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La colpa di Lula? Aver reso possibile un altro mondo

8aprile 2018 di Andrea Vento, Gruppo Insegnanti Geografia Autorganizzati

L’ex presidente del Brasile Lula, in carica per due mandati dal 2003 al 2011, da giorni rinchiuso volontariamente nella sede del sindacato dei metalmeccanici Abc in un sobborgo di San Paolo in opposizione all’ingiusta condanna  a dodici anni di carcere per presunta corruzione, sabato 7 aprile alle 18.40 locali (circa la mezzanotte italiana) ha deciso di cedere e piegarsi al mandato d’arresto emesso giovedì dal giudice Sergio Moro. Il termine massimo perché si costituisse, fissato dal magistrato simbolo delle inchieste anticorruzione, era scaduto venerdì pomeriggio ma il leader politico era rimasto rinchiuso nella sede sindacale, circondato da migliaia di simpatizzanti. Una situazione esplosiva, che rendeva di fatto impossibile alla polizia federale arrestarlo con un’azione di forza, senza correre l’altissimo rischio di scontri.

Nel giorno in cui anche l’ultima richiesta di sospendere l’arresto è stata respinta dal Tribunale federale supremo, a sbloccare apparentemente l’impasse è stato un accordo tra gli avvocati e la polizia. La resa è arrivata dopo una giornata convulsa, a tratti drammatica, quando l’ex presidente brasiliano ha scelto di non infiammare ulteriormente gli animi e ha lasciato la sede sindacale attorniata da migliaia di sostenitori. 
In precedenza Lula aveva arringato la folla dei suoi sostenitori annunciando che si sarebbe consegnato continuando però a gridare la sua innocenza.
Viene in tal modo estromesso dalle elezioni presidenziali previste per il prossimo autunno il candidato del Fronte Brasile Popolare, allealza che raccoglie un’ampia gamma di movimenti e di partiti di sinistra, il candidato che fino fino a questo momento risultava nettamente in testa ai sondaggi, completando la strategia del Golpe istituzionale messo in campo dalle destre con la complicità del potere giudiziario e l’appoggio dei poteri forti internazionali che nell’estate del 2016 aveva portato alla destituzione tramite voto parlamentare della presidente Dilma Riusseff, delfina di Lula, privando così di fatto l’elettorato popolare di un proprio candidato credibile e della possibilità di scalzare il corrotto presidente Temer, subentrato a Dilma con un ribaltone parlamentare (vedi http://www.pisorno.it/brasile-dilma-ha-perso-destituita/)

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