08212018Headline:

Come ti distruggo quel poco che resta del diritto del lavoro, il punto della Cassazione

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n.10435 del 2018, si è espressa in materia di tutela in caso di manifesta infondatezza su “licenziamento per ingiustificato motivo”. Se per il Tribunale e la Corte d’appello il licenziamento è confermato come illegittimo, tuttavia la tutela è soltanto “risarcitoria”

5maggio 2018 di Federico GiustiNon solo la riscrittura dello Statuto dei Lavoratori in epoca Fornero, ora arrivano anche Sentenze, che fanno giurisprudenza, consentendo ad un Giudice di non decretare la reintegra in caso di crisi aziendale. Il lavoratore era stato dunque messo alla porta senza però verificare la possibilità di reimpiego in altri settori, anche tenuto conto del fatto che in quello stesso periodo vi erano state delle nuove assunzioni. Per il tribunale e la Corte d’appello il licenziamento era illegittimo, ma la tutela soltanto “risarcitoria”. La Suprema Corte, respingendo il ricorso del lavoratore che chiedeva di essere reintegrato, ha ribadito l’illegittimità del licenziamento e confermato la tutela “indennitaria” – pari a 15 mensilità –, motivandola con l’insufficienza probatoria concernente l’adempimento dell’obbligo di repechage, ovvero il ripescaggio all’interno della struttura aziendale.

La tutela indennitaria, che poi tutela non è, diventa così preponderante rispetto a quella reintegratoria anche nei casi in cui sarebbe possibile il ritorno del licenziato nel suo luogo di lavoro. Proviamo a capire meglio, siamo in presenza di una crisi aziendale (e sulla nozione di crisi bisognerebbe aprire un altro capitolo), viene stabilita la impossibilità di utilizzare in mansioni diverse il lavoratore licenziato e l’impossibilità a ricollocarlo, a quel punto si applica la cosiddetta tutela risarcitoria al posto del reintegro. Basta insomma addurre le giuste motivazioni alla base del licenziamento, essere in una situazione di crisi per cavarsela con un semplice indennizzo. E’ questa giustizia o illegittimo arbitrio, che consegna al datore di lavoro un potere mai avuto fino ad oggi?

Proviamo allora a sviluppare alcuni ragionamenti:

  • A fronte di un ‘licenziamento senza giusta causa’ il lavoratore verrà cacciato con una buona uscita di poche mensilità, magari nel frattempo l‘azienda ha operato scelte errate che hanno determinato lo stato di crisi, può addurre la motivazione che una reintegra sia incompatibile con lo stato economico e la organizzazione del lavoro.
  • Si stabilisce il primato dell’azienda e dei suoi interessi, il Giudice potrà scegliere così l’indennità risarcitoria al posto del ripristino del rapporto  di lavoro se la reintegra viene giudicata troppo onerosa per la parte datoriale.
  • Comportamenti datoriali giudicati di particolare gravità e in presenza di violazioni palesi dei diritti non costituiranno motivo sufficiente per la reintegra, le ragioni del più forte dettano ormai le linee guida di un Diritto ad uso e consumo delle Aziende calpestando così i diritti più elementari dei luoghi di lavoro.

Ingiustizia è fatta e i profitti aziendali diventano una variabile dipendente per applicare il diritto.

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