07232018Headline:

G8 di Genova, quelle notti senza democrazia. Un condannato per le violenze alla scuola Diaz, promosso al vertice dell’antimafia

Gilberto Caldarozzi, capo dello Sco (Servizio centrale operativo) condannato a tre anni e otto mesi per falso, ossia per aver coperto i torturatori e per le false prove contro i dimostranti. Ora è al vertice dell’Antimafia

Nella foto, Gilberto Caldarozzi al Tribunale di Sorveglianza di Genova

25dicembre 2017 da osservatoriorepressione

Come dire? Uno schiaffo ai pestati e torturati al G8 di Genova e – anche – a quei servitori dello Stato democratico che non hanno mai depistato o coperto picchiatori in divisa. Invece Gilberto Caldarozzi, che è per i trafici fatti del G8 di Genova è stato condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso, ossia per aver depistato le indagini creando false prove che giustificassero botte e torture degli agenti sui manifestanti, è stato nominato Vice direttore tecnico operativo della Direzione Investigativa Antimafia, ossia la struttura inter-forze che dovrebbe lottare contro la mafia. 

Una nomina decisa dal ministro dell’Interno Marco Minniti che sicuramente risulterà indigesta a gran parte dell’elettorato del Pd ma che risponde all’idea dell’uomo forte che l’ex dalemiano e ora fervente renziano ministro vuole dare al suo ruolo cercando di presentarsi come il garante degli apparati. Anche se, in questo caso, a scapito di chi ha subito le violenze di Stato. Cosa è accaduto? Scaduti i cinque anni di interdizione ai pubblici uffici, l’ex capo della Sco (sezione criminalità organizzata) è stato nominato Vice direttore tecnico operativo della Direzione Investigativa Antimafia.

La denuncia è stata fatta dal “Comitato Verità e Giustizia per Genova”:

  • lo scorso luglio, il ministro degli interni Minniti ha proceduto alla nomina, non curante del passato del dirigente. 
  • Per la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, Gilberto Caldarozzi è uno dei responsabili di quanto successo a Genova da parte delle forze di polizia, e le successive indagini.
  • Fatti che per la Corte di Cassazione gettarono “discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.

Dopo diciassette anni, quindi, il passato cade nell’oblio, in maniera selettiva:

  • per molti quei giorni sono ancora incubi, per altri “medaglie” da carriere, perchè, come conclude Marco Preve su “Repubblica”, “la “macelleria messicana” è stata archiviata dallo Stato”.
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