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Crisi politica in Zimbabwe e il servizio pubblico della RAI, ma al servizio di chi?

La Rai ancora una volta si è resa protagonista di una clamorosa opera di disinformazione ai danni dei telespettatori che contribuiscono col canone al suo mantenimento.

22novembre 2017 da Andrea Vento, Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

Mi riferisco in particolare alla metamorfosi dei servizi relativa alla crisi politica in Zimbabwe che è stata raccontata dal tg2 delle 20,30 di ieri sera, 21 novembre, (con servizi dagli studi in Italia) nei quali fino a due giorni fa Mugabe veniva sempre qualificato come Presidente. Da ieri, intervenute evidentemente pressioni politiche, il tono è completamente cambiato, l’anziano padre dell’indipendenza, fin troppo rimasto al potere a mio avviso e commettendo peraltro clamorosi errori, è diventato d’improvviso dittatore e il suo governo ovviamente regime.

Riprendendo il vecchio schema giornalistico italiano in base al quale i governanti amici sono presidenti, regnanti ecc e gli avversari geopolitici dittatori (Assad docet: quando Napolitano andò in visita in Siria nel 2010 Assad, era un autorevole presidente divenuto poi d’improvviso dittatore dopo l’inizio della guerra..). A conferma riporto i commenti della stampa italiana la visita di Napolitano:

Quando Napolitano andava da Assad: “Italia e Siria mai così vicine”
“Roma e Damasco ancora più vicine. La visita di Stato di quattro giorni in Siria del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha infatti rafforzato i già stretti rapporti bilaterali tra i due Paesi”.

“Attenzione e cordialità che sono andate però oltre la pura formalità: protocollo a parte, i due presidenti insieme alle rispettive consorti si sono infatti incontrati informalmente in tre diverse occasioni, compresa una cena a quattro in un ristorante di Aleppo, dove le due coppie sono arrivate a bordo di un’auto guidata dallo stesso Assad”

L’opera di disinformazione e di denigrazione è arrivata a tal punto da diffondere menzogne clamorose: il servizio, che evidentemente era teso alla demolizione di Mugabe, ha affermato, in mezzo a varie falsità, che lo stesso Mugabe dopo l’indipendenza avrebbe tolto le terre ai neri per darle ai bianchi. Quali terre, visto che nella Rhodesia segregazionista fino al 1979 i bianchi possedevano grandi latifondi e i neri vivevano in un regime di Apartheid simile a quello del Sudafrica? A tal proposito riporto in basso la voce di Wikipedia sulla Riforma agraria in Zimbabwe.

L’aspetto che più mi preoccupa è che la popolazione italiana assimila notizie di ogni genere senza alcun filtro e privi di alcun spirito critico come confermano i dati diffusi proprio ieri, 21 novembre, in occasione della Giornata Mondiale della Televisione istituita addirittura dall’Onu, in base alla quale “Nel 70% dei 33 paesi (europei) analizzati, gli intervistati hanno risposto di essere inclini a fidarsi della tv e in 11 paesi risulta persino essere il mezzo che ispira maggior fiducia” per poi proseguire con “In tutti i mercati, la televisione è considerata il secondo mezzo più affidabile, superato solo dalla stampa periodica d’informazione, con il 69% dei consumatori che si fidano della tv come fonte di notizie (Kantar -Trust in News, 2017)”. 

Il report passa quindi ad analizzare la situazione italiana: “In Italia, la televisione si conferma il principale strumento d’informazione. I telegiornali sono la fonte di notizie preferita dalla popolazione (48%), seguiti dai siti internet di news (25%) e dalla stampa quotidiana (8%). La tv è inoltre considerata il mezzo d’informazione più indipendente e imparziale (35% degli intervistati). (MPS Evolving Marketing Research, Stetoscopio – Il sentire degli italiani)”. 

L’idolatria del popolo italiano nella televisione non poteva certo escludere la pubblicità che il potente mezzo di comunicazione trasmette: 

“La fiducia che gli italiani ripongono nella televisione ha effetti positivi sulla comunicazione pubblicitaria veicolata sul piccolo schermo. Spot e telepromozioni sono i formati cui si presta maggiore attenzione, circa il doppio rispetto agli spot radiofonici ed agli annunci stampa e quasi il triplo dei formati web”. Evviva..

La questione dell’informazione, a mio modesto avviso, in Italia sta assumendo connotati assolutamente preoccupanti considerato il ruolo di primissimo piano che riveste la televisione e in particolare la Rai, nella formazione dell’opinione pubblica nazionale soprattutto sulle questioni internazionali.
Chi ha gli strumenti culturali  possiede gli anticorpi per difendersi e tutelarsi ma la restante gran parte della popolazione rimane condizionata da questa vergognosa strategia di manipolazione  influenzandone il pensiero e le scelte politiche.

La domanda sorge spontanea: quale futuro per un paese la cui popolazione riserva una devozione assoluta in mezzo di comunicazione così potente e utilizzato dal potere per manipolare la formazione dell’opinione pubblica la quale è assolutamente incapace, per pigrizia informativa o per scarso livello culturale, di tutelarsi?

Riforma agraria in Zimbabwe

La riforma agraria in Zimbabwe, iniziata ufficialmente nel 1979 con la firma degli accordi di Lancaster House, fu uno sforzo per distribuire più equamente la terra tra i neri storicamente emarginati, e la minoranza di bianchi che hanno governato lo Zimbabwe dal 1890 al 1979.

La distribuzione delle terre da parte del governo è forse la questione politica più importante e più aspramente contestata dello Zimbabwe contemporaneo. Può essere divisa in due periodi: dal 1979-2000 è stato applicato il percorso, più lento e graduale, fondato sul principio del “willing buyer, willing seller”, con aiuti economici dalla Gran Bretagna; in un secondo tempo, a partire dal 2000, si è dato avvio a un programma brutale di riforma agraria, utilizzato da Robert Mugabe per colpire sia i suoi oppositori di colore sia i coltivatori bianchi.

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