio della scuola secondaria di secondo grado e della terziaria, beneficeranno dello sgravio totale dei contributi per tre anni, nel limite massimo di 3.250 euro annui.

Non saremo certo noi a negare l’importanza di una maggiore vicinanza tra scuola e lavoro ma per farlo bisogna prima cancellare la buona scuola, solo dopo potremo entrare nel merito dei programmi scolastici partendo dal presupposto che ridurre ore di scuola e di studio non è dirimente ai fini professionali, anzi per le scuole tecniche si nega magari una delle poche opportunità di imbattersi in una mostra, in film di autore o nella lettura di qualche libro.

Si investe poco nella istruzione pubblica, nella manutenzione delle scuole, dati alla mano siamo tra gli ultimi in Europa. Giovani studenti impiegati, ormai da anni, in mansioni che con il loro percorso di studio non hanno niente a che vedere, debbono in certi casi perfino sostenere alcune spese per lo stage (a cui sono obbligati) in una azienda, tanto è vero che perfino gli studenti (piuttosto moderati) dell’Unione degli studenti scrivono

“l’alternanza deve avere come obiettivo solo ed esclusivamente la formazione dello studente, essere metodologia didattica innovativa, accrescere la connessione tra sapere e saper fare, fornire strumenti di comprensione e analisi critica del lavoro compatibile con gli indirizzi di studio intrapresi. Pertanto, ogni percorso deve essere fuori dalla produzione e dagli interessi delle aziende: l’unico ‘prodotto’ dell’alternanza deve essere la conoscenza e la formazione”.

Diciamocelo allora senza troppi giri di parole:

“come hanno abbassato le tutele collettive ed individuali, così hanno ridotto il costo del lavoro; nella economia della promessa un posto in prima fila viene occupato dall’alternanza scuola\lavoro dentro l’attacco complessivo al diritto alla istruzione e alla stessa dignità del lavoro che poi significa lavorare in sicurezza, con contratti non da fame ed equamente retribuiti.”

Con la ‘Buona Scuola’, il giovane deve imparare fin dalla minore età a subire soprusi e ingiustizie, ad abituarsi ad una condizione di sfruttamento e di subalternità culturale rispetto al datore di lavoro. Per questo bisogna abolire la Buona scuola,  per farlo c’è bisogno di unire le istanze degli studenti con quelle degli operai e dei lavoratori perché le condizioni degli uni e degli altri sono strettamente connesse. Se accetti da giovane di essere sfruttato, lo sarai per il resto della vita, sta proprio qui la contraddizione da cui ripartire.

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