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Cuba e riforma Costituzionale in atto, articolo della discordia: “le coppie omosessuali”

17gennaio 2018 da Andrea Puccio, corrispondente di pisorno.it da Cuba

Nella nuova Costituzione di Cuba, recentemente approvata il 22 dicembre 2018 dall’Assemblea Nazionale del Poder Popular (il Parlamento cubano), che verrà sottoposta a referendum confermativo il 24 febbraio prossimo, un articolo, il numero 82, è stato quello che ha generato più dibattito nelle assemblee cittadine. Il testo uscito dall’Assemblea Nazionale all’articolo 82, definiva il matrimonio l’unione tra due persone, aprendo le porte al matrimonio tra individui dello stesso sesso, una rivoluzione per la società cubana.

Il processo che porterà al referendum confermativo per l’approvazione del testo della Costituzione era iniziato l’anno scorso con la nomina di una commissione di lavoro per la scrittura del progetto del nuovo testo. Il progetto uscito dalla commissione è stato discusso e modificato dall’Assemblea Nazionale in una seduta speciale. Il testo risultante, dal 13 agosto al 16 novembre, 2018 è stato sottoposto al giudizio e alle modifiche della popolazione, le modifiche sono state recepite dall’Assemblea Nazionale, che ha approvato il testo definitivo, il 22 dicembre 2018 che sarà sottoposto a referendum. Nelle assemblee che si sono tenute dei centri di lavoro, nei sindacati, nelle federazioni e in tutti quei luoghi di aggregazione sociale per discutere il testo definitivo, il dibattito è stato molto aspro, al punto che nel testo finale sottoposto a referendum nell’articolo 82 non si fa più menzione al matrimonio come unione tra due persone, perdendo l’occasione storica di essere il primo paese al mondo a mettere tale definizione in Costituzione.

Il popolo durante le migliaia di riunioni che hanno portato alla stesura del testo definitivo ha deciso di privare del diritto a sposarsi per le coppie omosessuali, non riconoscendogli un diritto invece concesso a quelle eterosessuali.

Fin dall’uscita del progetto di Costituzione la Chiesa Cattolica e le altre confessioni religiose hanno acceso i riflettori sul matrimonio. Hanno cercato con la scusa dell’unione tra persone dello stesso sesso di creare una frattura nella società cubana. In realtà non so se la popolazione ha seguito le idee conservatrici della Chiesa oppure invece non era pronta per questo passo. Sta di fatto che comunque sono passate le loro posizioni. La Chiesa Cattolica è storicamente all’opposizione del governo cubano e da sempre ha appoggiato i movimenti controrivoluzionari, ha seguito tutti i tentativi degli Stati Uniti di frantumare la società cubana. La Chiesa era stata, assieme alla Cia ed agli esuli cubani di Miami, uno degli artefici  dell’operazione denominata Peter Pan, dove oltre 12 mila bambini furono inviati dai loro genitori negli Stati Uniti. Agli inizi degli anni ’60 fu inventata la notizia che il governo cubano avrebbe tolto i bambini ai suoi genitori per inviarli in Unione Sovietica per essere indottrinati al comunismo. Il risultato fu che migliaia di bambini furono inviati da soli negli Stati Uniti dove furono rinchiusi in orfanotrofi, case famiglia e carceri minorili. Molti di loro subirono maltrattamenti e violenze.

La scelta dei cubani sul matrimonio è senz’altro paradossale e figlia di una martellante propaganda orchestrata da settori ostili al governo visto che sull’isola sono davvero poche le persone che decidono di contrarre matrimonio.

La forma più comune è la convivenza, considerata dalla Costituzione una forma di famiglia e per questo tutelata. Questa scelta mi risulta strana anche perché la popolazione non ha pregiudizi verso le persone omosessuali, quindi mi viene da pensare che sia frutto di una campagna mediatica, come detto, per dividere la società per indebolire il governo. Credo in ogni caso che il giudizio della gente sulle coppie omosessuali non sia cambiato, perché non esiste discriminazione ad esempio sul lavoro, dove chiunque, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, può ricoprire qualunque posizione lavorativa. Conosco medici di fama internazionale, infermieri, notai e cosi via che ricoprono posizioni di rilievo e che non sono stati discriminati per il loro orientamento sessuale. Per questo mi risulta ancora incomprensibile la scelta di considerare il matrimonio tra due persone dello stesso sesso un passo avanti troppo azzardato.  

Considerando questa scelta da un altro punto di vista si potrebbe dire che il matrimonio non libera la società dai pregiudizi, perché i diritti civili vanno di pari passo con i diritti sociali. In Italia, ad esempio, l’unione, non il matrimonio, vocabolo usabile, per piacere della Chiesa, solo per le coppie eterosessuali, è ammessa ma i pregiudizi, le discriminazioni, le violenze, verso quelli, che da molti vengono considerati dei diversi, continuano. A Cuba non sarà possibile, per adesso, contrarre matrimonio ma non è mai successo che una persona venisse aggredita perché gay o lesbica o comunque perché qualcuno la considerasse diversa. 

Secondo il nuovo testo, all’articolo 81, si legge che:

“ogni persona ha il diritto di formare una famiglia”, non viene specificato se composta da persone dello stesso sesso o meno, nell’articolo 82, viene definito il matrimonio come “una delle forme di organizzazione della famiglia”.

Viene lasciata aperta la porta a questa riforma, che verrà regolamentata dal nuovo diritto di famiglia.   

Ciò che alla fine ci lascia la scelta del popolo di non autorizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso è che la nuova Costituzione cubana è davvero il frutto della volontà popolare. Non affermo questo per fare della facile demagogia ma perché è stato il volere dei cittadini che ha modificato l’articolo 82, che nella versione uscita dall’Assemblea Nazionale lo autorizzava. Le nostre democrazie liberali, sempre pronte ad agitare la bandiera dei diritti, dovrebbero prendere esempio da coloro che considerano dei sistematici violatori dei diritti della propria popolazione.

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