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Julian Assange e il tradimento di Lenin Moreno

Il Presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha revocato il diritto di asilo politico al giornalista Julian Assange che dal 2012 risiedeva presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

13aprile 2019 di Andrea Puccio

Questo gravissimo atto che viola tutte le regole del diritto internazionale perché non è stata fatta nessuna indagine ha permesso alla polizia, con il consenso del governo di Moreno, di entrare nell’ambasciata e arrestare Assange.

Il fatto è grave perché anche revocando l’asilo politi ad un cittadino che gode della protezione di quel paese la polizia non può entrare in un’ambasciata per arrestare una persona, l’ambasciata è riconosciuta territorio della nazione e la polizia non ha giurisdizione. Per procedere all’arresto occorre il consenso del personale diplomatico, evidentemente ricevuto dal governo ecuadoriano visto che Assange è stato condotto fuori dall’ambasciata e montato sul furgone della polizia con la forza spingendolo e strattonandolo. Il governo ha invece cercato di far ingoiare la pillola dicendo che sarebbe uscito volontariamente. 

Il motivo della revoca dell’asilo politico ad Assange sarebbe dovuto al fatto che il suo sito ha pubblicato documenti dello scandalo dei Panama Paper in cui Lenin Moreno risulterebbe titolare di una società off shore a Panama con la quale avrebbe ricevuto denaro per atti di corruzione. Questo fatto, a detta del Presidente ecuadoriano, avrebbe violato la sua privacy e quella dei suoi famigliari, anche loro implicati nello stesso scandalo. Assange avrebbe violato inoltre in ripetute occasioni, secondo Lenin Moreno, gli accordi che gli permettevano di restare ospite dell’ambasciata londinese. Da almeno un anno Moreno cercava un motivo per consegnare il giornalista australiano alla polizia britannica, solo una decina di giorni fa il suo avvocato aveva denunciato la possibilità della revoca dell’asilo politico.

La realtà però è un po’ diversa. Fin dalla sua elezione Lenin Moreno, a dispetto del nome che porta, ha sempre manifestato una simpatia troppo sospetta verso gli Stati Uniti, da lui definiti come i suoi finanziatori, come dichiarato dall’ex Presidente Rafael Correa in una intervista concessa a Telesur l’11 aprile. In questa intervista Correa afferma che Moreno in un colloquio riservato con il Vice Presidente degli Stati Uniti, in cambio di un aiuto finanziario al suo paese, avrebbe concesso l’impunità alla compagnia statunitense Chevron colpevole di aver inquinato parte della foresta amazzonica durante il periodo in cui stava estraendo petrolio in Ecuador, avrebbe promesso di allontanarsi ed isolare il Venezuela e di consegnare Julian Assange alle autorità britanniche che poi lo avrebbero estradato negli Stati Uniti. Il finanziamento del Fondo Monetari Internazionale e di di altri investitori è arrivato alcuni mesi fa per un importo complessivo di oltre 10 miliardi di dollari. L’allontanamento dal Venezuela è arrivato puntualmente con il riconoscimento da parte del suo governo di Juan Guaido quale presidente legittimo della nazione e dall’uscita dell’Ecuador dall’Alba. 

I tradimenti alla rivoluciòn ciudadana che aveva, negli anni della presidenza Correa, sviluppato il paese sono oramai troppi per pensare a semplici casualità e, come afferma l’ex Presidente Rafael Correa,, il nuovo Presidente Lenin Moreno non è altro che un traditore della patria per non aver rispettato nessuna delle promesse elettorali con cui ha vinto le ultime elezioni. Era evidentemente un infiltrato che ha lavorato negli anni con un profilo basso e poi, dopo aver vinto le elezioni, ha gettato la maschera rivelando il suo vero volto.

Adesso Julian Assange, colpevole di aver stappato il vaso di Pandora statunitense, rischia la pena di morte per spionaggio. Rischia di essere ucciso dalla democrazia più evoluta al mondo per aver denunciato gli abusi sempre sospettati che questo paese compie in giro per il mondo in nome dell’esportazione della democrazia in tutti quei paesi che non si assoggettano alle politiche predatorie degli Stati Uniti. Lenin Moreno ha definito Julian Assange come “un miserabile hacker” e che finalmente “mi sono tolto un sassolino dalla scarpa”. Tanto per rincarare la dose e inginocchiarsi, come se ce ne fosse bisogno, ancora di più di fronte all’amministrazione americano il suo governo ha affermato che il Venezuela darebbe ospitalità a due hacker russi.

La concessione dell’asilo politico non è un contratto fra due parti in cui una pone le condizioni e l’altra è libera di accettarle. L’asilo politico viene concesso ad una persona quando ci sono dei reali pericoli per la sua incolumità. Può essere revocato quando queste condizioni non sono più presenti, nel nostro caso per la revoca gli Stati Uniti avrebbero dovuto ritirare la richiesta di estradizione, cosa che invece non hanno fatto. Appena saputa la notizia hanno reiterato la richiesta. Il pericolo per Assange, che ha permesso all’Ecuador, di concedere l’asilo era e resta la possibilità di essere estradato in un paese dove c’è la pena di morte. Per gli Stati Uniti è una grande vittoria politica in quanto sono riusciti a dimostrare al mondo che chiunque si mette contro di loro, chiunque si azzardi a ostacolare l’impero non ha scampo, prima o poi cadrà nelle loro mani. Un messaggio a tutti quei giornalisti che non si genoflettano ai voleri del potere.

Per concludere, immaginiamo solo per un momento, se Julian Assange avesse pubblicato i segreti di Russia e Cina invece di pubblicare quelli degli Stati Uniti cosa sarebbe successo. Assange sarebbe diventato l’eroe nazionale statunitense.

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