09232017Headline:

Ex-Lucchini, Piombino. Il dibattito che si è aperto con le indiscrezioni di un presunto interesse di Jindal, richiede molta cautela

Innanzi tutto perché al momento abbiamo solo indiscrezioni di stampa e non informazioni dirette dalla fonte; poi perché la storia della fabbrica ex-Lucchini ci ha già pesantemente abituato a proposte faraoniche disastrosamente naufragate.

5settembre 2017 da Coordinamento Art.1-Camping CIG, Piombino

Non comprendiamo ancora se Jindal si propone come partner siderurgico di Cevital, (la quale resterebbe in campo con i suoi piani di agroindustriale e logistica) o se rileverebbe completamente Cevital, appropriandosi cosi di tutto il territorio della ex-Lucchini.

“Nel primo caso noi ribadiamo quanto abbiamo detto già dal dicembre dell’anno passato: Rebrab se ne deve andare.”

Il Governo nazionale deve riprendere il controllo della fabbrica, garantendo tre cose fondamentali: la continuità produttiva, la realizzazione delle infrastrutture e l’avvio immediato e massiccio degli smantellamenti e delle bonifiche. Con la fine di Cevital devono anche decadere quegli accordi sindacali che penalizzano fortemente i lavoratori e vanno ripristinate le condizioni precedenti in termini di salario e di diritti.

Le indiscrezioni sui piani di Jindal parlano anche della ripresa della produzione con il ciclo integrale migliorato (cioè con l’altoforno che marcia con il preridotto e quindi abbassa moltissimo l’inquinamento), ma le stesse indiscrezioni non chiariscono se questo comporterebbe la rimessa in funzione della vecchia acciaieria collocata a bordo del muro di Via della Resistenza o se si prevede la costruzione di una nuova acciaieria e dove.

“Noi crediamo che questo tipo di scelte non debba essere lasciato alla discrezione di una multinazionale assolutamente non interessata al destino del territorio e dei suoi abitanti. Non vogliamo che si produca una frattura tra lavoratori siderurgici che legittimamente chiedono un lavoro ed altre categorie di cittadini-lavoratori che altrettanto legittimamente chiedono di vivere in un ambiente pulito e sano, dove siano realmente possibili linee di sviluppo in altri settori. Allora, prima di accettare un qualsiasi programma, è indispensabile che tutta la città elabori una pianificazione territoriale, decidendo a quale uso destinare le varie parti del suo territorio e non svendendolo alle “esigenze” della multinazionale di turno. Le amministrazioni locali e territoriali devono farsi carico di raccogliere le istanze dei cittadini e trasformarle in atti amministrativi vincolanti.”

È indubbio che qualunque sia la soluzione per la siderurgia, non potremo più vivere di sola industria pesante, ma dovrà svilupparsi sul territorio una pluralità di attività che ne valorizzino le vocazioni e le potenzialità. Questa visione dello sviluppo ha bisogno di due cose: la partecipazione di tutte le forze del territorio e un’istituzione governativa territoriale che raccolga queste istanze, le sistematizzi, ne faccia il perno della sua attività.

Gli effetti sull’occupazione e sulla ricchezza saranno visibili solo dopo diversi anni.

Innegabili sono le responsabilità di chi per anni ha governato senza mai porsi il problema ed anzi ancora oggi prende in considerazione solo le proposte che gli vengono dal “padrone delle ferriere” di turno. Per non lasciare che il territorio muoia, è indispensabile pensare a forme di sostegno al reddito che comprendano tutti coloro che sono e saranno colpiti da questa contingenza. Se per i lavoratori della ex-Lucchini ed ex-Lucchini Servizi è stato messo in campo un ammortizzatore sociale apposito, niente è stato fatto per tutti gli altri che hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita, fino all’indigenza. Pensiamo ai lavoratori dell’indotto, ma anche a tanti lavoratori dei servizi, a tanti piccoli artigiani e commercianti. Piombino e la Val di Cornia sono stati dichiarati Area di Crisi Complessa e Sito di Interesse Nazionale; a partire da queste valutazioni devono essere garantite forme di sostegno al reddito che permettano a tutti di arrivare ad una vera uscita dalla crisi.

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  • 3 anni non si e fatto un cazzo … bene enrico …

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