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Fermiamo la repressione di Ortega”. Un appello contro la dittatura in Nicaragua 

Noi intellettuali che appoggiammo la rivoluzione sandinista, dobbiamo energicamente condannare il massacro di giovani e contadini disarmati che protestano contro la dittatura della coppia Ortega-Murillo.

25agosto 2018 di Gerard Lutte, in memoria di Giulio Girardi. Da MicroMega

Sono stato una delle persone che ha dato sostegno al Fronte Sandinista ancor prima della vittoria della rivoluzione nel 1979, organizzando nel Centro di Cultura Proletaria della Magliana a Roma, dibattiti sul Nicaragua.

Durante gli anni ottanta ho svolto delle ricerche sul ruolo dei giovani nella rivoluzione ed ho organizzato con alcuni colleghi dell’Università “La Sapienza” di Roma, l’Associazione “Unicaragua”, con lo scopo di dare appoggio alle università del Nicaragua. Abbiamo preso diverse iniziative ed i miei studenti di psicologia hanno organizzato “Psicaragua”, in segno di solidarietà con gli studenti sandinisti.

In qualità di invitato ho partecipato ad un congresso sulla rivoluzione sandinista dei movimenti giovanili europei, presso una sede dell’Unione Europea, a Strasburgo (Francia). Era presente anche Eduardo Galeano. Ricordo che era preoccupato del fatto che la rivoluzione si potesse trasformare nella mummia di sé stessa a causa della militarizzazione del paese provocata dagli attacchi dei “contras” organizzati dal governo degli Stati Uniti. La struttura militare verticale ed autoritaria è l’antitesi di una società democratica, in cui ogni persona si esprime liberamente e partecipa alle decisioni, senza sottomettersi a capi o padroni. Dopo la sconfitta del Fronte Sandinista alle elezioni del 1990, ho accettato la proposta di Nora Habed di avviare un progetto di borse di studio che permettesse agli adulti senza risorse economiche delle classi popolari, di riprendere gli studi universitari o tecnici, abbandonati per molti anni a causa della partecipazione nella rivoluzione, alla quale avevano dedicato anni della loro vita. Così abbiamo dato sostegno in forma completamente volontaria a più di 700 donne e uomini e al loro desiderio di studio. Ho abbandonato questo progetto non appena mi sono reso conto, dopo la prima crisi del Fronte Sandinista – quando Sergio Ramírez rinunciò alla vicepresidenza del paese – che le borse di studio erano usate in modo clientelare dalla fazione di Daniel Ortega.

Per molti anni ho collaborato con il mio amico fraterno Giulio Girardi che dal 1979 si è dedicato con entusiasmo a collaborare in modo professionale alla costruzione di una società nuova in Nicaragua. Ogni anno, per tutto questo tempo, Giulio lavorava volontariamente in Nicaragua. Ha scritto numerosi libri ed articoli. Anche lui prese le distanze dalla direzione del Fronte Sandinista, e in un articolo sul giornale locale “El Nuevo Diario”, invitò Daniel Ortega a presentare le proprie dimissioni quando fu accusato di maltrattamenti dalla sua figliastra, figlia di Rosario Murillo. Ho continuato a far visita ai numerosi amici e alle tante amiche che ho in Nicaragua e così ho potuto osservare il preoccupante percorso della coppia Ortega-Murillo. Due anni fa sono stato invitato dall’Università Centroamericana del Nicaragua a tenere una conferenza sulla condizione dei giovani nell’era della mondializzazione del sistema capitalista. Ai professori e agli studenti presenti ho parlato del mio entusiasmo quando negli anni ottanta conobbi la gioventù che aveva fatto la rivoluzione e che stava cercando di costruire una società giusta ed egualitaria, ed ho ricordato loro la responsabilità che gli studenti universitari hanno verso il proprio popolo, sottolineando la triste indifferenza di tanti giovani.    

Non immaginavo che due anni dopo questi giovani sarebbero scesi in strada per esigere democrazia e giustizia e che, alcuni di loro, avrebbero perso la vita come ai tempi di Somoza. Da quando il 19 aprile scorso è scoppiata l’insurrezione pacifica di giovani e contadini contro il governo di Ortega, mi mantengo ogni giorno in contatto con amiche ed amici che vivono in Nicaragua. Sono tutti sandinisti di cuore e quasi tutti stanno appoggiando la ribellione contro Ortega-Murillo. Ho notato negli ultimi tempi la prudenza di vari amici che non esprimono la propria opinione con la libertà di prima. Quando le persone hanno paura di esprimersi liberamente via email, per telefono o sulle reti sociali perché temono la repressione, significa che qualcosa di grave sta succedendo nel paese. Tuttavia queste amiche ed amici continuano ad impegnarsi con coraggio per il futuro del loro paese.

