“Fender Bender”(Usa 2016), Mark Pavia. Horror-slasher. Un corso accelerato di terrore

“Gli incidenti accadono, prega che non succedano” (frase di lancio del film, il primo del regista Mark Pavia, in 19 anni)

1dicembre 2016 di Enrico Bullerifilm-fender-bender-usa-2016-mark-pavia

Infilm-fender-bender una piccola città del New Mexico, Hilary, una ragazza di diciassette anni, studentessa di liceo, sta avendo una pessima giornata. Ha appena lasciato il suo ragazzo sorpreso a tradirla, e facendo peggiorare le cose, è stata tamponata ferma ad uno stop, guidando la macchina nuova della madre. Hilary scambia i dati con il conducente che l’ha tamponata e prende le foto dei danni al paraurti posteriore della macchina, è d’accordo che non vi è alcuna necessità di coinvolgere la polizia.

I suoi genitori sono però lividi a dir poco per l’accaduto, tanto che la lasceranno a casa da sola invece di portarla con loro come preventivato da tempo per un agognato viaggio-vacanza. Più tardi quella notte, nella quale si scatena anche un forte temporale, i suoi amici Rachel e Erik fanno una sorpresa e vengono a tenerle compagnia in casa, il trio è presto determinato a coronare una giornata di merda in un modo festoso. Purtroppo, il conducente del tamponamento di Hilary si rivela anche il serial killer che avevamo già avuto modo di vedere in azione all’inizio del film, e può così cominciare la caccia domestica ai tre ragazzi, nella casa da soli.

“Fender Bender” getta un po’ di luce in un sotto-genere oramai consunto quale lo slasher, ma sempre basandosi sulla semplicità, e di una generosa dose di suspense. Non vi è alcun mistero su chi è l’assassino, la questione è solo incentrata su quando entrerà in azione e come, scegliendo a quanto pare le sue vittime a caso. Lo scrittore e regista Mark Pavia (“The Night Flyer”) fa il suo ritorno cinematografico tanto atteso per quasi vent’anni, con “Fender Bender”, una vera lettera d’amore per il classico cinema horror anni ottanta. Abbiamo già visto questa tipologia ben caratterizzata di killer mascherato che avrà probabilmente ucciso innumerevoli giovani, nel corso di tre decenni? Certamente, ma Pavia è bravo nel dare una forma stilisticamente accattivante al tutto; egli è ben consapevole dei fondamentali, dello slasher, e riesce a ingenerare spesso un genuino senso di terrore. L’aggiunta è qui il ritorno allo stile dei film di questo tipo dell’età dell’oro (1974-1984) i quali raccontavano spesso variazioni sulla stessa storia, ma quasi sempre tirando diritto con quello che era il loro materiale, senza timori. Quando il sottogenere è stato rivitalizzato a metà degli anni ‘90, la tendenza popolare è stata quella di mandare tutto in vacca svoltando nel versante della commedia autoreferenziale. Pavia non ha tempo per le cazzate, il suo malvagio killer psicotico non si allontana mai dalla propria mortale missione, e i suoi obiettivi sono più interessati alla sopravvivenza che alle battute.film-fender-bender

Makenzie Vega è la protagonista nella parte di Hilary, vittima sia di un fidanzato traditore che di un nucleo familiare ridicolmente in difetto di comprensione. Per quanto posso vedere, questa protagonista è una rara ragazza veramente di buon animo, che cerca di fare la cosa giusta, e in grado di accettare anche quando le viene fatto un torto senza che abbia commesso nulla di male. Non ha alcuna colpa per il tamponamento. Ha preso tutti i dati utili dall’altro conducente e anche delle immagini dei danni e della scena, prima di ripartire. Hilary suscita molta più simpatia alla agente dell’assicurazione al telefono, di quella che ottiene da una madre che sa soltanto accusarla, spalleggiata da un padre di rara ottusità, per i danni occorsi alla macchina nuova. la reazione dei suoi genitori è sopra le righe, ed è l’unica nota stonata (evidentemente in maniera voluta, rendendo possibile l’accadere delle azioni seguenti) in una storia altrimenti solida, determinando il lasciare la figlia da sola in casa, parte fondamentale nella stessa formula classica dello slasher.

