07202019Headline:

Cuba. Legge Helms-Burton, l’embargo continua

In questi ultimi mesi si è spesso parlato della Legge Helms Burton che l’amministrazione del Presidente Trump vorrebbe attuare in pieno per aumentare le pressioni sul governo cubano.

30marzo 2019 di Andrea Puccio corrispondente di Pisorno.it da Cuba

Il 12 marzo 1996 il Presidente americano Bill Clinton firmò la “Legge per la solidarietà democratica e la libertà cubana” meglio. Conosciuta con i nomi dei due promotori, il Senatore Jesse Helms e il Congressista Dan Burton. La genesi di questa legge va ricercata nel clima ostile che in quegli anni si era creato intorno a Cuba. 

Nell’elezioni di medio termine del 1994 il Partito Democratico aveva perso entrambe le Camere che passarono in mano ai Repubblicani, nel 1995 le pressioni dei rappresentanti repubblicani della Florida, da sempre vicini agli esuli cubani di Miami, hanno fatto sì che fosse presentata una nuova legge al Congresso con lo scopo di aumentare le pressioni sulla popolazione cubana per spingerla a rivoltarsi contro il governo. La legge aveva l’obiettivo di asfissiare l’economia cubana, come del resto, tutti i provvedimenti precedenti presi dal governo americano. Inizialmente l’Amministrazione Clinton tentò di opporsi a questa legge, ma l’abbattimento di due piccoli aerei da parte dell’aviazione cubana gli fece cambiare idea. Il 24 febbraio 1996 due aerei provenienti da Miami invasero per l’ennesima volta lo spazio aereo cubano. Nonostante gli avvertimenti del governo cubano e le rassicurazioni del governo statunitense che tali voli sarebbero terminati, le azioni continuarono. I due aerei si dedicavano a raccogliere emigrati clandestini da portare negli Stati Uniti ed a lanciare materiale propagandistico. I due aerei furono abbattuti ed i quattro piloti persero la vita.

La legge Helms Burton si divide in quattro titoli. Nel primo si istituzionalizza il blocco economico, commerciale e finanziario, si definisce come lo strumento necessario di pressione verso il governo cubano al fine di indurlo ad una transizione democratica, si limitano per questo le prerogative del Presidente di limitarne gli effetti, si esortano le altre nazioni a attuare provvedimenti contro Cuba simili a quelli statunitensi. Nel secondo la legge definisce il piano con il quale gli Stati Uniti porteranno a compimento il cambio di governo a Cuba. Dopo il crollo dell’attuale governo verrà insediato un governo di transizione con a capo un Governatore nominato dagli Stati Uniti con il compito, tra l’altro, di indennizzare tutti i vecchi proprietari a cui siano state confiscate proprietà. Autorizza gli Stati Uniti ha decidere quando un eventuale cambio di governo sull’isola sarà considerato soddisfacente e potrà essere reputato democratico. Nel terzo titolo, quello che adesso il Presidente Trump vuole attivare, si da facoltà a tutti i cittadini statunitensi, anche quelli divenuti cittadini dopo l’abbandono dell’isola, di richiedere presso i tribunali statunitensi il controvalore delle proprietà nazionalizzate dal governo cubano dopo il trionfo della rivoluzione. Tale richiesta può essere fatta anche a eventuali proprietari stranieri che al momento stiano occupando le proprietà svolgendo attività con aziende cubane. Nell’ultimo titolo, il quarto, si impedisce l’ingresso negli Stati Uniti a tutti coloro che stanno occupando tali proprietà ed ai loro famigliari. La legge infine definisce Cuba una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.  

Risulta evidente che questa legge aumenta l’extraterritorialità e cerca di internazionalizzare il blocco dando la facoltà ai vecchi proprietari cubani fuggiti dall’isola di intraprendere cause giudiziarie contro lo stato cubano, le imprese cubane e gli eventuali soci esteri che hanno investito in Cuba. E’ importante notare che gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato ogni tipo di risarcimento da parte dello Stato cubano per la nazionalizzazione delle proprietà degli esuli fuggiti, a differenza di molti stati esteri. Invitano, o meglio suggeriscono, vista l’influenza che hanno nelle politiche altrui, alle altre nazione a intraprendere azioni e misure che servano a far pressione sul governo cubano. 

Il titolo III della legge in questione in realtà non è stato mai reso esecutivo, infatti tutti i presidenti statunitensi si sono avvalsi della facoltà, prevista nella stessa legge, di prorogare l’entrata in vigore per sei mesi del titolo III. Adesso Trump ha deciso di non prorogare  la sua applicazione per 30 giorni a partire dal 19 marzo. In pratica il 19 marzo scade la proroga ed il Presidente Trump ha deciso di non rinnovarla fino al 17 aprile, ovvero, appunto, per 30 giorni. Alla scadenza del 17 aprile si riserva il diritto di non firmare la proroga estendendone i termini. Per esercitare pressioni sull’amministrazione americana giovedì 14 marzo si è svolta nella Calle 8 di Miami, centro della dissidenza cubana della Florida, una raccolta di firme per appoggiare l’applicazione del titolo III e esortare il Presidente a renderlo sempre esecutivo non esercitando la facoltà di proroga.

Alla notizia dell’applicazione del titolo III si sono levate schiere di critiche sull’amministrazione americana soprattutto dai paesi europei e dal Canada perché, secondo la legge, la richiesta di indennizzo può essere elevata anche ai soci stranieri delle imprese cubane che occupano una vecchia proprietà. Un vecchio proprietario può richiedere il valore della sua proprietà anche, ad esempio, al socio francese di una impresa cubana. L’amministrazione ha subito fatto sapere che le domande di risarcimento possono essere presentate solo alle imprese cubane, lasciando fuori quindi i soci stranieri.

Il buon senso, se si può parlare di ciò, nella costante proroga da parte di tutti i presidenti americani nell’applicazione di questo gruppo di articoli sta nel fatto che non è possibile per alcun richiedente arrivare ad un risarcimento dato che la legge non può  essere resa esecutiva da nessun tribunale statunitense. La mossa di Trump, credo, non avrà nessun effetto pratico se non quello di eventualmente spaventare qualche investitore estero non tanto per il rischio di essere chiamato in giudizio ma per il clima che si sta cercando di creare intorno a Cuba. Chiaramente il governo a stelle e strisce cerca in tutti i modi di stringere la fune al collo dei cubani spaventando, credo con pochi risultati, gli investitori stranieri generando un clima ostile verso l’isola.

L’unico vantaggio che Trump può ottenere da questa sua scelta è solo quella di garantirsi il voto della comunità cubana della Florida che vede in qualunque atto ostile a Cuba un ottimo argomento per concedere il proprio sostegno elettorale.

 

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