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Dati Inps, i lavoratori italiani non sono sempre malati. Smentita la facile ironia dei media omologati

Se quattro ore vi sembran poche, la malattia non è schiavitù

12febbraio 2017 da Federico Giusti

L’obiettivo di queste polemiche potrebbe essere quello di ridurre ulteriormente lo stipendio nei giorni di malattia, con ripercussioni negative anche sul salario di secondo livello. 

Da anni abbiamo sviluppato una contro narrazione sulle condizioni di vita e di lavoro nel Pubblico Impiego, ovviamente niente di paragonabile con la fabbrica fordista o con quella moderna produttrice di Iphone ma, sicuramente un laboratorio repressivo dove sperimentare comportamenti all’insegna della omologazione.

Il lavoratore pubblico sta subendo da anni un processo di svalorizzazione del pubblico introiettando la cultura meritrocatica e non conflittuale. Vengono meno solidarietà, senso di appartenenza, attaccamento alla gratuità di un servizio al cittadino, si fa strada la cultura della privatizzazione. Ma il pubblico in questi anni, oltre a un clima da caserma, ha sperimentato anche altro, dal blocco della contrattazione, alla meritrocrazia per erogare il salario accessorio in termini diseguali e lunghe fasce di reperibilità.

  • Oggi nel privato la reperibilità in caso di malattia è di 4 ore giornaliere (dalle 10 alle 12 dalle 17 alle 19 ), nel pubblico sette ore (ma è stata anche di 8) ossia dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 , ora la reperibilità potrebbe essere di 7 ore giornaliere per tutti\e indistintamente, pubblici e privati. A proporlo è il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

I sindacati fanno finta di non concordare ma le 7 ore di reperibilità per i pubblici dovrebbero essere parte integrante del Testo Unico del Pubblico Impiego. Tuttavia la domanda a cui rispondere resta un’altra: se non hai mai contrastato le 7 ore nel pubblico, come potrai contrastarle nel privato?

In questi anni non c’è stata alcuna mobilitazione contro la estensione delle fasce di reperibilità, solo chiacchere inconcludenti. La proposta Boeri non mette quindi tutti d’accordo e, solo pochi giorni fa si parlava di un possibile accordo con i sindacati per ridurre la fascia di reperibilità nel pubblico ma le parole se le porta via il vento. Il Testo unico sulla Pubblica Amministrazione probabilmente riaffiderà all’Inps le visite fiscali per i dipendenti pubblici in malattia, dopo che la le singole amministrazioni senza fondi a disposizione hanno spesso ridotto le visite di controllo. Oggi i\le dipendenti della Pubblica amministrazione sono visitati a carico della Asl, molto probabilmente torneranno di competenza dell’Inps che ovviamente batte cassa. Ma il cosiddetto “polo unico” per i controlli, non arriverà in pochi mesi, forse ci vorranno due anni, di sicuro costerà molto meno.

Intanto dai dati Inps si capisce che i lavoratori italiani non sono sempre malati come la facile ironia della stampa omologata va scrivendo. Dati inps parano di 8,9 milioni eventi di malattia per 78,4 milioni di giornate nel settore privato e 5 milioni di eventi e 32,5 milioni di giornate nel pubblico. I lavoratori ammalatisi almeno una volta nell’anno sono stati 4,2 milioni nel privato e 1,8 nel pubblico.

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