Ho sentito molte testimonianze, ho visto molti video, ho letto documenti ed analisi, in particolare di IosuPerales su cui concordo. Esistono molte analisi interessanti, ma non è mia intenzione presentare questi studi sul modello orteghista di società. Si tratta di una variante del capitalismo autoritario, ben integrato nella mondializzazione del sistema capitalista. Basti pensare all’accordo tra Ortega e i capitalisti cinesi per il faraonico progetto di un canale tra gli oceani Pacifico ed Atlantico. Il modello orteghista non ha nulla a che vedere con il progetto di una società nuova, democratica, partecipativa, socialista, che si voleva creare. Questo progetto è fallito soprattutto a causa della guerra provocata dagli Stati Uniti nei primi anni ottanta e, secondo Henry Ruiz, anche per colpa dell’impreparazione dei guerriglieri nel governare il paese.

Il modello orteghista, che favorisce il grande capitale, accentua la differenza tra le classi sociali e provoca una povertà spaventosa. È svanita la partecipazione popolare sulle grandi decisioni ed il progetto del canale interoceanico è respinto dalla maggioranza dei contadini ai quali si stanno togliendo le terre ed il lavoro. Per controllare i più poveri, il governo promuove politiche assistenzialiste e clientelari.

Coloro che sono informati sulla storia recente del Nicaragua sanno che tra i comandanti guerriglieri che facevano parte della Direzione Nazionale dell’FSLN, solamente Bayardo Arce continua ad essere alleato di Daniel Ortega. TomásBorge e Carlos Núñez sono morti. Tutti gli altri (VíctorTirado, Luis Carrión, Jaime Wheelock, Henry Ruiz) si sono allontanati da Daniel Ortega. Anche suo fratello Humberto gli ha consigliato di dialogare con l’opposizione. Nell’intervista pubblicata sul mensile “Envío” del 19 settembre 2016, Henry Ruiz analizzava il regime dittatoriale di Daniel Ortega. Con quasi due anni di anticipo, Ruiz prevedeva ciò che sta succedendo ora. Alla domanda dell’intervistatore se in Nicaragua vi fosse una dittatura, ha risposto “Abbiamo perso molto tempo nel discutere se è o non è una dittatura. Dicevano che non lo era perché non ci sono prigionieri politici, non ci sono omicidi politici, non c’è tortura, non c’è repressione… Ora è già confermato che abbiamo tutto ciò, come succede nel menù repressivo di tutte le dittature. E anche se per il momento c’è un po’ di tutto questo, aspettate, perché se lui continua a rimanere aggrappato al governo, ci sarà molto di tutto ciò, e ce ne sarà per tutti”.

Ricordo anche che persone di prestigio per la loro preparazione professionale e integrità morale, che facevano parte del governo sandinista come il poeta Ernesto Cardenal, che fu ministro della Cultura, Carlos Tünnermann e Fernando Cardenal, ex Ministri dell’Istruzione (Fernando è anche stato responsabile della famosa Crociata Nazionale di Alfabetizzazione e della Gioventù Sandinista), così come la comandante guerrigliera Dora MaríaTéllez, che è stata Ministra della Salute, si sono separati da Daniel Ortega. Anche il celebre poeta e cantautore Carlos MejíaGodoy, che si era opposto alla dittatura di Somoza, ora canta e si oppone alla dittatura della famiglia Ortega, che trova più crudele e codarda perché massacra una popolazione indifesa.    

Prendendo in considerazione tutti gli elementi che ho brevemente ricordato, mi pare impossibile continuare a confondere sandinismo e orteghismo: l’orteghismo, secondo la metafora di Eduardo Galeano, è la mummia, il cadavere del sandinismo. Abbiamo il dovere morale di condannare la sanguinosa repressione verso l’opposizione, le uccisioni di giovani e contadini, oppositori pacifici, le torture e i sequestri di persona, le esecuzioni extragiudiziarie. Dobbiamo chiedere le dimissioni del Governo del Nicaragua e le libere elezioni democratiche. Dobbiamo esigere che i responsabili dei crimini siano condannati e dobbiamo continuare a dare appoggio all’insurrezione pacifica del popolo del Nicaragua e al popolo che chiede libertà, democrazia e rispetto dei diritti di tutti. Questa è la speranza: vedere realizzato il sogno di Sandino e di tutte e tutti coloro che hanno dato la loro vita per realizzarlo.

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