Bill Sage (“The Unbelievable Truth”) è un volto familiare ai fan dei film di Hal Hartley (“Uomini semplici”), ed è una gradita aggiunta nel ruolo del driver killer senza nome. In un certo senso, Sage impersona quasi due personaggi diversi. In quanto il personaggio a volto parzialmente scoperto, se non per le spessi lenti nere degli occhiali, del conducente, ha un comportamento di per sé inquietante ma che non lascia supporre alcunché, rispetto a quando è in modalità “kill”. Il suo approccio minimalista al ruolo è sia raccapricciante che intimidatorio, senza essere appariscente. Egli ci trasmette tanti segni ma tenendo nella scena sempre un atteggiamento tranquillo, che attira costantemente l’attenzione verso il suo personaggio.

fender-bender-filmAlcuni dei momenti preferiti del film, coinvolgono la routine del conducente quando è solo. C’è molto di rivelatorio nel suo comportamento che si manifesta come ripetitivo e rituale, e questo è un modo molto intelligente (che si rifà all’analogo personaggio John Ryder, interpretato da Rutger Hauer in “The Hitcher-La Lunga Strada della paura”[1986], Robert Harmon) di dare informazioni senza fermarsi ad una forzata e brutale esposizione.

Il cast di supporto svolge ottimamente il compito di mantenere dinamicità al racconto, in particolare Dre Davis (“Scavenger Killers”), la più appariscente nella parte della migliore amica di Hilary, Rachel. Lei risplende nelle scene in cui conforta la conforta e si rivela un’avversaria temibile, quando si confronta con il killer. Kelsey Leo Montoya (“The Guest”) non è altrettanto luminoso nel ruolo di Erik, in gran parte a causa della sua tendenza a scomparire nella scena. Il personaggio sarebbe anche divertente ed importante per la storia, ma l’attore avrebbe tratto beneficio da un background maggiormente caratterizzato, mentre l’approccio dell’interprete è l’esatto opposto di quello che ho appena elogiato in Bill Sage. Tutti i personaggi come in quasi ogni slasher sono costretti a fare alcune cose stupide, in modo che la storia proceda verso la sua conclusione prevista, ma lo script di Pavia riesce comunque a mantenerle al minimo. Un esempio di comportamento forzato è che avendo oramai il telefono un ruolo fondamentale, in ogni trama, nessuno riesce mai ad utilizzarlo per chiamare la polizia. Allo stesso modo, quando Hilary scopre che qualcuno ha manomesso il suo di telefono, rimuovendo le immagini dell’incidente e sostituendole con le foto scattate di lei sotto la doccia alcuni minuti prima, si accontenta di credere che possa essere una beffa dei suoi amici, senza peraltro confrontarsi con loro.

Quattro anni fa, la Scream Factory ha iniziato la sua grande opera per il recupero in HD e Blu-ray di moltissimi film del genere, concentrandosi sul restituire ai classici film horror degli anni ‘70 e ”80 delle edizioni di grande amore filologico, attraverso la pubblicazione di edizioni speciali e  lusso di molti titoli trascurati. La necessità di produrre anche materiale contemporaneo da pubblicare, ha portato a collaborazioni con Chiller TV e IFC Midnight Films . Ora, la Scream Factory (in associazione con la Chiller) ha intensificato ulteriormente la sua discesa nell’arena, e prodotto il suo primo titolo originale “Fender Bender”, un film che serve entrambi i modelli di riferimento nell’opera stessa della Scream Factory.

Questo slasher contemporaneo è un forte debutto per l’etichetta e, si spera, che trovi il favore di un proprio pubblico, in cerca di un po’ di freschezza in un filone che era oramai divenuto asfittico. “Fender Bender” non è un film perfetto, ma Mark Pavia guadagna un sacco di buoni risultati. Un assassino ben caratterizzato e con una sua originalità, aggredisce dei giovani ragazzi per ucciderli,  in una casa isolata durante una notte buia e tempestosa? Sì, per favore già visto. Ma “Fender Bender” è molto accattivante, ben montato, quindi da vedere assolutamente e un inaspettato ritorno per Mark Pavia, a diciannove anni dal suo cult d’esordio “The Night Flyer”, una delle migliori trasposizioni cinematografiche da Stephen King, nel suo genere. 

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